Annie Ernaux – I miei anni Super 8

Annie Ernaux – I miei anni Super 8

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Annie Ernaux, che un paio di mesi fa ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, ha esordito quest’anno alla regia insieme al figlio David Ernaux-Briot con Annie Ernaux – I miei anni Super 8, che cerca di ricostruire un decennio di vita famigliare e collettiva attraverso le immagini amatoriali girate all’epoca. La voce narrante della scrittrice però domina eccessivamente il tutto, in modo letterario, e al di là del valore strettamente storico le riprese non diventano mai reale oggetto di studio, di speculazione, di ricerca intima della memoria. Già presentato alla Quinzaine des réalisateurs a Cannes, e ora in sala.

Diario di una letterata di campagna

Le riprese in Super8 sono silenziose: passano sul muro, o su un lenzuolo bianco, e a commentarle c’è solo il crepitio del proiettore. Annie Ernaux, premio Nobel per la Letteratura 2022, dà voce a quei silenzi sovrapponendo le proprie parole a una raccolta di filmini familiari girati da lei e suo marito tra il 1972 e il 1981. Davanti e dietro la macchina da presa, la scrittrice racconta una storia intima che, come nei suoi libri, si intreccia con la Storia collettiva. [sinossi]

Nell’assegnare ad Annie Ernaux il Premio Nobel per la Letteratura (centodiciottesima persona a riceverlo) lo scorso ottobre la commissione ha giustificato la scelta con le seguenti parole: «Per il coraggio e l’acutezza clinica con cui svela le radici, gli allontanamenti e i vincoli collettivi della memoria personale». Una analisi della poetica e dell’indole di Ernaux che è in tutto e per tutto riscontrabile anche in Annie Ernaux – I miei anni Super 8, che I Wonder porta in sala in Italia dopo la presentazione in anteprima mondiale lo scorso maggio alla Quinzaine des réalisateurs, sezione parallela e autonoma all’interno del Festival di Cannes. È interessante notare come il cinema abbia in qualche modo accompagnato l’ottantaduenne scrittrice francese verso il più importante dei riconoscimenti: l’anno scorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia vinse il Leone d’Oro La scelta di Anne – L’Événement, il film che Audrey Diwan ha tratto da L’evento, romanzo di Ernaux dato alle stampe nel 2000, e quest’anno la Croisette ha accolto addirittura la prima sortita registica dell’autrice, che condivide la lavorazione di questo Les Années Super 8 con uno dei suoi due figli, David Ernaux-Briot. I vincoli collettivi della memoria personale si fanno largo non solo sulla pagina scritta, ma anche sul grande schermo – altra tela bianca su cui vergare di proprio pugno, ma è un grave errore pensare di sovrapporli, come si vedrà – perché il film, che si attesta come durata subito sopra l’ora, assembla una parte dei filmati girati in famiglia su pellicola Super 8 dagli Ernaux mentre la voce narrante della scrittrice accompagna lo spettatore, tenendolo per mano durante il viaggio attraverso anni e luoghi. Già, perché gli Ernaux viaggiano molto, e vanno dal Cile ancora presieduto da Salvador Allende alla Germania ancora divisa in due, dal Marocco all’Unione Sovietica, fino all’Albania di Enver Hoxha. Questi viaggi, compiuti per piacere da Annie e dalla sua famiglia, diventano nel testo gli appigli per rendere universale il discorso, per trasformare “i miei anni Super 8” negli anni di tutti, di chiunque li abbia vissuti.

“Alla fine dell’inverno del 1972 comprammo una cinepresa Super 8 Bell & Howell e tutta la strumentazione per proiettare le pellicole. Io e mio marito Philippe Ernaux eravamo poco più che trentenni. Avevamo due figli di sette e tre anni, Eric e David. Vivevamo ad Annecy da sette anni”. È molto chiara Annie Ernaux nel sovrapporre la sua voce alle immagini: così chiara che di quando in quando si corre il serio rischio che la scrittura del testo si trasformi in mera didascalia. Eppure allo stesso tempo si avverte il peso di quella voce, una voce così profondamente scritta da rubare spazio alle immagini fino ad apparire ridondante, fin troppo dominante in uno schema che dovrebbe essere in realtà paritario, se non addirittura pendere in direzione delle immagini. È l’immagine, e non la parola, a dare un senso al concetto di “tempo”. Invece l’impressione forte che si ha guardando Annie Ernaux – I miei anni Super 8 è che i filmati siano lì in modo quasi casuale, perché i nipotini di Annie avevano voglia di vedere il loro padre da bambino, e magari vedere per la prima volta il nonno (Philippe, che qui compare pochissimo perché autore di quasi tutte le riprese, morì per un cancro ai polmoni), e non per il tentativo di utilizzare l’archivio come elemento di discussione, e di analisi. L’immagine diventa oggettiva perché narrata, le viene attribuito un peso storico/emotivo che è uno e uno soltanto, deciso in maniera aprioristica dall’autrice stessa. L’happening teatrale generato dalla cinepresa cui fa riferimento Ernaux nei primi minuti del film in realtà resta un principio che non trova una sua corrispondenza nella realtà dei fatti. L’accosstamento delle immagini è semplice, non produce senso, né sta a rappresentare alcuna presa di posizione filosofica o estetica. Così anche i viaggi all’estero diventano solo l’occasione per lanciarsi in qualche ricordo di come si viveva la politica negli anni Settanta, e quale valore si attribuiva all’epoca alle cose, nulla di più (in questo senso tutta la parte ambientata in Cile è a dir poco paradigmatica, concludendosi con “un anno e mezzo dopo tutto questo non c’era già più”, in riferimento al golpe ordito da Pinochet). Ma ciò che più di tutto dispiace è vedere come in un film che fin dal titolo dona un ruolo alla pellicola, e al cinema, a mancare completamente sia qualsiasi riflessione sul mezzo utilizzato, e sul suo valore – che era ad esempio in parte alla base di Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi, tanto per rimanere nel campo dei lavori basati su un found footage familiare –, che resta solo l’elemento che permette alla voce narrante di inerpicarsi nei suoi percorsi. In fin dei conti forse Annie Ernaux – I miei anni Super 8 è solo il film di una scrittrice che continua a vedere nell’inchiostro l’arma per raccontare, ma ha ritrovato nel baule in soffitta le memorie del passato, e su spinta di uno dei due figli ha deciso di assemblarle.

Info
Il trailer di Annie Ernaux – I miei anni Super 8.

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