Locarno 2023 svela il suo programma
Locarno 2023 svela le carte per l’edizione numero 76, la terza sotto l’egida del direttore Giona A. Nazzaro; un viaggio a trecentosessanta gradi nel cinema e nel mondo, tra esordi e “vecchi” maestri, mainstream e indipendenza tout court. La retrospettiva è dedicata al trentennio d’oro del cinema messicano.
La retrospettiva dedicata al cinema messicano, con opere in gran parte poco viste o addirittura semisconosciute (tra i vari registi selezionati Roberto Gavaldón, Alejandro Galindo, Chano Urueta, Matilde Landeta, Juan Bustillo Oro, Tito Davison, Emilio Fernández, Gilberto Martinez Solares, René Cardona) da un lato, ventuno esordi di giovani promesse del cinema contemporaneo dall’altro. In questo gioco di specchi tra vecchio e nuovo si articola a ben vedere la dialettica di Locarno 2023, settantaseiesima edizione del festival ticinese che per la terza volta si svolge sotto l’egida del direttore Giona A. Nazzaro. Dopotutto anche lo sguardo rivolto alla produzione storica messicana – che è curato da Olaf Möller con la partecipazione di Roberto Turigliatto – segna in qualche modo un “ritorno” del festival al proprio passato, visto e considerato che fu proprio la cittadina lagunare svizzera a ospitare il primo corposo omaggio all’epoca dorata del cinema di Città del Messico e dintorni, nell’oramai lontano 1957. Ecco dunque che questa edizione numero 76 si muove su una linea di galleggiamento tra ciò che fu e ciò che è e sarà, come testimonia ad esempio anche il doveroso e accorato omaggio a Paul Vecchiali, scomparso lo scorso 18 gennaio a 92 anni: in Piazza Grande non si vedrà però un suo classico del passato ma l’ultimo lungometraggio portato a termine, Bonjour la langue, a dimostrazione della volontà di ragionare sempre e comunque sull’hic et nunc. Ecco dunque i ventuno esordi già citati, di cui addirittura quattro presentati nel concorso internazionale (Baan di Leonor Teles, La imatge permanent di Laura Ferrés, Stepne di Maryna Vroda, e Patagonia dell’italiano Simone Bozzelli, prodotto da Wildside con Vision Distribution e Rai Cinema), tesi a mappare il contemporaneo, a indicare strade per il futuro.
Se in Piazza Grande, imperdibile evento serale che permette ai cittadini locarnesi di godere di uno degli schermi più grandi d’Europa, si alternano prime mondiali e recuperi di altri festival (c’è ad esempio la prima svizzera di Anatomie d’une chute di Justine Triet, fresco di Palma d’Oro a Cannes, come anche The Old Oak di Ken Loach, visto sempre sulla Croisette), il Concorso Internazionale ospita solo anteprime assolute con l’unica eccezione rappresentata da Yannick, il nuovo film dell’infaticabile Quentin Dupieux. A concorrere tra gli altri per la vittoria finale nomi di primaria importanza dello scenario cinematografico internazionale, che non avrebbero di certo sfigurato in concorso a Venezia – e viene anche da chiedersi perché la Mostra non si sia mossa in tal senso -, come ad esempio Radu Jude (Do Not Expect Too Much of the End of the World), e Lav Diaz (Essential Truths of the Lake). Grande curiosità risvegliano il terzo capitolo di El auge del humano di Eduardo Williams, e Nuit Obscure – Au Revoir Ici, N’Importe Où di Sylvain George. A completare con il già citato Bozzelli la presenza italiana in concorso il nuovo film di Annarita Zambrano, Rossosperanza.
Tra gli autori che invece non prendono parte a nessuna competizione ci si può imbattere nel sempre imperdibile Franco Maresco (Lovano Supreme), in Denis Côté, in Barbet Schroeder, nel Bertrand Mandico già visto alla Quinzaine des cinéastes (Conann). Ma questa non è che una piccola parte del ricchissimo programma attraverso il quale si articola Locarno 2023: i cinefili ritroveranno sul grande schermo tra gli altri Il pensionante di Alfred Hitchcock, Gummo e Spring Breakers di Harmony Korine, Days di Tsai Ming-liang (Pardo alla Carriera), La città delle donne di Federico Fellini, Documentario di Rogério Sganzerla, La Paloma di Daniel Schmid, e Will Hunting di Gus Van Sant. Insomma, chi si troverà a passare oltralpe tra il 2 e il 12 agosto avrà in sorte di farsi inondare dal fascio di luce del proiettore, che permette ancora oggi di credere nell’immagine.


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