Ryūsuke Hamaguchi: La ruota tra città e campagna

Ryūsuke Hamaguchi: La ruota tra città e campagna

Esce in Italia, con una distribuzione congiunta tra Tucker e Teodora, Il male non esiste, l’opera con cui Ryūsuke Hamaguchi ha ottenuto il Leone d’Argento alla scorsa Mostra di Venezia. Hamaguchi si conferma quale uno degli autori più apprezzati ai festival internazionali, dopo l’Orso d’argento – Gran premio della giuria alla 71a Berlinale per Il gioco del destino e della fantasia, e il Prix du scénario a Cannes 74 per Drive My Car, con il quale ha ricevuto quattro nomination agli Oscar aggiudicandosi quello come miglior film internazionale. Abbiamo incontrato Ryūsuke Hamaguchi durante l’ultima Venezia.

Abbiamo un’immagine del Giappone come di un paese modernissimo, tecnologicamente avanzato. Questa visione del mondo rurale nipponico, ancora legato ai cicli della natura e alle tradizioni, è inusuale anche per il tuo cinema, finora incentrato sulla vita metropolitana. Come mai questo interesse? Hai fatto ricerche sulla vita di campagna per il film?

Ryūsuke Hamaguchi: Ho fatto delle ricerche. Io abito in città, nelle vicinanze di Tokyo, quindi non conosco molto bene la situazione rurale. Invece Eiko Ishibashi, la compositrice dei brani musicali del film, abita in un luogo circondato dalla natura. Avevamo parlato di questo progetto da circa un anno, ma non avevamo ancora deciso che direzione prendere. Ho pensato quindi di andare a vedere i suoi luoghi, per avere un passaggio in più, e così è stato. Sono andato nelle zone in cui vive, che sono vicini ai luoghi delle riprese del film. Ho fatto delle ricerche che mi hanno portato a scoprire l’episodio del glamping, che si vede circa alla metà del film, quella della sessione esplicativa del progetto turistico. Questa scena si rifà a un episodio realmente accaduto. Era successa esattamente la stessa cosa, ovvero la presentazione in un’assemblea locale di un progetto poco credibile. È rimasto l’audio di questo evento che ho ascoltato apposta per realizzare quella scena. Dall’interazione anche abbastanza vivace, si sente come chi sta facendo la spiegazione, poco alla volta crolla. C’è una grossa differenza tra la città e l’ambito rurale. In città la vita si svolge in una camera chiusa dove tutti quanti utilizziamo l’aria condizionata, usiamo le stesse impostazioni del condizionatore, viviamo all’interno di una temperatura che è sempre quella. Non ci rendiamo conto che la temperatura esterna sta aumentando, perché siamo sempre all’interno delle quattro mura, sempre con la stessa aria condizionata, sempre con la stessa temperatura. Invece nella zona rurale si sa quella che è la temperatura esterna perché si ha un rapporto di armonia con la natura. La scena del taglio della legna era molto importante perché ci fa capire l’importanza della legna per la gestione e il controllo della temperatura, in quanto usata per il fuoco. Ci sono divergenze tra la città e la campagna. Le zone rurali non riescono comunque a vivere al di fuori dell’influenza delle città. Dalle città arrivano progetti proiettati nelle zone rurali che devono poi gestirli. C’era anche questo elemento geografico che poteva essere interessante in tutta la storia. È stato importante anche per il mio approccio perché ho pensato che l’interazione tra queste due realtà avrebbe potuto essere interessante ai fini della storia.

Tra i personaggi del film c’è un personaggio mancante, quello della madre che si vede due volte in foto. Si presume che sia morta e non da molto tempo, perché in un’immagine con la bambina quest’ultima ha la stessa età. Un po’ ci fa pensare alle famiglie tronche nel cinema di Ozu. Perché questa presenza/assenza?

Ryūsuke Hamaguchi: Non c’è alcun elemento all’interno della storia che ci dia per certo che lei sia morta. È assente. All’interno di questa storia, l’assenza di uno dei genitori diventa una forza motrice. Il fatto che siano rimasti solo due componenti della famiglia, il padre e la figlia, fa sì che la loro vicinanza sia maggiore. Ci ritroviamo con un padre che chiaramente ha dei deficit comunicativi. Rispetto a frequentare altri esseri umani preferisce frequentare gli alberi, preferisce stare in compagnia dell’acqua, dell’erba, di tutti gli elementi naturali. Probabilmente la bambina ha delle capacità comunicative molto superiori. La loro comunicazione è quella che si vede nel film, ma se la madre fosse stata presente, ci sarebbe stata una comunicazione molto diversa. Invece la comunicazione tra i due è a spizzichi e bocconi. Questa è una delle questioni maggiori all’interno della storia perché padre e figlia si ritrovano davanti a un momento di crisi, il che fa sì che il padre, nella parte finale del film, reagisca in quel modo. Se ci fosse stata la madre, quella reazione non avrebbe avuto quell’entità. Il risultato di una famiglia in cui l’assenza della madre è percepita, è vera, non c’è, ha fatto in modo che poi lui abbia deciso di portare le sue azioni a quel livello. Questa assenza ha un peso, anche se nel film non viene mai proposta una presenza.

Il finale del film fa molto discutere, è aperto a interpretazioni. Come mai questa ambiguità?

Ryūsuke Hamaguchi: Confondere lo spettatore non deve essere un dispetto nei suoi confronti. Non me lo permetterei mai. Il mio dovere di cineasta è quello di fornire allo spettatore un’esperienza interessante, intensa. Mi sono sempre chiesto, ponendomi nel ruolo di spettatore, cosa possa dare un valore aggiunto nella visione di un film. La risposta è proprio nell’elemento della sorpresa, dell’incomprensione, della confusione. Io ho una visione delle cose e, quando c’è un film che la mette in discussione, questa visione crolla, così come crolla il modo in cui ho visto il mondo fino a quel momento. Questo per me è il massimo intrattenimento che posso avere da un film. Reputo che il dovere del regista sia proprio fornire allo spettatore questa sorpresa, questa esitazione, questa confusione. Si tratta di un servizio allo spettatore.

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