Snow Leopard
di Pema Tseden
Presentato fuori concorso a Venezia 80, Snow Leopard è il film postumo di Pema Tseden che ci porta ancora in quell’altopiano tibetano, teatro del suo cinema. Un mondo sospeso tra paesaggi immacolati e racconti surreali, dove tradizione e modernità possono convivere come confliggere. Crocevia di tutto ciò è il leopardo delle nevi, una specie felina a rischio di estinzione, che divide la popolazione locale tra i figli, che vorrebbero ucciderlo per i danni provocati al bestiame, e i padri che invece ne rispettano ancora la portata mitologica. Tradizione e modernità sono anche quelle del cinema di Tseden, costretto a usare un felino in CGI che purtroppo stona nell’impianto immaginifico del film.
L’amico del leopardo delle nevi
Il film è una storia di uomini e animali che riescono a convivere insieme. Un leopardo delle nevi entra nel recinto delle pecore di un pastore nomade e ne uccide nove. L’uomo, quindi, discute con il figlio: il figlio è deciso a uccidere l’animale, mentre il padre vuole allontanarlo e lasciarlo libero. [sinossi]
Un animale bellissimo il leopardo delle nevi, un grande felino maculato dalla pelliccia color crema, parente stretto di leone, tigre, leopardo e giaguaro, che è diffuso nelle aree montuose dell’Asia Centrale. Il leopardo delle nevi è protagonista dell’ultimo, e postumo, film di Pema Tseden, presentato fuori concorso a Venezia 80, dal titolo proprio Snow Leopard (in originale Xue bao). Per la penultima volta, visto che è previsto il completamento di un ulteriore film cui Tseden stava lavorando, il cineasta, che è stato grande cantore poetico della terra tibetana, ci porta su quella spianata bianca, coperta da una coltre di neve. La storia raccontata è quella di un leopardo delle nevi che, spintosi in un villaggio per papparsi qualche pecora, rimane intrappolato in un recinto. Storia che prende spunto da un fatto realmente successo. Nel villaggio è forte la tensione tra i proprietari del bestiame: il figlio, interpretato da Jinpa, l’attore feticcio di Tseden, vorrebbe uccidere il felino, arrabbiato per i danni che provoca agli allevamenti, il padre invece non vorrebbe sopprimerlo percependo ancora la sacralità di quell’animale all’interno della tradizione tibetana: l’anima della montagna.
Modernità e tradizione sono così le due direttive di quella società tibetana da sempre raccontata da Tseden. Interviene per esempio una troupe televisiva per documentare l’accaduto. Spesso le riprese di quest’ultima, in cui agli intervistati viene raccomandato di guardare in camera, combaciano con l’inquadratura stessa del film. Tseden ci mette nella posizione dello spettatore televisivo. Al contempo ci sono delle soggettive del leopardo, quando si accascia. In questo caso vediamo il punto di vista di quella creatura ancestrale. In quest’ottica va visto anche il personaggio soprannominato, come nickname, Snow Leopard Monk, un lama, ovvero un maestro tibetano, che ha la passione della fotografia e ritrae i leopardi delle nevi per poi poter postare quegli scatti sui social network. Snow Leopard è anche scisso da due estetiche fotografiche. Ci sono le parti a colori, dominate da quel bianco che pervade tutto. Tra queste il regista indugia su paesaggi mozzafiato. Ma ci sono anche parti in bianco e nero che rifuggono da quella facile bellezza. Pema Tseden ha sviluppato il film in una parte naturalistica, ambientata nel presente, e in una parte surrealista, una sorta di apologo morale fiabesco, che racconta il passato del lama come del leopardo: il primo, prima di farsi monaco, salva il secondo che mostrerà la sua gratitudine riconducendolo nel villaggio dopo che si era perso nella foresta del suo ritiro spirituale. Entrambe le parti sono connotate da un tocco di realismo magico.
Tradizione e modernità sono anche quelle del cinema stesso di Pema Tseden, che usa abbondantemente il CGI per creare il leopardo. Non c’era altro modo sicuramente: non si poteva utilizzare un vero esemplare di una specie protetta in un film che prevede anche che l’animale venga frustato, ma nemmeno la sua trasformazione in un gattone che fa le fusa. Ma il CGI, facilmente riconoscibile, rompe con quella naturalezza e stride in quel contesto. Snow Leopard rimane, a prescindere dal prossimo film postumo, il testamento di un regista poeta e la traccia indelebile di un mondo di grande fascino che va scomparendo.
Info
Snow Leopard sul sito della Biennale.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Xue bao
- Paese/Anno: Cina | 2023
- Regia: Pema Tseden
- Sceneggiatura: Pema Tseden
- Fotografia: Matthias Delvaux
- Montaggio: Jin Di
- Interpreti: Chungchen, Dang Haoyu, Dechen Yangdzom, Gatu Tashi, Genden Phuntsok, Jikba, Jinpa, Kunde, Losang Choepel, Tseten Tashi, Xiong Ziqi
- Colonna sonora: Durkar Tserang
- Produzione: Beijing Nanji Film, Dzona Pictures, Mani Stone Pictures
- Durata: 109'

Venezia 2023 – Minuto per minuto
Venezia 2023
Venezia 2023 – Presentazione
Intervista a Pema Tseden
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