Tardo autunno

Tardo autunno

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Terzultimo film di Yasujirō Ozu, Tardo autunno è un’opera con toni da commedia, portati avanti dai personaggi dei tre maldestri strateghi di matrimoni, da cui però trapela un grande senso di tristezza legato alla separazione famigliare, agli obblighi sociali di ripristinare nuclei famigliari integri.

I sogni di gioventù sono svaniti

Akiko Miwa, vedova da sette anni, vive felice con la figlia Ayako. Tre vecchi amici, ex-compagni di scuola della donna e del defunto marito, vogliono far accasare Ayako, ma lei resiste. Allora cercano di far risposare Akiko con uno di loro tre, il professor Hirayama, anche lui vedovo. Anche lei resiste. Ayako però è indotta a credere che la madre voglia risposarsi e ne è indispettita, mentre Akiko si sente d’ostacolo per il futuro della figlia. Le due si riconciliano in una vacanza. Al ritorno Ayako si sposa e Akiko rimane sola. [sinossi]

La Torre di Tokyo è stata costruita nel 1958: un simbolo imponente della città e della rinnovata potenza del paese nel pieno del suo boom economico. Significata anche sancire la fine delle difficoltà del dopoguerra, come racconta il film Always: Sunset on Third Street (2005) di Takashi Yamazaki. La Torre di Tokyo svetta nelle prime inquadrature di Tardo autunno, il terzultimo film di Yasujirō Ozu. Il titolo internazionale con cui il film è conosciuto, Late Autumn, non è una traduzione letterale ma rende il concetto di quello originale Akibiyori, 秋日和, parola che indica improvvise belle giornate d’autunno dopo un periodo di brutto tempo. La Torre di Tokyo è vista in una serie di inquadrature, a cominciare da una dove è sullo sfondo di alberi con ancora poche foglie, nel loro aspetto autunnale. Con la sua architettura reticolare diventa una nuova immagine di quell’estetica dei grovigli di acciaio con cui il cineasta racconta la vertiginosa modernità del paese. Una metropoli sempre più moderna e occidentale quella raffigurata in Tardo autunno, in cui i classici locali e ristorantini dove si svolgono momenti conviviali, passaggi narrativi importanti, portano insegne occidentali, bar Luna, bar Carmen, bar Blow, bar Arrow così come il negozio da golf che si chiama Green Golf; e dove si vedono ancora una volta prodotti o pubblicità di marchi occidentali, Coca Cola, Johnnie Walker. E tra i giovani giapponesi impazzano il rockabilly ed Elvis, come osservano sconcertate due signore nel film.

Ancora una volta nel cinema di Ozu è centrale la famiglia monca, con un vuoto generato dalla perdita di qualche congiunto. Lo è la famiglia Miwa, delle protagoniste Akiko e Ayako, madre e figlia, il cui padre/marito è mancato da sette anni. Anche il professor Hirayama, pretendente di Akiko, è vedovo, mentre Goto, che si sposerà con Ayako, ha perso la madre quando era piccolo in un giorno d’autunno. Raccomanda alla ragazza di non litigare con la madre, situazione che per lui è occasione di un enorme rimpianto. Infine, Yukiko, collega e amica di Ayako, dice di avere una matrigna. Le simmetrie narrative del cinema di Ozu qui raccontano di un’esigenza sociale a riempire i buchi e ricostituire la famiglia tradizionale sostituendo quel membro che sia venuto a mancare. Ozu, che non si è mai sposato e che ha sempre vissuto con la madre, racconta dell’affetto tra Akiko e Ayako, della loro vita insieme dopo la scomparsa del marito/padre, e della tristezza della loro, quantomeno forzata, separazione.

Ancora una volta nel cinema di Ozu è centrale il conflitto tra la mai estinta usanza del matrimonio combinato, detta miai-kekkon, e il matrimonio d’amore. Uno dei tre ex-compagni è contrariato per un momento di crisi coniugale della figlia, nonostante lei abbia scelto il marito per amore. Ayako comincia a convincersi del matrimonio con Goto solo dopo averlo incontrato di persona, momento in cui scatta una scintilla, mentre in precedenza aveva escluso il connubio a scatola chiusa, con lui come con chiunque altro. Evitava ogni proposta perché stava bene con la madre, perché avrebbe allungato la primavera della propria vita, consapevole che avrebbe cambiato idea solo se innamorata. La paura per il matrimonio è condivisa con la collega Yukiko. Le due, guardando dalla terrazza del palazzo del loro ufficio un paesaggio urbano (posizionate con effetto sojikei) che contempla, oltre al solito treno un autobus che lo affianca, fanno i commenti su una collega che è convolata a nozze senza invitarle al rinfresco, osservando come il matrimonio conduca a isolarsi e a separarsi dagli affetti di prima. Ayako poi è fortemente contrariata quando crede che la madre intenda risposarsi, perché reputa ciò un tradimento al defunto padre. Ancora il professor Hirayama, incalzato da Yukiko nel momento in cui è certo di risposarsi con Akiko, promette di amare la futura moglie per sempre. «Amore e matrimonio dovrebbero coincidere», afferma Ayako pranzando con uno dei tre che la vorrebbero sistemare. «Ma se non succede, non è la fine del mondo. Amare qualcuno è già abbastanza. Non c’è bisogno di sposarsi», aggiunge, sottolineando la differenza di vedute dei giovani con le vecchie generazioni.

