Unrest

Presentato alle Giornate di Soletta 2023, Unrueh (il titolo internazionale è Unrest) è opera del regista zurighese Cyril Schäublin che racconta del soggiorno in Svizzera, a fine Ottocento, dell’attivista anarchico russo Pyotr Kropotkin. Non un semplice film storico o biopic, nulla di calligrafico, quanto la fotografia di un momento cruciale in cui si sono poste le basi della società moderna, dall’organizzazione fordista del lavoro, al concetto di tempo che scandisce la nostra vita.

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In una fabbrica di orologi nelle valli del Giura, nella Svizzera attorno agli anni Settanta dell’Ottocento, vige un sistema produttivo improntato all’efficienza massima, spremendo i lavoratori. Un gruppo di questi si riunisce in un sindacato anarchico, facendo conoscenza dell’ideologo russo Pyotr Kropotkin, approdato alle valli svizzere. Ne fa parte Josephine che, nella fabbrica, presiede all’assemblaggio della rotella del bilanciere, il cuore dell’orologio meccanico. [sinossi]

È un po’ come il comunismo ma senza il governo, perché Marx prevedeva comunque un’autorità centrale. Con queste parole alcune dame aristocratiche russe, su un terrazzo che dà su un paesaggio boschivo, cercano di spiegare l’anarchia, parlando del militante Pyotr Kropotkin, geografo di idee anarchiche, che aveva soggiornato in Svizzera. Così inizia Unrueh (il titolo internazionale è Unrest), nuovo film del filmmaker di Zurigo Cyril Schäublin, presentato nel Panorama long métrage del 58° Solothurner Filmtage, dopo l’anteprima alla scorsa Berlinale, in Encounters, e vari passaggi festivalieri tra i quali Torino. Siamo negli anni Settanta dell’Ottocento, l’epoca della Comune di Parigi, di Bakunin. Il film racconta un singolare evento storico, la formazione di un sindacato anarchico in Svizzera, tra i lavoratori di uno stabilimento che produce uno dei simboli del paese, ovvero gli orologi meccanici. L’anarchia è alla base del pensiero di Pyotr Kropotkin, geografo russo, in quegli anni di stanza in quelle valli svizzere, dove intreccia rapporti personali con quei lavoratori, in particolare con Josephine.

Un evento storico singolare che sarebbe risolto facilmente, nel cinema più dozzinale, con un affresco in costume, stucchevole e calligrafico. Cyril Schäublin rifugge da una tale, facile e semplicistica, estetica. Anche per mancanza di mezzi, le scene del film si svolgono su sfondi o naturali, spesso con campi lunghissimi, o su piccoli scorci cittadini non ben definibili. Il film tende all’astratto, alla scena teatrale, al tableau vivant. E mette in scena un momento cruciale dello sviluppo umano. Quelle dame russe di cui sopra rappresentano un mondo al termine. In posa per essere fotografate, ritratte da un nuovo strumento tecnologico. Onnipresenti nel film l’orologio e la macchina fotografica, invenzioni che fissano le coordinate della società moderna. In tante scene c’è, per un motivo o per l’altro, un fotografo con i suoi obiettivi in posa. Potrebbe essere anche il regista che dispone i suoi attori in un film di quadri fissi. Oppure si vedono fotografie e i personaggi sono collezionisti di ritratti fotografici di personaggi artistici o storici o politici, come Sarah Bernhardt o il re italiano Vittorio Emanuele II. Se la Svizzera non è il paese che ha inventato gli orologi a cucù, come nella famosa battuta di Orson Welles ne Il terzo uomo, vero è che gli orologi, da taschino o stradali, sono uno dei simboli del paese, e sono pure onnipresenti nel film e spesso vengono regolati o sincronizzati.

Il concetto di tempo, l’organizzazione, la scansione e la sincronizzazione del tempo, resi possibili dalla diffusione in larga scala degli orologi, ha mutato profondamente la società. E così la fotografia, la fissazione, il congelamento del tempo. Non a caso il film si situa appena prima dell’ufficiale invenzione del cinematografo, la fotografia in movimento. Finanche la diffusione stessa del sistema ferroviario, altra grande rivoluzione ottocentesca, si doveva sviluppare contestualmente a un sistema di orari che governasse le partenze. Ma Unrest si focalizza su uno sviluppo perverso della società dell’orologio, ovvero la nascita di un meccanismo di sfruttamento del lavoro che massimizza il rendimento produttivo orario, spreme i lavoratori in ogni loro minuto di attività che vengono rigidamente cronometrate. E vediamo anche dei sistemi rudimentali per timbrare il cartellino, ovvero il controllo meticoloso del tempo lavorativo, la mancanza di fiducia. I minuti diventano preziosi in quello che prenderà il nome di fordismo o taylorismo. Il tutto in una fabbrica di orologi, come un circolo vizioso: si intensifica la produttività di quello che è il mezzo stesso di misurazione quella esasperata efficienza.

Quando Pyotr Kropotkin va all’ufficio postale per inviare dei telegrammi a colleghi anarchici, gli viene chiesto, dall’impiegata allo sportello, con quale orario debbano essere notificati. Perché, solo in quella cittadina, ve ne sono quattro possibili, quello municipale, quello locale, quello della fabbrica e quello della chiesa. Lui però non ha preferenze, rivelando così la sua genuina natura anarchica, che si ribella in toto a quel nuovo sistema rigorosamente scandito da orari. L’ideologo russo non può che provare empatia per Josephine, che nella fabbrica svolge un ruolo centrale, preposta al bilanciere degli orologi, il cuore pulsante del loro funzionamento meccanico, capace di imprimere un’oscillazione costante. Ma il titolo Unrest potrebbe essere tradotto anche come disordini, agitazioni come quelle dei sindacati. La rotella dell’oscillazione armonica, costante, potrebbe virare facilmente e far saltare quegli ingranaggi minuziosamente programmati. Per arrivare a quell’immagine finale, quell’orologio appeso tra le fronde di un albero, espressione di un conflitto di immagini. Nel verde incontaminato delle valli svizzere va in scena una transizione epocale, un conflitto tra Capitale e forza lavoro destinato a proseguire nel secolo successivo.

Info
Unrest sul sito di Soletta 2023.

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  • unrest-2022-unrueh-cyril-schaublin-01.jpg

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