Walk Up

Walk Up

di

Secondo film dell’anno per Hong Sangsoo, presentato al Red Sea International Film Festival, Walk Up è l’ulteriore avvitamento dell’autore su sé stesso, sulla sua vita e sul suo cinema, sulla vita e sull’arte, laddove le bevute, lo stato di ubriachezza giocano un ruolo di primo piano. Il cinema è proprio questo, ci vuole dire l’autore sudcoreano: una sospensione di uno stato onirico o di sbornia.

Soju e vino, stasera beviam

Il regista Byungsoo fa visita, con la figlia Jeongsu, a una vecchia conoscenza, Ms. Kim, che vive su un piano del suo edificio e affitta gli altri piani. Lo scopo è quello di far conoscere Jeongsu, che sta intraprendendo una carriera come interior designer, all’amica che è nel settore. Nella chiacchierata Ms. Kim arriva a proporre a Byungsoo di affittare uno dei suoi locali. Negli altri episodi il regista si trasferisce prima con la gestrice del ristorante al secondo piano, Sunhee, una pittrice mancata, poi con un’altra donna all’ultimo piano. [sinossi]

Avevamo lasciato Hong Sangsoo alla Berlinale con il suo The Novelist’s Film, premiato con l’Orso d’Argento. Non puoi voltare le spalle che il prolifico cineasta sudcoreano salta fuori con una nuova opera, seguendo ormai la sua consuetudine di due film all’anno. Il secondo del 2022 è Walk Up (il titolo originale è Tab), presentato al Red Sea International Film Festival, nella sezione Festival Favorites, dopo l’anteprima a Toronto e i passaggi ad altre manifestazioni. Il film si segnala peraltro per una curiosa immagine di un LP del musicista italiano Fausto Papetti, che campeggia nell’attico del protagonista. Dopo Gianni Morandi in Parasite un altro musicista italiano va a finire in un film sudcoreano. Con quest’ultima opera Hong Sangsoo porta avanti alcuni temi già toccati nel precedente film berlinese, in particolare il concetto spaziale, il sopra e il sotto, l’atto di salire o scendere tra i vari piani di un edificio, di andare avanti e indietro nel tempo, di cogliere conversazioni e pezzi di vita reali o forse sognati.

Ancora una volta Hong Sangsoo si manifesta nel film nella figura dell’attore Hae-hyo Kwon il cui personaggio, Byungsoo, è un regista. Il profilo del personaggio combacia proprio con quello del cineasta reale. Viene detto essere molto più famoso all’estero, dove ha ricevuto numerosi premi, di quanto non lo sia in patria. In quel momento Byungsoo è preoccupato per il suo nuovo progetto che è abbastanza costoso perché precede parti girate in paesi stranieri come del resto succede spesso nei film di Hong Sangsoo, che hanno ambientazioni in Francia o in Germania. Sembra a un certo punto che il regista possa perdere il finanziamento produttivo, ma poi gli viene confermato per un’opera cui lui tuttavia non crede, tratta da un romanzo bestseller cinese. Non c’è in effetti niente di più estraneo al cinema di Hong Sangsoo dell’adattamento letterario. Lui preferisce adattare direttamente la vita. Folgorante è poi il dialogo con una dei personaggi che abitano in quel palazzo, in affitto. È la stessa proprietaria dell’edificio, Ms. Kim, amica di lunga data di Byungsoo, a presentarli. La donna si dice un’ammiratrice del regista e afferma di conoscere tutti i suoi film. Ma quando l’amica le chiede quale sia il suo film preferito, lei tergiversa. In realtà il cinema di Hong Sangsoo rappresenta una macrostruttura di cui ogni film costituisce un tassello, una variante della vita così come varianti sono contenute all’interno di ciascuna opera. È poi illuminante quello che dice la signora a proposito del suo modo di fruire i film del regista di cui si trova al cospetto. Li vede alternando momenti di visione a bevute alcoliche. Il cinema di Hong Sangsoo è in effetti ad altissimo tasso etilico. Anche in Walk Up tutto si snoda nelle tavolate conviviali tra i personaggi che spesso finiscono ubriachi. Lo stato di ebrezza si accompagna a quello onirico, alla condizione che rende sempre più labili i confini tra realtà e immaginazione. Nel film si beve sempre vino, tranne che nel segmento finale sulla terrazza, dove i protagonisti accompagnano la cena con soju, la classica bevanda coreana, in quel caso preferita al vino. La fine del primo episodio, o meglio l’interruzione dello stesso, si gioca ancora sul vino, quando Jeongsu, la figlia di Byungsoo, rimasta sola con Ms. Kim a tavola, va a prendere altre bottiglie di vino al convenience store, visto che si erano scolate tutte quelle che avevano in casa. Lo stesso edificio, in cui si dipanano le storie del film, è costellato di bottiglie vuote per decorazione, nei gradini di quelle scale che connettono i vari piani, mentre nello studio artistico parte dell’arredamento alternativo è rappresentato proprio da bottiglie adornate con la cera. Hong Sangsoo riprende, moltiplicandole, quelle celebri composizioni dell’immagine di Ozu, con le bottiglie di sake ai lati dell’inquadratura.

