Intervista a July Jung

Intervista a July Jung

July Jung, regista e sceneggiatrice sudcoreana, si è fatta conoscere con il suo primo lungometraggio, A Girl at My Door, presentato a Un Certain Regard a Cannes 2014, e vincitore di numerosi premi, per esempio allo Stockholm Film Festival, al Florence Korea Film Fest e al Women in Film Korea Festival 2014. Film molto delicato che affronta tematiche quali l’omosessualità femminile, gli abusi sui minori. Il suo secondo film, Next Sohee, è stato presentato come film di chiusura alla Semaine de la Critique di Cannes 2022, dove ha ricevuto un’ovazione, e poi a vari festival come BFI, Busan, Fantasia, Thessaloniki e Tokyo FILMeX dove ha vinto il premio speciale della giuria. July Jung ritrova la protagonista del primo film, Bae Doona, grande interprete nel cinema sudcoreano come in quello giapponese, per raccontare una storia di sfruttamento dei giovani nei call center.
Abbiamo incontrato July Jung al Red Sea International Film Festival dove è stato presentato in concorso Next Sohee. Presenti all’intervista anche l’attrice Kim Si-Eun e il produttore Kim Dong-ha.

Next Sohee, che racconta del suicidio di una ragazza perché sfruttata in un call center, è tratto da una storia vera. Puoi raccontarmi di questo episodio e del perché hai deciso di farne un film?

July Jung: Per prima cosa l’incidente vero, il suicidio, è avvenuto nel 2016, ma non se ne seppe molto perché in quell’anno ci fu il grosso scandalo che coinvolse la presidente, e tutti erano concentrati su quello. Il produttore mi chiese di realizzare un film da quella storia, ma io, prima dall’ora, non ne sapevo nulla. Molti giornalisti, coraggiosi, se n’erano occupati. La principale fonte di informazione è stata un programma coreano molto famoso che si chiama “I Want to Know That Thing”. Una volta che mi sono documentata su quella storia, volevo sapere qualcosa di più sui giovani lavoratori impiegati nel call center. Volevo capire perché lavorassero in quelle condizioni. E perché quel problema sia nascosto dal sistema. Ci sono stati peraltro altri incidenti simili. Quell’episodio è stato presto dimenticato, ma ho pensato che, raccontato in un film, potesse avere una sua propria forza e lasciare un grande effetto sulla gente. La storia si sarebbe così ricordata.

Kim Dong-ha: Ho fatto il giornalista, e ho scelto questa storia da portare dai media al cinema.

La narrazione di Next Sohee prevede un ribaltamento: la protagonista della prima parte scompare per fare posto a un’altra protagonista. Questo in qualche modo ribalta una regola narrativa classica sull’unicità del protagonista. Perché questa scelta?

July Jung: Amo molto i film dove si passa da un protagonista a un altro, come L’avventura di Michelangelo Antonioni dove a un certo punto la donna scompare. Volevo provare questo tipo di storia. La protagonista della prima ora di film non c’è più, e la seconda ora è molto importante per il pubblico per analizzare ed elaborare quell’assenza. Dopo la scomparsa della protagonista nel lago, entra in scena la seconda protagonista per iniziare a cercare le motivazioni di quella morte, cosa è mancato. E alla fine cerca di trovare una sentenza.

[a Kim Si-Eun] Come hai costruito il tuo personaggio? Hai studiato le condizioni lavorative dei call center? E, anche se non interagisci con l’altra attrice, Bae Doona, hai avuto modo di confrontarti con lei sui vostri rispettivi personaggi, che presentano diverse similarità?

Kim Si-Eun: Non ho nessuna esperienza di lavoro in un call center. All’inizio mi sono concentrata leggendo varie volte la sceneggiatura. Quindi ho guardato molti filmati su YouTube per imparare di più sul mondo dei call center. Non ho lavorato insieme a Bae Doona, ma ho avuto supporto da lei, e voglio ringraziarla. E dopo aver visto il film finito, mi sono sentita molto vicina al mio personaggio, Sohee, e ho realizzato come nella vita reale ci siano tante persone come Yoo-jin, l’altra protagonista.

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