M3gan

Non punta di certo sulla raffinatezza in fase di scrittura o sull’originalità M3gan, il film che James Wan ha scritto e prodotto per Gerard Johnstone, qui all’opera seconda dopo l’esordio Housebound. Si torna sul tema della bambola assassina, opportunamente tecnologizzata rispetto al passato, e sul gioco tra intelligenza umana e artificiale: se si abbandonano pretese di verosimiglianza o voglie di riflessioni etiche ci si può anche divertire.

La bambola assassina

È più di una semplice bambola. Fa parte della famiglia. M3GAN è una meraviglia di intelligenza artificiale, una bambola a grandezza naturale programmata per essere la più grande compagna dei bambini e la più grande alleata dei genitori. Progettata da Gemma, brillante robotica di un’azienda di giocattoli, M3GAN è in grado di ascoltare, guardare e imparare, diventando amica e insegnante, compagna di giochi e protettrice del bambino a cui è legata. Quando Gemma diventa improvvisamente la tutrice della nipote orfana di 8 anni, Cady, è insicura e impreparata a diventare genitore. Sottoposta a forti pressioni sul lavoro, Gemma decide di abbinare il suo prototipo M3GAN con Cady nel tentativo di risolvere entrambi i problemi: una decisione che avrà conseguenze inimmaginabili. [sinossi]

Fin dal giorno della sua uscita nelle sale italiane, lo scorso 4 gennaio, M3gan è stato accolto con notevole freddezza da critici e addetti ai lavori. Le “accuse” nei confronti del film si sono mosse più o meno tutte nello stesso solco, quello che vede nella trama escogitata da James Wan ed elaborata da Akela Cooper un’eccessiva prevedibilità, nonché una scarsa propensione a costruire suspense. Non c’è dubbio che vi fosse una notevole attesa nei confronti dell’opera seconda di Gerard Johnstone, non tanto per la carriera di quest’ultimo (dell’esordio Housebound, vecchio di quasi nove anni, non è rimasta particolare traccia, e lo stesso discorso torna valido anche affrontando le sue incursioni nella serialità) ma per la presenza in veste di soggettista e produttore di un vero e proprio guru dell’orrore contemporaneo come James Wan – l’altro nume tutelare oggigiorno del genere, vale a dire Jason Blum, risulta a sua volta tra i produttori. L’australiano Wan, di origini malaysiane e cinesi, è infatti il creatore di due franchise di successo planetario, vale a dire Saw e The Conjuring, oltre ad aver prestato la propria professionalità ai cinecomic DC per trasporre sullo schermo le avventure di Aquaman – in tale veste tornerà quest’anno con la regia di Aquaman and the Lost Kingdom, che dovrebbe uscire nelle sale statunitensi il giorno di Natale. L’altro elemento di interesse quasi automatico da parte degli appassionati dell’horror riguardava il tema attorno al quale ruota la vicenda di M3gan, che tenta di riportare in auge i brividi sulla schiena all’apparizione di bambole maligne, in grado di operare in piena volontà uccidendo chi intralcia i loro piani. Da Chucky al burattinaio Andre Toulon, dal pupazzo Fats che annichilisce il ventriloquo in Magic a Dolls di Stuart Gordon molti sono stati gli oggetti inanimati di forma umana a disturbare il sonno degli spettatori, giocattoli che sono tutti discendenti delle bambole destate a vita propria da Paul Lavond nel sublime La bambola del diavolo di Tod Browning. Proprio Wan nel corso degli anni ha dimostrato una particolare attenzione al sottogenere, dirigendo Dead Silence e dando vita all’inquietante Annabelle, il fantoccio posseduto contro cui si trovano a combattere i coniugi Warren in una delle loro peripezie demonologiche.

Non c’è dubbio che lo spettatore smaliziato abbia ben poco di cui stupirsi durante la visione di M3gan: fin da quando si scopre, dopo neanche dieci minuti dall’inizio del film, che la brillante Gemma, creatrice robotica presso un’azienda di giocattoli, ha intenzione di regalare il prototipo di M3gan, che ha progettato, alla nipotina di otto anni rimasta orfana a seguito di un tragico incidente stradale, appare evidente come tutto ciò che può andare storto finirà per andarci, e le conseguenze non potranno che essere sanguinose. Di sangue a dire il vero Johnstone ne dissemina molto poco, e questa può essere stato uno dei motivi di profonda delusione da parte di chi si era avvicinato alla visione pensando di trovarsi a tu per tu con uno splatter. L’altezza dello sguardo a cui si pone il film in realtà viene esplicitato fin dalla primissima sequenza – quella che anticipa il già citato incidente stradale in montagna in cui periscono i genitori di Cady – dove viene mostrato uno spot che pubblicizza un giocattolo, “PurRpetual Pets” che dovrebbe sopperire alla tristezza generata in un bimbo dalla morte di un animale domestico. Appare dunque fin troppo evidente come M3gan abbia ben poca intenzione di turbare o addirittura spaventare il proprio pubblico, preferendo una via prossima alla satira, se non addirittura in alcuni passaggi non così lontana dalla diretta parodia del genere. La linea di mezzeria su cui si muove il giovane regista, in bilico perenne tra orrore e commedia, denota una scarsa propensione al coraggio da parte del film (con un pubblico di riferimento così trasversale da arrivare perfino ai bambini sarebbe abbastanza bizzarro rintracciare forme anomale rispetto alla prassi) ma allo stesso tempo lo sgrava da qualsiasi appesantimento concettuale.

Akela Cooper, che per Wan aveva già scritto Malignant, non si perde in sofismi e non sembra aver alcuna intenzione di ragionare sulle intelligenze artificiali, sui principi asimoviani della robotica, o ancor più su qualsivoglia riflessione etica sull’educazione dell’infanzia. L’approccio del film, fin dalla scrittura, denota al contrario un germe completamente ludico, e per questo si limita a un canovaccio prevedibile su cui innestare le malefatte di questa bambola iper-tecnologica che è in grado praticamente di sopperire tanto alle figure genitoriali quanto ai babysitter o ai tutor. Johnstone sembra divertirsi molto, e semmai è un peccato annotare come il divertimento non si dimostri sempre tale anche per lo spettatore. Il ritmo, pur rutilante, a volte è un movimento privo di necessità, e anche di interesse relativo. Contrariamente a quanto affermato dai più si apprezza invece l’onestà di aver allestito un “pop-corn movie” in piena regola, divertissement privo di pretese che parla apertamente al pubblico di massa – negli Stati Uniti il film sta incassando cifre notevoli, ed è un elemento su cui sarebbe interessante speculare –; il dispiacere, se tale può essere definito, si limita a una confezione luccicante ma ripetitiva, per un gioco che può appagare solo all’inizio, ma che prima o poi viene inevitabilmente a noia.

Info
M3gan, il trailer.

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