Mimì – Il principe delle tenebre

Mimì – Il principe delle tenebre

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Mimì – Il principe delle tenebre, primo film personale di Brando De Sica, racconta la storia d’amore tra due giovani reietti nella cornice di una Napoli insolitamente gotica e dark, tra omaggi a Murnau e gusto iperrealista nella rappresentazione della “gomorra” più kitsch. Un horror delicato e fiabesco, ma che al momento giusto non si tira indietro di fronte alla violenza e al sangue.

Ragazzi perduti (in una Napoli dark)

Mimì è un adolescente orfano nato con i piedi deformi che lavora in una pizzeria a Napoli. Un brutto giorno incontra Carmilla, una giovane ragazza convinta di essere una discendente del conte Dracula. Insieme decidono di fuggire un mondo cinico e violento. [sinossi]

Presentato Fuori concorso al 76esimo Festival di Locarno, Mimì – Il principe delle tenebre è il film con cui Brando De Sica prende artisticamente le distanze dal mondo del padre Christian, dopo Parlami di me (2008), che altro non era che il documento di uno spettacolo teatrale di quest’ultimo, e le co-regie (non accreditate) di due commedie firmate sempre dal padre. Finalmente Brando può abbracciare un universo a lui molto caro, che è quello del cinema fantastico e dell’orrore, preceduto di poco da suo cugino Andrea con Non mi uccidere (2021). Nel farlo, sembra aver atteso il momento giusto (il soggetto, ha raccontato lo stesso regista, risale a dieci anni fa), approfittando della linea produttiva tracciata negli ultimi anni da Lo chiamavano Jeeg Robot (2015) e Freaks Out (2021), entrambi di Gabriele Mainetti. Dal primo riprende la commistione tra film di genere e malessere delle periferie urbane, mentre dal secondo principalmente il tema dei freaks, nel raccontare la storia di Mimì, un pizzaiolo diciannovenne dai piedi deformi bullizzato e ripetutamente umiliato dalla gang locale del figlio di un boss, e del suo incontro con l’altrettanto reietta (ma per scelta) Carmilla, che si presenta a lui come una vampira e lo trascina nel suo mondo. Di Mainetti non raccoglie però (e per fortuna) la fissazione per i super poteri, spostando tutto sul piano della cinefilia e dell’ossessione, che scaturisce dal bisogno di amare e di essere amati, in una dimensione in bilico fra vampirismo e psicopatologia, al punto che – come i protagonisti – anche lo spettatore a un certo punto non è più sicuro che ciò che vede sullo schermo accada “realmente” o no. Una prospettiva delicata e fiabesca che, tuttavia, al momento giusto non si tira indietro né di fronte alla spettacolarità né al sangue (nella seconda parte ne scorre a fiumi), ma dà anzi il via a un’escalation che si conclude, per una volta, con un finale perfettamente coerente con il resto e che non delude.

Oltre alla componente horror, c’è anche quella gangsteristica, o meglio “gomorresca”, quella di giovani, sadici e perversi rampolli della malavita partenopea, rappresentati dal truce e coatto Bastianello (Giuseppe Brunetti) e la sua banda, tra droga, orge e concertini neomelodici, un vero e proprio circo degli orrori di cui De Sica mette in scena con gusto iperrealista tutto il kitsch. Negli iati tra le umiliazioni sofferte dal protagonista, gli improvvisi scoppi di violenza e le derive vampiresche, il film si concede delle pause “in minore”, notturne o crepuscolari, perdendosi in una Napoli gotica e cimiteriale, insolitamente dark, una Napoli in negativo, il cui fulcro nevralgico è un chiostro del complesso di Santa Maria La Nova dove si erge quella che alcuni studiosi ipotizzano essere la tomba di Vlad III, meglio conosciuto come Conte Dracula. Anche riguardo alle scelte musicali il regista dimostra di sapere bene dove andare a parare, quando, nel bel mezzo di una scena violenta e ricca di tensione, fa partire Quei giorni insieme a te, cantata da Ornella Vanoni (scritta da Iaia Fiastri e composta da Riz Ortolani), sicuramente memore del Fulci di Non si sevizia un paperino (1972) che tanto mirabilmente usò quello stesso brano in netto controcanto nella scena del massacro della maciara.

La sensazione complessiva è che Mimì – Il principe delle tenebre, non senza una certa dose di astuzia, sia fortemente determinato a imporsi come un instant cult nostrano, con qualche strizzatina d’occhio alla scena internazionale: dal look del protagonista, interpretato dal bravo Domenico Cuomo – che sembra un parente prossimo dei personaggi di Tim Burton e ha il taglio di capelli alla Timothée Chalamet – alla partecipazione dell’attrice transgender Abril Zamora nel ruolo di Giusi (l’amica fra le cui braccia si rifugia Mimì), che conferisce al film un tocco di melodramma ed eccentricità vagamente almodovariane. Al tempo stesso però dimostra un’adesione genuina e sentimentale per l’horror e i suoi miti fondatori – i ripetuti omaggi a Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, 1922) di Friedrich Wilhelm Murnau in primis – e ha in più l’ardire di proporre, in tempi repressivi come questi, una storia d’amore tra un giovane e una minorenne rendendola al tempo stesso tenera, sensuale e triste come i loro baci, via via sempre meno timidi. Bizzarra, seducente e goticissima dalla testa ai piedi, Carmilla (nome che omaggia l’omonima novella del 1872 di Sheridan Le Fanu, pietra miliare della letteratura vampiresca assieme al di poco successivo Dracula di Bram Stoker) buca lo schermo, con o senza canini, merito in gran parte della quindicenne Sara Ciocca, che bazzica i set già da almeno un lustro e che qui è una vera rivelazione, ma anche della regia che sa valorizzarne appieno il carisma e la fotogenia.

Info
Mimì – Il principe delle tenebre, trailer.

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