Se solo fossi un orso
di Zoljargal Purevdash
Presentato nella Feature Narrative Competition dell’El Gouna Film Festival 2023, dopo l’anteprima a Un certain Regard, Se solo fossi un orso, opera prima della regista mongola Zoljargal Purevdash, è un racconto, attraverso gli occhi di un ragazzo, delle condizioni di vita difficili, per motivi climatici e ambientali, nei dintorni montuosi di Ulan Bator. Ma anche la descrizione di una società in bilico tra superstizione e sapere scientifico.
Mangia insalate di matematica
Ulzii, un adolescente dei sobborghi poveri di Ulan Bator, è determinato a vincere un concorso di fisica per una borsa di studio. La madre, analfabeta, ha trovato un lavoro altrove, abbandonando lui, il fratello e la sorella in pieno inverno. Ulzii vaga di notte alla ricerca di oggetti da bruciare per riscaldarsi, mentre si prepara per la competizione nazionale. [sinossi]
Approda a El Gouna Film Festival 2023, nella Feature Narrative Competition, il film If Only I Could Hibernate (il titolo originale è Баавгай болохсон, traslitterato come Baavgai Bolohson: in Italia la coraggiosa Trent lo ha tradotto con Se solo fossi un orso), opera prima della regista mongola Zoljargal Purevdash. Un film che ha esordito a Un Certain Regard e ha avuto una buona visibilità festivaliera. Se verso la fine del film si pensa a come potrà reincarnarsi il cane del protagonista, viene da dire che la regista esordiente sia come la reincarnazione cinematografica di Pema Tseden, recentemente scomparso. Pur appartenendo la prima alla Mongolia e il secondo al Tibet, lo stile di entrambi è simile nelle atmosfere, nell’approccio delicato e genuino, nel racconto di una cultura in bilico tra tradizione e modernità, nel non indugiare negli aspetti folkloristici come nel pietismo.
Se solo fossi un orso è il racconto di un mondo attraverso gli occhi di un ragazzo, Ulzii, dal Q.I. superiore, che vive in condizioni precarie in una yurta, la tipica capanna mongola, nella steppa attorno alla capitale, insieme a fratello e sorella, lasciati soli dalla madre. Una sorta di Will Hunting del film di Gus Van Sant, trasportato negli altipiani mongoli. Tutto il film si gioca sui contrasti tra città e sobborghi, tradizione e sforzi di modernità, tra precarietà di vita e necessità di apparire, vestirsi bene nel contesto urbano. I palazzoni disordinati e anonimi di Ulan Bator e le yurte sparse nelle alture attorno, la vita misera e comune in quelle abitazioni chiuse, dove i tre fratelli dormono nello stesso letto. Ma a scuola il ragazzo è vestito impeccabilmente, in giacca e cravatta. Lui che vive in quel mondo pieno di superstizioni, dove si reputa che il modo di seppellire un cane possa determinarne la reincarnazione in un essere umano, eccelle nelle discipline scientifiche fondate sulla logica, la matematica e la fisica. Saperi che vengono riconosciuti e premiati tant’è che il ragazzo può concorrere, con possibilità di vittoria, al concorso di fisica destinato agli studenti di tutte le scuole del paese.
Durante una scena in città la regista ci mostra una manifestazione ambientalista. Tutto il film si gioca sull’ulteriore rapporto tra degrado ambientale e necessità di sopravvivenza, necessità di un combustibile, in un territorio estremamente freddo. Il respiro affannoso di Ulzii si associa, con montaggio analogico, alla visione del paesaggio, coperto da una coltre fittissima di smog. C’è addirittura chi caccia i cani randagi per usarli come combustibile, qualcuno racconta. Forse quella è la loro unica possibile reincarnazione, sotto forma di riscaldamento. Quando Ulzii è costretto a trovare un lavoro, perché la madre non invia più loro i soldi, non trova di meglio che unirsi a un gruppo di disboscatori abusivi che tagliano alberi per recuperare legna. E si arriva a quella scena grottesca in cui dei funzionari pubblici portano a casa di Ulzii una stufa di un modello moderno ed efficiente, che gli viene ceduta gratuitamente nell’ambito di un progetto sociale per le famiglie svantaggiate. Peccato che il ragazzo non abbia più in casa il carbone necessario per farla funzionare.
Pochi personaggi del film si salvano, tra cui ovviamente Ulzii con quella sua grande energia e la capacità di fronteggiare con un sorriso ogni avversità. Se solo fossi un orso tratteggia un mondo in crisi dove le soluzioni cercate sembrano false soluzioni, dove tanti sforzi vengono fatti inutilmente con tanto spreco di energie, dove non si trova il modo di conciliare le ragioni del benessere sociale e quelle dell’ambiente.
Info
Se solo fossi un orso sul sito di Cannes.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Baavgai Bolohson
- Paese/Anno: Francia, Mongolia, Qatar, Svizzera | 2023
- Regia: Zoljargal Purevdash
- Sceneggiatura: Zoljargal Purevdash
- Fotografia: Davaanyam Delgerjargal
- Montaggio: Alexandra Strauss
- Interpreti: Batmandakh Batchuluun, Batsaikhan Battulga, Battsooj Uurtsaikh, Batzorig Sukhee, Davaasamba Sharav, Ganchimeg Sandagdorj, Nominjiguur Tsend, Purevdulam Natsagbadam, Sukhee Lodonchuluun, Tuguldur Batsaikhan, Urnukhbayar Battogtokh
- Colonna sonora: Johanni Curtet
- Produzione: Amygdala Films, Urban Factory
- Distribuzione: Trent Film
- Durata: 98'
- Data di uscita: 14/03/2024



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