Empty Nets

Empty Nets

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Presentato nella Crystal Globe Competition del 57° Karlovy Vary IFF dove si è aggiudicato il premio speciale della giuria, Empty Nets di Behrooz Karamizade racconta una sorta di Giulietta e Romeo nell’Iran contemporaneo, in realtà un pretesto per descrivere una società corrotta, rapace, immorale.

Il rumore del Mar Caspio

Amir e Narges sono due ventenni innamorati, che vivono in una cittadina sul Mar Caspio. Amir ha bisogno di soldi per il loro matrimonio. Trova così lavoro in una pescheria locale, tutt’altro che rispettosa delle regole. [sinossi]

Amir e Narges viaggiano insieme in motocicletta e, quando è ferma, si scambiano effusioni. Con questa immagine, su un mezzo molto usato in Iran tanto da essere diventato iconico anche nel cinema (in Close Up per esempio), il regista simboleggia l’amore dei due ragazzi, emblema delle nuove generazioni nel paese, e del loro desiderio di libertà. La coppia è protagonista del film Empty Nets (il titolo originale è Leere Netze), una coproduzione tedesco-iraniana, per la regia di Behrooz Karamizade. Il film ha visto il premio speciale della giuria nella Crystal Globe Competition del 57° Karlovy Vary IFF, festival che peraltro ha anche dedicato una bellissima retrospettiva al cinema iraniano degli ultimi due anni, dove, va detto, si sono anche visti titoli che avrebbero meritato il concorso più di questo. Gli ultimi tumultuosi anni per il paese persiano, nei quali il cinema registra, in un modo o nell’altro, le inquietudini e le tensioni alla ribellione per libertà e diritti.

Amir, il giovane protagonista, è descritto da subito come un puro in una società marcia. Cameriere in un ristorante, dove si sta svolgendo un sontuoso banchetto nuziale, si oppone all’ordine del padrone di interrompere le libagioni, accortosi che i partecipanti non avevano versato parte del pagamento. La situazione si risolve in fretta: alla pressione del ristoratore le famiglie provvedono subito a fare il bonifico e la cerimonia prosegue. Ma Amir viene licenziato in tronco per aver osato discutere gli ordini. Questa situazione, nel prologo, sarà enunciatrice del principale problema del giovane: trovare i soldi per pagare il matrimonio con la sua fidanzata pena la perdita della stessa, assegnata di forza a un marito combinato dalla famiglia. Amir arriverà anche, come estrema caduta nel degrado, a ricorrere a mezzi illeciti pur di raggiungere quella somma e non perdere l’amore della sua vita. Tutto per lui precipita e il regista usa un’ellissi drammatica, la ragazza che improvvisamente ricompare rivelando di essere promessa a un altro uomo, delineando un’atmosfera asfittica.

Una società rigidamente patriarcale quanto classista, antropologicamente legata ai riti famigliari. Questo è solo uno degli aspetti di critica. Behrooz Karamizade però non si accontenta, buttando dentro tutta una serie di situazioni volte a descrivere lo stato terminale in cui versa il paese. Subito vediamo i telegiornali che annunciano una situazione di inflazione pesante. Sia il primo capo di Amir, il gestore del ristorante, che il secondo, il capo della pescheria, sono persone avide e grette, mentre tutta la parte incentrata sulla pesca racconta uno stato di corruzione senza limiti, dove ogni tanto si spiaggia il cadavere di qualche ex-pescatore, evidentemente eliminato perché dava fastidio. E, quando succede, i capi incitano i pescatori a proseguire nel lavoro senza distrarsi. Si aggiunge anche il degrado ambientale. Il mare è pieno di plastica che finisce nelle reti. Amir la raccoglie per smaltirla ma gli viene ordinato di ributtare tutto in mare. E poi la pesca di frodo degli storioni per il caviale, per il contrabbando, senza rispettare i limiti di legge. E il licenziamento in tronco di Amir all’inizio, motivato praticamente dall’umore del suo capo, denuncia anche la totale assenza di diritti sindacali. Questo manicheismo, questo ritratto impietoso senza via d’uscita, semplicistico, rappresenta il principale limite di Empty Nets, film peraltro realizzato da un regista di origine iraniana ma che vive in Germania e il cui sguardo non è pienamente uno sguardo interno.

Più riuscito un certo livello poetico, ascrivibile al ruolo e alla simbologia del mare, elemento quasi onnipresente nel film che è ambientato in un villaggio di pescatori sul Mar Caspio, in una società marginale lontana dai centri urbani. Amir è da subito descritto come un eccellente nuotatore, cosa che ha un significato narrativo, permettendogli tutta la carriera all’interno della pescheria. Ma al contempo la sua dimestichezza nell’ambiente liquido, in un mare che è un principio primordiale, è un ulteriore segno della sua purezza. Ogni tanto il ragazzo si rivolge anche al mare, parlandogli e, nel finale, non potrà che trovare nei suoi flutti la pace definiva della sua vita.

Info
Empty Nets sul sito di Karlovy Vary.

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