Perfetta illusione

Perfetta illusione

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Perfetta illusione segna il ritorno alla regia cinematografica per Pappi Corsicato a dieci anni di distanza da Il volto di un’altra, e lo fa con una storia che racchiude al proprio interno l’intero corpus autoriale del cineasta napoletano. Corsicato osserva il mélo da una prospettiva inusuale, ragiona una volta di più sul desiderio e si dimostra ancora regista libero, fuori dagli schemi del contemporaneo, in un racconto che mette in scena il dualismo sempiterno tra realtà e illusione.

Sassi come molliche

Toni conduce con la moglie Paola una vita normale ma piena di entusiasmo e di passione. L’incontro casuale con la giovane e facoltosa Chiara riaccenderà in lui la voglia di riscattarsi e di realizzare il suo sogno segreto: diventare un artista. Le strade dei tre si intrecceranno in un pericoloso triangolo amoroso che cambierà per sempre il corso delle loro vite. [sinossi]

Un passerotto si posa a terra, in un giardino pubblico di Milano, e inizia a beccare un sassolino. La forma del brecciame lo induce infatti a pensare che si tratti di un pezzettino di pane, e quindi di qualcosa che può aiutarlo nella sussistenza, nutrendolo. Il passerotto è un ingenuo, e lo si può guardare con occhio intenerito, ma la sua perfetta illusione è forse così distante da quella in cui incorrono gli esseri umani? Parte da questa similitudine, su cui ciclicamente il film andrà poi a chiudersi, il ritorno alla regia cinematografica di Pappi Corsicato che si faceva attendere da ben dieci anni: era infatti il 2012 quando alla Festa del Cinema di Roma, la prima nel triennio che segnò il breve interregno di Marco Müller, venne presentato in concorso Il volto di un’altra, sogghignante critica alla vacuità del mondo dello spettacolo che venne dai più considerata frusta ma condensava al proprio interno una corrosività del tutto estranea alla prassi produttiva italiana, mescolando almodóvarismi a una reinterpretazione della filosofia fotografica di Steven Meisel. Non ha mai avuto dopotutto molto a che spartire Corsicato con il resto del panorama cinematografico italiano, fin dall’esordio tripartito di Libera e addirittura prima, quando uno dei tre segmenti che avrebbero poi composto l’opera prima venne presentato, in qualità di cortometraggio, alla prima edizione di “Arcipelago”, il festival romano dedicato ai film fuori formato. Il cinema del regista partenopeo è in qualche modo la rappresentazione di una chimera, come titolava in modo lungimirante il suo terzo lungometraggio, che rappresentava la fine di una coppia come ultimo atto di una messa in scena, gioco di ruolo dal quale non si può provare a sfuggire. Torna a una riflessione in fin dei conti non troppo dissimile anche Perfetta illusione, che ha raggiunto le sale italiane senza destare troppo interesse nella critica, quasi che Corsicato fosse una reminiscenza del passato, qualcosa o qualcuno che ha esaurito ciò che poteva “esser detto”.

Non c’è dubbio che il sesto lungometraggio portato a termine da Corsicato nel corso di un trentennio sappia prendere in contropiede lo spettatore più smaliziato: la tessitura visiva, per quanto elegante, risulta infatti completamente raggelata, volutamente piana, evitando per la maggior parte del tempo – si escludono alcune inquadrature, come quella che vede Toni e Chiara a letto insieme – quelle divagazioni oniriche che sembravano il minimo comun denominatore della poetica espressiva del regista. La Milano di Perfetta illusione è gelida, apparentemente sviluppata in orizzontale – su quel piano dove il proletario Toni e l’alta borghesia da cui discende Chiara possono fingersi “uguali” – ma in realtà abituata al verticale, con quei grattacieli che di quando in quando appaiono nella scenografia naturale rimandando una volta di più proprio al più celebrato dei tre segmenti di Libera. Anche il tono narrativo scelto da Corsicato è meno irruente, meno caleidoscopico, seguendo una progressione logica che rifugge in ogni momento il surreale. In questo modo il film riesce a rendere con forza il suo discorso sulle classi sociali, e sull’illusione che l’arte, oggetto del meraviglioso che è in realtà parte integrante dell’ingranaggio del Capitale, possa sfuggire a tale standardizzazione. Corsicato cita Cattelan, tira in ballo in prima persona Francesco Bonami, mostra il volto più velleitario e subdolo dell’arte contemporanea, ma allo stesso tempo racconta nella sua follia la ricerca del successo da parte di chi non può avervi accesso ma lo brama a tal punto da mettere a rischio la sicurezza di vita sua, e dei suoi affetti più cari. Corsicato torna una volta di più alla necessità di giocare un ruolo nella propria vita, e alla messa in discussione dei limiti tra realtà e illusione, e lo fa scegliendo il registro nero, tra mélo, infedeltà coniugali e una doppia vita da portare avanti per potersi riconoscere come veri.

Con giustezza espressiva Corsicato non sovrappone mai in modo eccessivo le due vite che conduce Toni, quella con la moglie Paola (che crede che lui sia ancora al soldo di una palestra dove si occupava di piscina e spa, senza sapere che è stato licenziato per essersi messo in tasca le mutandine di una cliente) e con l’amante Chiara (la proprietaria delle predette mutande, che dopo aver causato il suo licenziamento sentendosi in colpa l’ha fatto assumere nella galleria d’arte gestita da un amico), e quindi evita la prevedibilità del triangolo amoroso. Ma anche questo sdoppiamento deve arrivare a fare i conti col vero, e con una società piramidale il cui vertice ha come unico scopo la difesa dei propri interessi privati. Così facendo, ed elaborando il testo visivo più sulle geometrie che su un cast a tratti anche mono espressivo, Corsicato cerca di ritornare a un cinema d’antan, distante dalle lusinghe del contemporaneo, dai suoi ritmi, dalla sua frenetica che sembra sempre più priva di un reale costrutto. Anche il cinema, suggerisce Corsicato, non fa altro che costruire un’illusione, la chimera di un’evasione dal mondo che è impossibile nella realtà: un sogno di libertà che finisce tra le gabbie – vere e metaforiche – della società.

Info
Il trailer di Perfetta illusione.

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