Jeff Koons – Un ritratto privato

Jeff Koons – Un ritratto privato

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Dedicato alla figura di Jeff Koons, direttamente coinvolto nella realizzazione del film, Jeff Koons – Un ritratto privato di Pappi Corsicato tenta di raccontare parallelamente l’uomo e l’artista, intrecciando le due dimensioni in un rapporto di reciproco alimento creativo. Spesso agiografico, animato da un sentimento fortemente celebrativo, ma anche capace di affondi intorno alle profonde motivazioni di una specifica scelta artistica. Alla Festa di Roma nella sezione Freestyle.

La carrozza con il telefono

Ricostruzione delle opere e i giorni, della vita pubblica e privata di Jeff Koons, artista statunitense contemporaneo alle prese con la propria ispirazione post-pop, in cui l’objet trouvé è spesso l’oggetto quotidiano e kitsch, se non addirittura la stessa scultura classica ricondotta a una percezione popolare e convenzionale. In mezzo all’indagine intorno all’operato dell’artista si dispiega anche il resoconto di una vita affettiva intensa e di una famiglia numerosa e complessa che abbraccia un ampio numero di figli e congiunti. [sinossi]

Sembra di intravedere un filo sottile che tiene insieme pubblico e privato, passati e presenti individuali e collettivi, autobiografia e universalità, nell’interessante omaggio che con Jeff Koons – Un ritratto privato Pappi Corsicato dedica alle opere e i giorni del celebrato artista statunitense. L’arte di Jeff Koons evoca infatti un orizzonte di infanzia privata in cui l’oggetto, specialmente se borghese e scintillante nei suoi colori basici, domina incontrastato in una geoantropologia del quotidiano consumo occidentale. Lungo i suoi cinque decenni di attività artistica Koons ha dichiaratamente inteso conferire dignità d’arte a tutto un universo espressivo di oggetti e soprattutto di cromatismi direttamente derivati dall’uso domestico o comunque abituale. Dare dignità d’oggetto artistico a percezioni sensoriali che fanno parte di un’universale e banale familiarità, in un movimento che probabilmente vuol tendere verso una sorta di democratizzazione dell’arte tramite iniziative paradossalmente elitarie – quest’arte così kitsch, fiammeggiante, immediata, di impianto vistosamente post-pop, resta in ogni caso confinata nella fruizione di un pubblico inevitabilmente settario e settoriale. In qualche modo anche Pappi Corsicato è apparentemente mosso da un sentimento simile; Jeff Koons – Un ritratto privato sembra infatti un primo passo di avvicinamento generalista a un colosso dell’arte contemporanea, che sotto la lente della macchina da presa cerca di svestire i panni dell’artista di primissimo piano per concedersi a un’indagine in buona parte intima e psicologica. Il privato autobiografico che in forma estremamente raffreddata emerge dall’arte di Koons sale tramite il film di Corsicato verso una sua rilettura cinematografica. Si dischiudono quindi i drammi privati dell’artista, i suoi rapporti con il passato familiare (il ritrovamento dei terreni del nonno), con la sorella, con i molti figli, con le varie relazioni amorose, con la figlia avuta in adolescenza, persa e poi ritrovata. Corsicato raccoglie intorno a Koons le testimonianze di tutto questo indotto affettivo tentando di allestire un fertile dialogo fra l’artista pubblico e l’uomo privato.

Tramite le voci di congiunti così numerosi, ivi compresi i galleristi, gli esperti d’arte, le tante figure professionali affezionate a Koons, è inevitabile che Jeff Koons – Un ritratto privato deragli spesso verso un’agiografia acritica in cui in luogo di una significativa disamina di un percorso creativo troviamo di frequente una sequela di lodi sperticate prive di approfondite risonanze. È un rischio difficilmente eludibile quando gli strumenti del documentario si applicano a un racconto in cui il vero protagonista è direttamente coinvolto nella realizzazione del film.C’è almeno tutta una parte centrale in cui l’agiografia non prende soltanto il sopravvento, ma è anche animata da una sorta di sentimento dinastico che innerva un resoconto sia pure appassionato di un nucleo familiare espanso dove il profilo umano di Jeff Koons è tributato di grande magnanimità. Il resoconto delle varie traversie con i figli non aggiunge poi molto al profilo dell’artista, se non nell’ottica di una radiografia onnicomprensiva di un’esperienza umana in cui l’elemento familiare ricopre volente o nolente un ruolo fondamentale fin dai teneri ricordi dell’infanzia. Eppure è altrettanto evidente il tentativo compiuto da parte di Corsicato di scendere sotto la superficie dell’arte di Koons per giungere alle sue radici e profonde motivazioni. Artista del riscatto dell’oggetto quotidiano, sì, ma che sa anche riflettere sui rapporti di forza fra passato e presente (vedi tutta la prima parte del film, in cui ricopre un ruolo fondamentale la seriedi opere Equilibrium,dedicata ai palloni da basket) facendosi forte di una profonda preparazione anche filosofica e scientifica. A stringere in un unico discorso l’esordio del film con la sua conclusione Jeff Koons – Un ritratto privato mostra infatti uno sviluppo in crescendo, dove l’ultima parte risulta a conti fatti la più esaltante e convincente. La riflessione artistica sull’oggetto di consumo si riconverte anche in una rilettura della classicità, secondo la quale è la stessa scultura classica a trasformarsi in luogo comune culturale, ricondotto alla sua più vulgata percezione popolare e rimesso in scena tramite un’accentuazione manierata della sua convenzionalità per mezzo di un esaltato cromatismo consumistico, basico e pubblicitario. La bizzarria del kitsch rintraccia nei lontani anni del passato la propria radice di piacere – una fra tutte, la carrozza d’antan che Jeff Koons dice di amare particolarmente per il rudimentale telefono interno alla vettura che permette di comunicare fra cocchiere e passeggeri. Il kitsch, in ultima analisi, è un fatto pubblico/privato, e la sua esaltazione deriva da un piacere tutto infantile e istintivo piegato a un’intima adesione al piacere visivo più immediato – dalle interviste emerge un riferimento illuminante al piacere ricavato alla vista dal lancio di prodotti-novità sul mercato del consumo di cui viene esaltato il carattere inedito, quando magari non è altro che l’ennesimo detersivo in tutto identico a mille altri apparsi in precedenza.

Coerentemente alla sua natura di strumento di esaltazione dell’operato di un artista (se non anche della sua personalità privata) Jeff Koons – Un ritratto privato non presenta una veste formale particolarmente innovativa. Breve nella durata, punteggiato da un commento musicale pressoché incessante che alterna brani classici a spunti moderni, fitto di testimonianze accalorate nell’enfasi celebrativa, il film di Corsicato conserva però la capacità di suscitare qua e là qualche riflessione interessante sulla natura più intima dell’arte contemporanea, sulla sua realizzazione e fruizione. Di Jeff Koons resta magari un ritratto frammentario, incompiuto ed enfatico. Della sua arte, invece, qualcosa arriva e scende a sedimentare riflessioni corpose e durature.

Info
Jeff Koons – Un ritratto privato, il trailer.

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