Yannick – La rivincita dello spettatore

Yannick – La rivincita dello spettatore

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Presentata nel concorso internazionale del 76 Locarno Film Festival Yannick è la nuova opera di Quentin Dupieux, tutta ambientata su un palcoscenico teatrale, giocando su una rappresentazione interrotta da uno spettatore folle. Un’operina sottotono stavolta, che non sa cogliere gli spunti che quel materiale offrirebbe, per il dissacrante regista e musicista, che, in chiave di manipolazione surrealistica della realtà (nonché del gioco sulla mise en abyme) aveva saputo osare molto di più.

Un cornuto non troppo magnifico

Nel bel mezzo della rappresentazione di Il cornuto, in una pessima recita da boulevard, uno spettatore, Yannick, si alza e interrompe lo spettacolo per prendere il controllo della serata… [sinossi]

Nel 2002 una rappresentazione teatrale nel popolare teatro Dubrovka di Mosca fu interrotta da un commando di terroristi ceceni che presero in ostaggio spettatori e compagnia. Su quell’evento la compagnia teatrale catalana La Fura dels Baus realizzò uno spettacolo, Boris Godunov, dove veniva simulata con il pubblico quella situazione drammatica durante una rappresentazione dell’opera di Pushkin. Acceso è uno spettacolo teatrale di Pablo Larraín dove un ubriacone passa tra le sedie degli spettatori, interagendo con loro, importunandoli e provocandoli. Seguendo questo filone arriva, buon ultimo, Quentin Dupieux che presenta Yannick in concorso internazionale del 76 Locarno Film Festival. Si tratta di uno dei due film in uscita del folle regista francese, insieme a Daaaaaali! che sarà invece a Venezia.

Yannick è uno spettatore della rappresentazione Il cornuto (Le cocu) in un teatrino di periferia, un portiere di notte che ha fatto molta strada per andare a teatro. Insoddisfatto della rappresentazione cui sta assistendo, la interrompe irrompendo con una pistola, tiene in ostaggio attori e pubblico e scrive un suo testo alternativo da mettere in scena. Evidente la derivazione delle opere sopracitate: nell’irruzione delle teste di cuoio, giocata musicalmente da Dupieux, che richiama la tragedia di Mosca del 2002, mentre non stupirebbe che il regista abbia visto il lavoro teatrale di Larraín il cui protagonista ha non pochi punti in comune con Yannick. Quello che l’autore francese non può fare però, trasportando il tutto sul mezzo cinematografico, è togliere la comfort zone allo spettatore. Anche uno degli attori in scena rivela il suo anelito al cinema, in quegli istanti di tensione.

Yannick è in formato 4/3 che crea così una scatola schiacciata su quella della piccola sala teatrale. Dupieux costruisce un kammerspiel sopra a quello che sembra un altro kammerspiel, una commediola stantia di una compagnia mediocre giocata sul tradimento coniugale. Da subito gli spettatori sono inquadrati insieme alla scena sul palcoscenico. Dupieux evita ogni gioco di ambiguità. In fondo quella situazione dovrebbe riscattare la dignità degli attori, che lamentano di avere il ruolo di burattini, e di uscire dalle maglie del testo, per diventare personaggi del cinema, come ambisce uno di loro, anche se a servizio di un nuovo testo, una sceneggiatura. Dopo l’ora e passa del film, si esce dalla sala delusi, un po’ come sarebbero usciti dal teatro gli spettatori se non ci fosse stata l’irruzione di Yannick. Il testo dello squilibrato era più bello o più brutto di quello in scena? Poteva essere un’occasione per un discorso sull’artista, che Dupieux si lascia sfuggire. Al regista il discorso metanarrativo interessa, come dimostrato già in Réalité, ma interrompere una recita teatrale, nel cinema, è facile. Ben altre potenzialità aveva saputo mostrare l’autore nella sua deformazione grottesca della realtà di altre sue opere come Mandibules.

Info
Yannick sul sito del Festival di Locarno.

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