Blaga’s Lessons
di Stephan Komandarev
Umorismo nero e tragedia cupissima permeano Blaga’s Lessons, capitolo finale di una trilogia sulla Bulgaria portata avanti dal regista Stephan Komandarev assieme al suo cosceneggiatore Simeon Ventsislavov, in cui un’anziana pensionata, truffata e poi derisa, si trova improvvisamente senza mezzi ma ben decisa a pareggiare i conti contro tutta una società e un paese che l’hanno lasciata sola.
Un mondo senza pietà
Blaga ha settant’anni ed è un’ex insegnante, rimasta vedova da poco e ha un figlio adulto che vive in un’altra città. Tra la pensione e le lezioni private di bulgaro che ancora dà in casa, Blaga ha messo da parte quanto basta per acquistare il loculo per la tomba del marito. Ma un giorno alcuni truffatori la contattano per telefono, convincendola di essere agenti della polizia, e la convincono a mettere insieme tutti i suoi risparmi e a buttarli letteralmente dalla finestra, in modo da evitare che cadano nelle mani dei ladri e promettendole che le saranno restituiti. La polizia le conferma poi di essere stata raggirata e in più Blaga finisce su tutti i giornali dove viene ridicolizzata per la sua ingenuità. A quel punto la sua fiducia nelle istituzioni e la sua dirittura morale, da sempre salde, iniziano a vacillare.[sinossi]
Chi ha avuto la fortuna di vedere almeno uno dei film di Stephan Komandarev conosce già il suo affilato black humour, che si accompagna a una visione lucida e impietosa della società bulgara post-comunista. E il nuovo Blaga’s Lessons non sembra fare eccezione. Presentato al 57° Festival di Karlovy Vary e ora in concorso al 18esimo Roma Film Fest, il sesto lungometraggio di finzione del regista va a costituire il terzo tassello di una trilogia sullo stato (sociale) attuale della Bulgaria, inaugurato da Directions – Tutto in una notte a Sofia (Posoki, 2017) – distribuito in Italia da Wanted Cinema – e seguito dall’ottimo Rounds (V krag, 2019), tutti e tre scritti in collaborazione col fido Simeon Ventsislavov. Protagonisti dei tre capitoli sono esponenti di diverse categorie lavorative e sociali: tassisti nel primo, poliziotti nel secondo, e pensionati in quest’ultimo.
La storia della pensionata Blaga (Eli Skorcheva), ex insegnante di lingua bulgara rimasta vedova da pochi giorni, ruota attorno dalla questione della tomba per il marito che la donna vuole a tutti i costi comprare. La donna, ormai in pensione, arrotonda i pochi soldi che riceve dallo Stato dando lezioni private agli stranieri. Nonostante il figlio, che abita in un’altra città e comunica con lei tramite videochiamata, tenti di convincerla a non spendere inutilmente quel denaro, dato che il defunto è stato cremato, lei non vuole sentire ragioni e ha già trovato il lotto che ospiterà sia il marito che lei stessa, a tempo debito. Ma un giorno Blaga riceve una telefonata che cambia per sempre la sua esistenza: alcuni uomini che si spacciano per poliziotti, in tono autoritario, fingendo che ci sia una retata in atto nell’isolato in cui lei abita, al fine di acciuffare dei truffatori, la convincono a “collaborare con la giustizia”, telefonandole prima al fisso, poi al cellulare e continuano a darle tutta una serie di indicazioni in tono sempre più concitato. La povera donna, frastornata e disorientata, non ragiona più, cede alla paura e consegna tutti i suoi soldi a una mano ignota che va a raccoglierli dopo che lei li ha gettati dalla finestra. Quando più tardi si reca dalla polizia, scopre l’inganno. La sua storia diventa di pubblico dominio e lei, una donna intelligente e di cultura, viene schernita sui giornali come fosse una povera demente.
