DVA
di Alexandra Karelina
Non sono molte le opere russe viste in giro per i festival nell’ultimo anno, dopo l’attacco della Federazione alla confinante Ucraina. DVA di Alexandra Karelina (che però vive e lavora a Parigi) è una di queste, selezionata per il Concorso Nuovo Cinema alla Mostra Internazionale di Pesaro 2023, e traccia scenari inquietanti collegandosi alle migliori narrazioni distopiche del passato più o meno recente, cinematografiche e letterarie.
The day after the day after the day
DVA (due) si apre su coppie di antonimi ma poi si dilata su una città apocalittica – Mosca nella realtà – che si trova in un inspiegato stato di emergenza, con voci dagli altoparlanti che impartiscono ordini senza senso ai cittadini, poi si richiude in appartamenti asfittici dai suoni misteriosi. Un uomo solitario va in cerca del cane in uno spazio desolato, sullo sfondo rovine (o cantieri?) di edifici brutalisti. Esplorando lo spazio urbano trova un luogo in cui la realtà si sdoppia. Rievocando la fede russa in tutto ciò che è mistico e calandola nel presente, Karelina dà corpo a un elegante film cyberpunk che è al tempo stesso una poetica dichiarazione contro la guerra. [sinossi]
Un cortometraggio (la durata di trentatré minuti smussa i confini tra corto e medio) semplicemente folgorante, che fa tesoro di tante esperienze artistiche novecentesche senza risultare mai uno sterile catalogo citazionista, portatore di un’urgenza espressiva derivante dalla sconcertante cronaca quotidiana del Paese d’origine. Alexandra Karelina, artista trentacinquenne formatasi nelle scuole cinematografiche moscovite e parigina d’adozione, mette (FINALMENTE) in forma cinematografica l’angoscia e l’inquietudine verso il futuro che ogni cittadino russo sta probabilmente vivendo in questi tempi, dall’intellettuale cosmopolita fino all’abitante della provincia più sperduta. La grande assente dalla (comunque scadente) narrazione giornalistica del conflitto in corso è proprio la visione “dal basso” della parte russa, inibita e silenziata da governo e media locali e tenuta in scarsa considerazione da chi si occupa soltanto del Risiko sul campo di battaglia e dei rapporti politico/verticistici. DVA (due in lingua russa) ha anche questo merito, oltre a quelli artistici di cui ci occuperemo qui di seguito.
Tenendo ben saldi come numi tutelari le opere di Chris Marker e il tarkovskijano Stalker, Karelina immerge lo spettatore in una Mosca alienata e alienante, dove allarmi continui risuonano e il timore di un’apocalisse, che sia nucleare, batteriologica o altro ancora poco importa, è tangibile. L’uso della pellicola 16mm conferisce a questo mondo sospeso tra modernariato e cyberpunk un’ulteriore veste, una “grana” che posiziona ulteriormente quanto vediamo in una sorta di terra di confine dove passato e presente, analogico e digitale, convivono nella medesima timeline. Scheletri di edifici brutalisti compongono il paesaggio esterno, e anche su questo versante ci si trova su un confine liminale in cui tutto è possibile, tutto deve avvenire ancora o è già avvenuto, costruzione e ricostruzione, dissoluzione e restaurazione dell’epoca sovietica, fiducia e terrore per il futuro imminente. Ma se le interpretazioni possibili sono molteplici, l’assunto base è chiaro e diretto, un atto d’accusa contro la guerra, ogni guerra, e la paura del quotidiano generata dalla stessa, con un tentativo di dare forma visiva a questo spaesamento. Sarebbe impossibile (e anche inutile, si consiglia la visione) elencare la miriade di idee visive e sonore (straordinario il sound design, affidato a Feliks Mirenskiy, che alterna cacofoniche scariche elettrostatiche a bordate noise) di cui è composto DVA; per tutte citiamo una sorta di visore/finestra, avanguardia tecnologica prodotta con strumenti da rivoluzione industriale come la fiamma ossidrica, che conferisce al mondo uno scarto di senso, un iper reale sovrapposto al reale.
A circa un terzo del minutaggio assistiamo a una sorta di video didattico che spiega sommariamente l’elettromagnetismo e i suoi effetti, e qui riconosciamo ulteriori, e prestigiosi, riferimenti all’arte del passato, remoto e più recente: torna alla mente il video naturalistico che interrompe la narrazione nel Nosferatu di Murnau e, soprattutto, il riferimento all’elettricità come motore del mondo del lynchiano Twin Peaks, specie nel “ritorno” del 2017. Natura e tecnica, e gli ibridi scaturiti nei decenni, hanno la potenzialità e la funzione per far compiere all’umanità vertiginosi salti in avanti o rovinose cadute all’indietro, con l’esempio più semplice dato dall’uso immediato della più grande invenzione del secolo scorso, l’energia derivante dalla fissione dell’atomo, per apocalittici scopi bellici. I corpi distesi sulle strade della Mosca di DVA sono moniti, vittime innocenti impossibili da rimuovere, congelati per sempre mentre erano intenti alle più banali incombenze quotidiane.
In conclusione, un film/contenitore dove tutto è sovrapposto su più strati, dove la paccottiglia tecnologica è riconnessa e rimessa in funzione con nuovi scopi, dove cancellati quasi del tutto sono i simulacri dell’era digitale. Ma il film di Karelina non è (soltanto) cupo e pessimistico: i rapporti tra gli umani, l’amore per un animale domestico, la voglia di uscire all’esterno anche se si corrono rischi sono istinti insopprimibili e impossibili da cancellare, andando quindi oltre l’insopportabile finale dell’orwelliano 1984 come già aveva fatto Terry Gilliam nell’apocrifo adattamento Brazil, per lanciare un disperato atto d’amore e al contempo un’invettiva. Ci auguriamo che il film abbia una vita successiva alla meritoria selezione pesarese, lo merita e per una volta il concetto di “utilità” per l’arte non è così peregrino.
Info
DVA sul sito di Pesaro 2023.
- Genere: sperimentale
- Titolo originale: DVA
- Paese/Anno: Russia | 2023
- Regia: Alexandra Karelina
- Sceneggiatura: Alexandra Karelina
- Fotografia: Egor Protsko
- Montaggio: Alexandra Karelina
- Interpreti: Anastasia Shpilko, Olga Shpilko, Wassiliy Kondrashov
- Colonna sonora: Darya Zvezdina
- Produzione: COMPANY Stereotactic
- Durata: 33'



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