Walk Up è costituito da quattro episodi, che si svolgono nei tre piani della casa in varie stanze o sul terrazzo. I protagonisti sono artisti, e l’arte, con i suoi problemi di finanziamento e di ispirazione, è al centro delle loro disquisizioni. Byongsoo è regista, sua figlia Jeongsu e Ms. Kim sono interior designer. Cìè poi la ristoratrice, ex-pittrice, mentre Jules, il ragazzo, porta un nome che i suoi genitori hanno mutuato da un grande scrittore. Si scendono e si salgono le scale, si va avanti e indietro nel tempo. La scala è un concetto spaziale che gioca il ruolo di crocevia narrativo e temporale. L’edificio è un contenitore di storie, di storie possibili e immaginabili. E i piani rappresentano le possibilità della vita che solo il cinema può mettere in parallelo, a confronto. Solo il cinema può usare le scale e decidere quale piano narrativo percorrere. Quel palazzo è proteiforme, può ospitare varie funzioni, il ristorante, il working space, oltre alla semplice abitazione. Quando Ms. Kim porta Byongsoo e Jeongsu a vederlo, siamo come nella condizione del potenziale inquilino cui il locatore mostra la casa. In quel momento vengono illustrati allo spettatore i set del film. Eppure Hong Sangsoo lascia molto in fuori campo, per esempio il ristorante. Di quelle stanze delle vita, non tutte sono al momento accessibili. Magari in un prossimo film. La casa sembra essere a volte accessibile, altre volte a compartimenti stagni. Ms. Kim è ossessionata dalla chiusura delle porte, governata da fastidiosi segnali sonori, come dei fischi, delle serrature. A volte però non chiude a chiave le porte.

Il primo episodio termina, o si interrompe, quando Jeongsu, rimasta sola con Ms. Kim perché Byongsoo era uscito per una chiamata di lavoro del produttore, esce a prendere nuove bottiglie di vino. La locataria aveva proposto al vecchio amico un affitto, e di lui si sa essere un gran donnaiolo. Negli episodi seguenti l’uomo convive con la gestrice del ristorante, una pittrice mancata, in piani diversi. Viste le premesse potrebbero essere degli sviluppi narrativi. La figlia non si vede più, ma viene a volte citata. Hong Sangsoo gioca ancora sul far combaciare o sfasare le linee narrative degli episodi di un film. La vita è come prendere delle carte da un mazzo: alcune possono tornare altre possono essere diverse. Ci sono cose che tornano, come la scena in cui Ms. Kim dice di avere aperto una lettera indirizzata a Byongsoo. E cose che cambiano: Byongsoo prima fa capire di essere ateo, o agnostico, poi dice di pregare per la riuscita del suo progetto. E poi gli alcolici, il vino e il soju. Le variazioni possono essere anche minimali, come nel film Right Now, Wrong Then, dove protagonisti sono sempre un regista e una pittrice. C’è un momento in cui il protagonista è a letto e sente, o sogna, dei dialoghi, e qui si suggerisce il momento onirico, come spesso nei film del regista sudcoreano, vedi On the Beach at Night Alone. Nel finale torna Jeongsu con le bottiglie di vino acquistate: si chiude il primo episodio e si chiude il film, si torna a un punto iniziale dopo che sono state percorse varie tra le infinite strade possibili della vita.