Il rapporto amore/matrimonio combinato si incrocia e riflette sull’antinomia vita/morte che pervade tutto il film. Tardo autunno comincia con una celebrazione buddhista dell’anniversario di una morte, dove si trovano pressoché tutti i personaggi, improntata alla serena rassegnazione giapponese, in un tempio sui cui muri si riverberano le onde di un vicino corso d’acqua, immagine della fragilità e dell’impermanenza della vita. E il film si conclude con un pomposo matrimonio dove aleggia un’atmosfera triste e funerea. Avere una bella moglie accorcia la vita: è una battuta che fanno i tre buontemponi, mentre Akiko si convince della necessità che la figlia convoli a nozze perché, come lei, ha tutta la vita davanti. E ciò quando pressoché ogni personaggio si porta dietro il lutto di un congiunto.

«La vita è semplice ma ci sono persone che riescono a complicare le cose»: è una perla di saggezza che esce dalla chiacchierata finale dei tre cospiratori pasticcioni, che brindano pensando di aver raggiunto l’obiettivo. Tra le persone complicate c’è sicuramente lo stesso regista, che costruisce un’opera dalla complessa architettura visiva e narrativa, con le solite specularità ed ellissi. Ci sono ancora gli effetti sojikei, ovvero le immagini dove due personaggi compiono gli stessi movimenti, tra cui quello di due dei tre anziani al tavolo di un bar che, imbarazzati, agitano alla stesso modo le pipe che appartenevano al loro vecchio amico, donate loro da Akiko e Ayako come a preparare quel momento. Simmetrie, specularità e collegamenti sono anche con altri film di Ozu, all’interno di una filmografia che funziona come un macrotesto dove ogni pellicola occupa un tassello. Tardo autunno funziona come una nuova versione di Tarda primavera, cambiando il sesso del genitore vedovo e facendo passare l’attrice Setsuko Hara da figlia a madre. I due film sono in realtà tratti da due romanzi diversi, il primo cronologicamente di Kazuo Hirotsu, il secondo di Ton Satomi da cui Ozu aveva già tratto Fiori d’equinozio. I punti in comune tra i due film sono sicuramente tanti così come con Il gusto del sakè o C’era un padre. I tre signori evocano spesso la loro giovinezza, quell’epoca in cui non avevano molti soldi ma tanta allegria. Tutti e quattro corteggiavano la bella Akiko: il loro defunto compagno è stato quello che l’ha spuntata conquistandola e sposandola, peraltro già, evidentemente, con un matrimonio d’amore. Qui Ozu richiama espressamente il suo cinema degli anni Trenta, in una memoria, e in una nostalgia, autoriflessive. Film come Anche se non sono riuscito a laurearmi…, Dove sono finiti i sogni di gioventù?, i cui protagonisti e le situazioni poterebbero esseri gli stessi di Tardo autunno da giovani. E Ozu guarda anche al cinema americano: da una nota dei suoi diari, datata 10 febbraio 1960, si apprende che si è ispirato per il copione al western di John Ford, I tre furfanti, dove tre simpatici fuorilegge organizzano il matrimonio per una ragazza il cui padre è stato ucciso.

Se nel 1960 la Torre di Tokyo, edificata due anni prima, era un faro di ottimismo per il progresso della nazione, quell’anno fu particolarmente turbolento per il paese. Era già iniziato il “Sessantotto”, ben prima che nel resto del mondo, con le violente proteste Anpo, contro il trattato nippo-americano. Ovunque nel paese si verificavano scontri violenti tra manifestanti e polizia, con vittime, mentre si susseguivano gli scioperi come quelli dei minatori. Il leader socialista Asanuma fu assassinato da un giovane fanatico di estrema destra. Mentre Ozu raccontava della fine di un sistema di valori tradizionali, la sua stessa casa di produzione, la Shochiku, produceva Notte e nebbia in Giappone, di un giovane regista arrabbiato, Nagisa Ōshima, che rifletteva il clima turbolento di quel momento. Anche un tipo di cinema classico era ormai arrivato nel suo tardo autunno.

Info
La scheda di Tardo autunno sul sito della Tucker.

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