L’estate è finita – Appunti su Furio

L’estate è finita – Appunti su Furio

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Dopo la meritata incetta di premi vinti in giro per l’Europa con l’esordio Piccolo corpo, Laura Samani torna nella sua città natale per presentare in prima assoluta al 34mo Trieste Film Festival il cortometraggio L’estate è finita – Appunti su Furio, con cui reinventa in una nuova e commovente storia di completa finzione la memoria dei filmini amatoriali in Super8 donati dai cittadini del Friuli Venezia Giulia alle Mediateche locali.

Ce qu’ils disent ou rien

Quando l’estate finisce, c’è sempre una sensazione di perdita. Una donna intraprende un viaggio attraverso i ricordi delle sue estati passate, sperando di ritrovare il suo amore perduto, o forse se stessa. [sinossi – TSFF34]

Sembra quasi di leggere qualche pagina tratta da un libro ancora inedito di Annie Ernaux, mentre ci si lascia trasportare dalla voce fuori campo che narra i quindici minuti di L’estate è finita – Appunti su Furio. Un monologo introspettivo tanto asciutto quanto incisivo, straordinariamente potente nella sua apparente semplicità di frasi brevi e ficcanti in rigorosa prima persona, con cui ripercorrere senza perifrasi né edulcorazioni tutte le tappe di amicizia e crescente trasporto fino al bilancio finale di un amore ormai esausto. Passando per l’infanzia, per l’adolescenza, per l’età adulta, per il corpo, per le scoperte, per i cambiamenti, per i desideri, per gli sguardi maliziosi, per i fluidi, per le lingue, e poi per la fine di una passione che sembrava destinata a durare in eterno. Ma anche per il vero e per il falso, per la memoria e per la narrazione, per la pura e intrinseca realtà dell’immagine preesistente e per la altrettanto pura fantasia (letteraria, cinematografica, artistica) della sua ricontestualizzazione e reinvenzione in un’altra storia. Laura Samani, dopo il successo internazionale di Piccolo corpo, torna alla regia per prendere la pura realtà familiare del found (o forse, come vedremo più avanti, in questo caso sarebbe meglio dire gifted) footage e reimmaginarla fino a trasformarla in completa finzione, in una falsa autobiografia con cui ri-raccontare, con cui (ri)dare un nuovo senso a ciò che si vede. Una riscrittura delle immagini scrivendo direttamente sulle immagini, riportate alla loro natura primigenia di puri segni semiotici, di significanti a cui dare un nuovo significato per ripensarli e innestarli in tutt’altra narrazione, in altri personaggi con nuove identità, in un nuovo percorso, in una nuova memoria alternativa. E, appunto, in nuove parole che guardano apertamente allo stile da qualche parte fra l’autobiografia e la creatività della scrittrice transalpina ultimo Premio Nobel per la Letteratura (e a sua volta, dopo l’adattamento di Audrey Diwan del suo La scelta di Anne – L’Évenément, già anche in proprio autrice cinematografica di memorie su pellicola con I miei anni Super8) per sostituire e così riplasmare i silenzi di un’emulsione nata fisicamente priva di banda sonora, e quindi muta, riempibile, ancor più stimolante per l’immaginazione. Basta lasciarsi ispirare dai luoghi di vacanza, dalle silhouette, dai tuffi, dai tramonti, dalle situazioni e dai volti rimasti per sempre intrappolati nella grana, nelle irregolarità dei bordi in 4/3 e nella fluidità a molla dei Super8 d’archivio. Basta lasciare il cinema libero di rinascere dal cinema, come un’eterna fenice sempre pronta a spiccare il volo.