Info
Walk Up, il trailer.

  • walk-up-2022-hong-sangsoo-02.jpg
  • walk-up-2022-hong-sangsoo-01.jpg

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Red Sea 2022 PresentazioneRed Sea 2022 – Presentazione

    La seconda edizione del Red Sea International Film Festival è iniziata a Gedda dall'1 al 10 dicembre. Tante sezioni per promuovere il cinema nazionale e quello arabo insieme a opere da tutto il mondo. Numerosi gli ospiti di riguardo, come Jackie Chan, Guy Ritchie, Sharon Stone, Spike Lee.
  • Berlinale 2022

    the novelist's film recensioneThe Novelist’s Film

    di The Novelist’s Film è il nuovo film di Hong Sangsoo alla Berlinale, un nuovo gioco di intrecci, di incontri casuali, tra passeggiate, mangiate e bevute, che si snodano in cinque quadri. Il regista sudcoreano propone una nuova metariflessione sul suo cinema, stavolta al crocevia con la letteratura.
  • Berlinale 2021

    introduction recensioneIntroduction

    di In concorso alla Berlinale Hong Sangsoo presenta Introduction, film in tre episodi dove i suoi classici temi, il rapporto tra i sessi, tra cinema e vita, sono declinati in chiave giovanile, nella figura di un ragazzo alle prese con le esperienze d'amore e con la voglia di fare cinema come attore.
  • Berlinale 2020

    The Woman Who Ran (2020) di Hong Sangsoo - Recensione | Quinlan.itThe Woman Who Ran

    di Presentato in concorso alla 70 Berlinale, The Woman Who Ran è l'ultima opera di Hong Sangsoo, interprete di un cinema sempre più rarefatto e minimalista, un cinema femminile dove il punto di vista maschile del regista fa più di un passo indietro e la donna si è lascia l'uomo alle spalle.
  • Locarno 2018

    Hotel by the River RecensioneHotel by the River

    di Secondo film dell'anno di Hong Sangsoo, Hotel by the River, in concorso a Locarno dopo Grass al Forum della Berlinale. Contemplando un fiume d'inverno, in bianco e nero, il regista sudcoreano supera le sue abituali schermaglie tra i sessi per approdare alla poesia, alla natura, alla vita e alla morte.
  • Berlinale 2018

    Grass RecensioneGrass

    di L'ormai annuale appuntamento festivaliero con Hong Sangsoo avviene quest'anno alla Berlinale, al Forum, dove presenta Grass, ennesimo film sui rapporti uomo-donna che si snoda tra bevute nei tavolini di un bar, tra personaggi del mondo del cinema. Ma ora fa capolino anche la morte...
  • Cannes 2017

    The Day After

    di The Day After porta Hong Sangsoo in concorso alla settantesima edizione del Festival di Cannes, dopo aver presentato fuori dalla competizione il sublime La caméra de Claire. Tornato in Corea il regista torna anche alle sue abitudini, riproponendo schemi già strutturati in precedenza senza per questo cedere alla noia della ripetitività.
  • Cannes 2017