È a questo punto che Blaga’s Lessons prende una piega inattesa. Se la protagonista di mezza età di L’erba di Grace (Saving Grace, di Nigel Cole, 2000) si improvvisava coltivatrice e spacciatrice di marijuana per trovare sostentamento, l’obiettivo di Blaga va ben oltre: rimpossessarsi della somma sottrattale con l’inganno, al fine di comprare la tomba al marito, ma anche la vendetta nei confronti di un sistema inadempiente e indifferente che non protegge le persone più deboli. E se il film britannico era niente più che una simpatica e innocua commedia, quello di Komandarev è una black comedy che ben presto rivela il suo vero volto, quello della tragedia nerissima, di una miseria umana così totale che alla fine risucchia tutto e tutti, compresa la protagonista. E tuttavia l’occhio della macchina da presa rimane sempre composto, freddo e analitico, in uno stile tra il documentaristico e l’entomologico.
Il film si svolge a Šumen, città nord-orientale della Bulgaria, sede di un grande e importante monumento in cemento, composito (contiene sia elementi architettonici che scultorei) alto 52 metri, chiamato “Ai fondatori della prima Bulgaria”, che si trova in cima a una scalinata di 1300 gradini, uno per ogni anno trascorso dalla fondazione dello Stato quando il monumento fu inaugurato, nel 1981. Si trova su una collina che domina la città ed è dunque un punto di osservazione privilegiato, che però richiede un certo impegno fisico per poter essere raggiunto. A un certo punto, nel corso del film, Blaga sale quegli scalini uno per uno, fino in cima, senza mai voltarsi: è esattamente in quello stesso modo che affronta il cambiamento più importante della sua vita. Blaga, che è sempre stata una donna proba e onesta, diventa lei stessa spietata e indifferente. Dopo aver trovato per puro caso il modo per contattare l’organizzazione malavitosa dalla quale è stata truffata, la donna riesce a farsi assegnare il compito di “corriere”: sarà lei stessa a prelevare il denaro che altre povere persone come lei, raggirate, portano fuori dai loro appartamenti. Una volta raccolto, lo consegna in un luogo isolato fuori dalla città ai suoi ignoti “datori di lavoro”.
A colpire profondamente è il comportamento talmente cinico e disumanizzato delle persone che si muovono in questa città, da sembrare a volte grottesco. Ed è proprio da qui, infatti, che scaturisce l’amara comicità di Komandarev e del suo cosceneggiatore Ventsislavov. Ma a differenza di Rounds, in cui questo black humour attraversava praticamente tutto il film, con situazioni concepite come delle vere e proprio gag (le diverse coppie di poliziotti che continuano a spostare un cadavere da un distretto all’altro, gli uni all’insaputa degli altri, per non dover passare tutta la notte in attesa delle procedure burocratiche), qui c’è poco da ridere, l’ironia cede il posto a un sarcasmo sempre più tetro. Perché è la progressiva perdita di umanità di tutto un Paese che viene svelata e messa a nudo. E malgrado la Bulgaria si trovi “alla periferia dell’Europa”, come lamentava uno dei poliziotti di Rounds, di fatto molto di quello che si vede non è certo estraneo al resto del continente.
Blaga’s Lessons è la conferma di quanto il cinema di Komandarev sia vitale e stimolante, e meriterebbe più risonanza e visibilità. Menzione speciale alla protagonista assoluta del film, la magnifica Eli Skorcheva, attrice bulgara molto nota in patria, assente dagli schermi da trent’anni e il cui volto ha dominato in particolare gli anni ’80. Due occhi magnifici e irrequieti che trasmettono tutti i moti dell’animo e le trasformazioni graduali di una parabola umana imponderabile.
Info
Il trailer di Blaga’s Lessons.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Urotsite na Blaga
- Paese/Anno: Bulgaria, Germania | 2023
- Regia: Stephan Komandarev
- Sceneggiatura: Simeon Ventsislavov, Stephan Komandarev
- Fotografia: Vesselin Hristov
- Montaggio: Nina Altaparmakova
- Interpreti: Assen Blatechki, Eli Skorcheva, Gerasim Gerasimov, Irini Zhambonas, Ivan Barnev, Ivaylo Hristov, Rozalia Abgarian, Stefan Denolyubov
- Colonna sonora: Kalina Vasileva
- Produzione: 42film, Argo Film
- Durata: 114'



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