Amal
di Jawad Rhalib
In concorso al 27° Tallin Black Nights Film Festival Amal è il terzo film di finzione del regista belga di origini marocchine Jawad Rhalib, la cui filmografia (fatta soprattutto di documentari) è tutta incentrata sulla difficile integrazione della popolazione di origine araba in Belgio. Un film di ambientazione scolastica, seguendo tutta una tradizione di cinema francofono sulla difficile realtà delle banlieue, incentrato sulla battaglia dell’insegnante Amal in favore di una cultura islamica aperta e tollerante.
La scuola islamica
Amal è un’insegnante di francese in una scuola superiore di Bruxelles, impegnata a infondere agli studenti un senso di coesione sociale, per eliminare i confini tra ragazzi di religioni diverse. Quando una delle sue studentesse, Mounia, marocchina, viene perseguitata dai suoi compagni di scuola a causa del suo abbigliamento inappropriato per la sua religione islamica e di un video pubblicato sui social media in cui fa pubblicamente coming out, Amal sostiene la ragazza nelle sue scelte, temendo per la sua incolumità come per la propria. [sinossi]
Loda il vino per le sue grazie e chiamalo col più bello dei suoi nomi.
Ho comprato l’ardore, caro, e ho venduto ogni pietà per il piacere.
Ho seguito il mio spirito libero, e non rinuncerò mai alla lussuria.
Abu Nuwas, poeta arabo dell’VIII secolo
A Bruxelles, capitale del Belgio e sede delle principali istituzioni dell’Unione Europea, il 25% della popolazione professa la religione musulmana, risultato della forte immigrazione degli ultimi decenni dai paesi magrebini. Un flusso migratorio di una popolazione che fa fatica a integrarsi, in un paese che peraltro gestisce la pesante eredità di un passato coloniale. Una problematica, con tante contraddizioni, che emergono in Amal, terzo film di finzione del regista belga di origini marocchine, Jawad Rhalib, presentato in concorso alla 27ª edizione del PÖFF. La filmografia del regista, fatta perlopiù di documentari, è in effetti tutta focalizzata sulla vita degli immigrati magrebini, essendo lui stesso trasferitosi in Belgio con la famiglia da bambino. Rhalib ha peraltro svolto il lavoro di giornalista, prima di darsi al cinema e, in effetti, il suo sguardo sulla realtà è improntato a un senso di realismo sociale. Pur non ispirandosi a fatti di cronaca specifici, Amal si basa su vari episodi e su diversi reportage. Il film è incentrato sulla figura di Amal, insegnante laica e progressista, in una classe difficile, multietnica, dove una ragazza, Mounia, di origine marocchina, è oggetto di atti di bullismo per vestirsi in modo, considerato, discinto, e per aver fatto coming out sui social media. Amal decide di introdurre l’insegnamento del grande poeta arabo-persiano dell’VIII secolo Abu Nuwas, grande cantore dell’amore omosessuale e dei piaceri del vino. Un autore i cui testi sono attualmente proibiti nei paesi di rigida osservanza musulmana, testimonianza di un’epoca in cui la cultura islamica era aperta e tutt’altro che sessuofobica. Per questa decisione, l’insegnante viene pesantemente contestata e minacciata da alcuni genitori, ma anche da un collega, mentre la preside fa le orecchie da mercante.
Amal è un pamphlet, un film a tesi, volto a far comprendere lo spirito originario e autentico della cultura islamica, contro le false interpretazioni della stessa che hanno assunto un ruolo dominante. Nei nostri paesi si opera abitualmente una distinzione tra islamici fondamentalisti, responsabili del terrorismo, e moderati, ovvero laici e secolari. Il film ci insegna invece come al limite i veri interpreti dell’autentico spirito della cultura musulmana sarebbero i secondi, mentre i primi semplicemente la tradiscono. Jawad Rhalib porta avanti il discorso in modo tutt’altro che banale, né schematico né semplicistico. E par fare ciò usa due carte importanti. La prima riguarda il fatto che anche Amal, l’insegnante progressista con grande apertura mentale, è musulmana. E ciò viene rivelato solo a un certo punto da un collega contrariato, che glielo rinfaccia. Ma dopo questa informazione lampo, il film non ci tornerà più. Nessun approfondimento su eventuali struggimenti interiori della donna, o su quale percorso biografico sia approdata a una vita e a un approccio all’insegnamento secolarizzati. La cosa è buttata lì, in un attimo, facendo saltare ogni facile preconcetto e manicheismo. Il secondo punto forte del film riguarda l’ottima caratterizzazione dei personaggi negativi, dei fondamentalisti islamici. Tutti hanno lodato l’interpretazione di Lubna Azabal nel ruolo dell’insegnante protagonista, ma più interessante è il lavoro fatto con gli attori hanno dato vita a personaggi che esprimono una visione religiosa integralista. Oltre agli adulti, tra cui il gestore di un internet point, padre di uno dei ragazzi, interpretato dall’attore italo-belga Fabrizio Rongione, alcuni alunni sono esemplari. Principalmente Rachid, che il regista indaga nei suoi affetti famigliari, entrando nelle mura domestiche, e nello scompenso affettivo di non avere una madre, e Jalila. Quest’ultima è una ragazza che indossa tute, non porta il velo come in effetti nessuna donna del film, ancora una volta evitando ogni semplificazione. Ma è una passionaria islamista, in grado di sostenere, argomentandole, le varie discussioni, pronta a bollare come haram tutto ciò che considera illecito.
La narrazione di Amal si dipana secondo alcuni sottotesti letterari. All’inizio in classe si discute di Victor Hugo e della sua opera L’ultimo giorno di un condannato a morte. Questo serve a delineare le psicologie dei personaggi, quando Amal provoca i suoi studenti chiedendo di esprimersi sulla pena capitale. Una lunga discussione alla fine della quale qualcuno ricorda che in Belgio non esiste più nemmeno l’ergastolo, richiamando così ai principi di uno stato laico e non giustizialista. Seguono i riferimenti ad Abu Nuwas, di cui si è detto, per concludere con una citazione da Le mille e una notte: è il libro che Amal estrae dalla sua libreria, ancora una testimonianza di una cultura araba-persiana antica dove la sessualità veniva trattata con leggerezza e dove, non a caso, viene citato Nuwas. Amal prosegue quella tradizione cinematografica francese dei film sulle banlieue, spesso ambientati tra le mura scolastiche, territori di frontiera lasciati al presidio di pochi eroici insegnanti.
Info
Amal sul sito delle Black Nights.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Amal
- Paese/Anno: Belgio, Francia | 2023
- Regia: Jawad Rhalib
- Sceneggiatura: Chloé Leonil, David Lambert, Jawad Rhalib
- Fotografia: Lisa Willame
- Montaggio: Nicolas Rumpl
- Interpreti: Babetida Sadjo, Catherine Salée, Ethelle Gonzalez-Lardued, Fabrizio Rongione, Johan Heldenberg, Kenza Benbouchta, Lubna Azabal, Mehdy Khachachi
- Produzione: Scope Pictures, Serendipity Films
- Durata: 112'




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