    La caméra de Claire

    di Dopo In Another Country, Isabelle Huppert torna a recitare per Hong Sangsoo: La caméra de Claire è una riflessione sulla chiarezza dell'immagine e del discorso meta-cinematografico del cineasta coreano.
  • Berlinale 2017

    On the Beach at Night Alone

    di Nel nuovo film di Hong Sangsoo, On the Beach at Night Alone, il doppio vita-arte è quantomai esplicito visto che ripercorre le vicende sentimentali dell'attrice Kim Minhee, premiata come miglior interprete, con il regista stesso.
  • Rotterdam 2017

    Yourself and Yours

    di Presentato al Festival di Rotterdam, Yourself and Yours di Hong Sangsoo che passa per omaggi a Buñuel e all’alcol per raccontare ancora di schermaglie tra i sessi, friabili rapporti di coppia tra sospetti e maldicenze, rotture e nuovi incontri.
  • Locarno 2015

    intervista-a-hong-sangsooIntervista a Hong Sangsoo

    "L’intenzione per me è sempre qualcosa di non interessante. Se dovessi lavorare seguendo le intenzioni non lavorerei, è noioso. Ho bisogno che qualcosa di nuovo e inaspettato mi succeda ogni giorno, per sentirmi vivo e per voler lavorare." Hong Sangsoo, vincitore del Festival di Locarno con Right Now, Wrong Then, ci spiega i segreti della sua prassi registica.
  • Locarno 2015

    Right Now, Wrong Then

    di Pardo d'Oro a Locarno, Right Now, Wrong Then è il nuovo film di Hong Sangsoo, abituato a sfornare opere almeno due volte l’anno. Ancora un protagonista che viene dal mondo del cinema, ancora tanti cliché cui l’autore sudcoreano ci ha abituato… E stavolta il minimalismo e la leggerezza di Hong sfiorano il sublime.
  • Venezia 2014

    Hill of Freedom

    di Presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 71 il nuovo lavoro del sudcoreano Hong Sangsoo, un film di poco più di un’ora in cui il regista si riconferma massimo alfiere di un cinema leggero e delicato, in grado di restituire il tempo della vita con rinnovata grazia.
  • DVD

    In Another Country

    di In un dvd targato CGHV e Tucker Film il delizioso e inevitabile incontro tra Isabelle Huppert e il sudcoreano Hong Sangsoo, rohmeriano per scelta e per talento.
  • AltreVisioni

    Nobody’s Daughter Haewon

    di Haewon, una giovane studentessa, si sente abbandonata: la madre sta per emigrare in Canada e la storia clandestina col suo professore è destinata a finire... Presentato al Festival di Berlino 2013.
  • Archivio

    In Another Country

    di Tre donne, tutte chiamate Anne, visitano una dopo l'altra una piccola stazione balneare di Mohang e dormono nello stesso piccolo hotel sulla costa. Incontreranno, tra l'altro, sempre le stesse persone, tra le quali un bagnino che continua a camminare avanti e indietro...
  • AltreVisioni

    The-Day-He-ArrivesThe Day He Arrives

    di Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con l’opera di Hong, ritroverà le coordinate necessarie per entrarvi in relazione già nei primi cinque minuti di The Day He Arrives: Sang-joon fa ritorno a Seoul e cammina per strada, dove incrocia un’aspirante attrice che ha lavorato con lui anni prima...
  • Venezia 2010

    Oki’s Movie

    di A pochi mesi da Ha ha ha, presentato al Festival di Cannes, il cineasta sudcoreano Hong Sangsoo arriva a Venezia con un altro mirabile film, Oki's Movie, che è allo stesso tempo un perfetto saggio meta-cinematografico.
  • AltreVisioni

    Night and Day

    di Hong Sangsoo compie finalmente il passaggio definitivo e arriva ad ambientare un suo film a Parigi, nel cuore di quella Francia alla quale ha sempre di fatto guardato come a una patria artistica ideale...