Laura Samani cuce direttamente sulla memoria degli archivi un racconto che parte dalle vecchie bobine e dai reali ricordi estivi dei tanti occhi che le hanno filmate e lungamente conservate, come se fossero le scene da riordinare di un (non ancora) film già girato ma ancora tutto da (ri)scrivere e (ri)montare utilizzando il cast, le location e le azioni già disponibili. Fino a trasformare un materiale visivo stagionato per decenni in un qualcosa di ancora vivo e pulsante, del tutto inedito nel suo nuovo senso e nel suo nuovo intreccio. Eppure, la giovane autrice ci tiene a precisarlo sin dalla primissima presentazione sul palco del 34mo Trieste Film Festival, specificando anche come L’estate è finita – Appunti su Furio sia «una regia di Laura Samani, e non un film di Laura Samani», il lavoro questa volta è da considerarsi assolutamente «collettivo», svolto sia insieme al gruppo con cui la regista triestina ha scritto il soggetto e la sceneggiatura, per poi montare, sonorizzare e musicare insieme il breve film, sia con la collaborazione (retro)attiva di una cittadinanza che ha scelto di affidare le proprie vecchie pellicole al progetto Memorie animate di una regione, che fra Trieste (La Cappella Underground), Pordenone (Cinemazero), Udine (Centro per le Arti Visive Mario Quargnolo) e Gorizia (Med.GO Ugo Casiraghi) riunisce le quattro Mediateche del Friuli Venezia Giulia in un archivio comune di home movies digitalizzati, consultabili e liberi. Messi apposta a disposizione per farli vivere ancora, per riutilizzarli, per rielaborarli in un altro contesto, in un altro senso, in un’altra storia, in un’altra emozione. È stato sufficiente trovare nelle immagini il momento in cui lei prende un volo e lui rimane a terra, per immaginare il punto di rottura e scegliere i volti protagonisti di cui cercare una coerenza narrativa inevitabilmente legata alla presenza delle stesse persone nelle giuste inquadrature, ma anche alle potenziali somiglianze, alle analogie fisiche, ai cambi di età. Una separazione da cui tornare indietro con la mente, in un lungo flashback che trasfigura quei bambini, quei ragazzi e quei giovani che nient’altro erano che loro stessi nelle immagini delle vacanze al mare in veri e propri attori inconsapevoli di avere già interpretato personaggi magari mai esistiti, ma non per questo meno profondi, meno emotivi, meno veri di loro. Come l’anonima protagonista e come il suo amore perduto Furio, adulti e formati all’inizio e alla fine, e invece nei loro ricordi declinati in maniera straordinariamente credibile – il potere illusorio del cinema, che per dirla con Brian De Palma in risposta alla «verità» di Godard da sempre «mente 24 volte al secondo» – in tutti quei (diversi) volti e in tutti quei (diversi) corpi sempre più sviluppati che si alternano a incarnarli nella loro crescita, anno dopo anno, fase della vita dopo fase della vita, fase dell’amore dopo fase dell’amore.

Dal primo incontro ai giochi da bambini, dall’avvento del ciclo e dei primi peli ai primi pensieri da grandi, dalle passeggiate da soli alla prima sigaretta condivisa, dal prim(issim)o bacio alla tanto agognata relazione, dalla felicità dei primi tempi passati insieme al rendersi conto che è finita, all’accettare che la fiamma si sia spenta e che sia giunta una fase in cui pensare a se stessi e in cui cercare una felicità interiore anche nella solitudine, perché serve bastarsi e stare bene con se stessi per riuscire realmente a dare il cuore agli altri, serve imparare a galleggiare da soli per poter (ri)cominciare a nuotare. Come se la voce fuori campo del monologo, nel suo ripercorrere a ritroso una relazione per tentare di capire cosa non avesse funzionato, cosa avesse soffocato i sentimenti, in qualche modo completasse forse per la prima volta quelle vecchie immagini, le svuotasse della loro intrinseca memoria per creare insieme un nuovo (fittizio, ma non di certo meno emozionante) ricordo universale, che consapevolmente dimentica come unico modo per poter nuovamente rimembrare, immaginare, raccontare. Coadiuvato da un tappeto musicale e noise pressoché ininterrotto che suggerisce e accentua il mood, integrandosi nella commistione di codici linguistici (le immagini, il racconto letterario scritto, la tradizione orale, l’introspezione, la fotografia, il montaggio come specifico filmico, il sonoro) con cui Laura Samani cerca un nuovo e personale linguaggio che li sappia tutti sommare e comprendere nel cinema, forse la forma d’arte più completa, di certo la più reinterpretabile, la più modificabile, la meno definitiva. Ci sono le mareggiate, gli ombrelloni, le vecchie auto che entrano a Grado. C’è il sole e c’è qualche improvviso acquazzone. Ci sono la costa e le nuvole viste dall’alto, mentre l’aereoplano si allontana e lentamente si supera il dolore dell’addio. Ci sono i bambini e i ragazzi di varie età che in un continuo recasting rapido come le memorie di un’estate si ritrovano magari per pochi secondi nei ruoli dei protagonisti. Ci sono i bagni in mare e i tuffi in piscina, ci sono le foglie dei boschi e le corse fra le spighe, ci sono i tramonti e le figure in controluce. E c’è pure un momento tratto da un rullo splendidamente ossidato, caldissimo, rosso fuoco nella sua spiaggia affollata e nel suo bacio appassionato sulla battigia. Ci sono i pranzi di famiglia, ci sono le sortite subacquee, ci sono le risate insieme. E poi c’è il vuoto, c’è il senso di sconfitta, c’è il rendersi conto di detestare quell’uomo così tanto amato. Ma soprattutto c’è il trasporto emotivo del cinema, granuloso, potente, commovente. Cristallino, come è cristallino il talento di Laura Samani nel modellarlo.

Info
L’estate è finita – Appunti su Furio sul sito del Trieste Film Festival.

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