Full River Red
di Zhang Yimou
Full River Red è la rappresentazione del cinema più magniloquente di Zhang Yimou, che raggiunge l’apice del suo successo commerciale con un’opera stratificata, che mescola in modo folle i generi apparentemente più distanti tra loro, dalla commedia nera al giallo, dalla ricostruzione storica alla tragedia guerresca. Film di chiusura della venticinquesima edizione del Far East Film Festival di Udine.
La lettera perduta
La storia è ambientata nella Cina della dinastia Song e ruota attorno alla ricerca di una lettera scomparsa. È l’anno 1146, una ribellione fermenta nel popolo Jin contro l’Imperatore, che convoca una delegazione dei ribelli a un incontro con il primo ministro Qin Hui in un avamposto remoto dell’impero. Ma due ore prima del cruciale incontro il rappresentante dei Jin viene assassinato e la lettera che portava per l’Imperatore viene trafugata. [sinossi]
Interessante, e anche sintomatico del modo in cui il mondo cinefilo occidentale concentra l’attenzione in maniera pressoché esclusiva sulle cose “di casa”, è il silenzio mediatico che ha accompagnato la distribuzione nelle sale cinematografiche cinesi poco meno di un anno fa di 滿江紅 (Mǎnjiānghóng), venduto a livello internazionale con il titolo inglese Full River Red; mettendo insieme il box office hongkonghese e quello della “Cina della terraferma” si evince come il venticinquesimo lungometraggio diretto da Zhang Yimou – il ventiseiesimo è arrivato in sala pochi mesi dopo, il dramma urbano sulla corruzione 坚如磐石 (Jiān rú pánshí), Under the Light – abbia messo insieme la bellezza di quattro miliardi e mezzo di renminbi, che equivalgono a quasi seicento milioni di dollari. Tutto questo senza contare su nessun mercato estero, ma solo rimanendo in patria: pensando a quanto vertiginosi vengano giustamente considerati gli incassi – poco meno di un miliardo e mezzo di dollari – raggiunti da Barbie, distribuito però nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, non si capisce come sia possibile che si sia sottostimato l’impatto popolare di Full River Red, a meno di non assumere come realtà uno squallido e anche pericoloso occidentalismo tanto nello sguardo quanto nella lettura della politica produttiva ed estetica globale. Tale pensiero è stato corroborato lo scorso aprile dalla visione del film durante le giornate del Far East Film Festival di Udine, dove svolgeva il ruolo di titolo di chiusura della venticinquesima edizione della kermesse friulana. Full River Red è infatti un grande spettacolo nazional-popolare, che in un’ottica ultramoderna vive del sincretismo perfino forzato tra elementi in apparenza tra loro in aperta contraddizione: sballottato da un colpo di scena all’altro, in un continuo ribaltamento del punto di vista e nello sgretolamento di ogni certezza acquisita riguardo i personaggi in scena e il loro ruolo, lo spettatore si trova infatti in un crocicchio dove si confondono il dramma storico con l’utilizzo del rap, il buddy movie con il wuxia, l’epica con il mystery, il giallo à la Christie con l’afflato sentimentale.
Questo bailamme di intuizioni divergenti può legittimamente creare un senso di spaesamento nello spettatore, e non v’è dubbio che non tutti gli elementi giungano a una medesima compiutezza, ma Full River Red si lancia nella sua narrazione, che per di più segue in gran parte i dettami aristotelici nella conservazione dell’unità di luogo, tempo, e azione, con una veemenza nel linguaggio espressivo che colpisce con forza lo sguardo. Non c’è traccia di estetismo fine a sé stesso nelle due ore e quaranta durante le quali si articola il film, e il calligrafismo che altrove ha trovato non di rado spazio nelle sortite “storiche” di Zhang è qui del tutto espunto. Anzi, si intravede una brutalità che pareva essersi sopita con gli anni e l’aderenza a un sistema produttivo mainstream che come quello cinese che di certo non ama la complessità, e ancor meno la stratificazione. Così, se resta l’elogio di chi mette a rischio consapevolmente la propria vita per l’adesione a un ideale che forse rimarrà anche nel campo dell’utopia – tema cardine di gran parte del cinema di Zhang –, l’espediente scenico dato dalla recita collettiva della poesia di Yue Fei che per di più riecheggia nel titolo del film (Il fiume scorre rosso, che in un passaggio afferma: «L’umiliazione di Jing Kang continua, la vendetta aspetta ancora la sua ora, i sudditi fedeli si lamentano, quando finirà?»), in misura quasi paradossale Full River Red riesce ad apparire come fulgido esempio di cinema di propaganda ma anche come inevitabile messa in crisi di quel medesimo apparato scenico-produttivo su cui si basa anche l’immaginario cinese post-Mao. Se infatti si alza un peana all’uomo – Yue Fei – che è stato eletto simbolo stesso della lealtà, e soprattutto della fedeltà allo Stato, dall’altro si ragiona sul concetto di proibito, sulla necessità di scavalcare il concetto di censura, sul superamento dunque dell’apparato di potere.
Alcuni storceranno il naso di fronte a Full River Red, lo accuseranno di avere troppi rigagnoli laterali non strettamente necessari – lo stuolo di personaggi è tale da far venire, almeno nella prima parte, il mal di testa, e da costringere inevitabilmente anche a qualche spiegazione verbale di troppo durante la visione –, rivendicheranno la mancanza di ispirazione di Zhang rispetto all’epoca d’oro del suo cinema, ma si tratta di posizioni di retroguardia e anche in parte pregiudiziali. Il sorprendente utilizzo scenico della cittadella fortificata, lì dove viene ritrovato il cadavere del commissario Jin da cui parte l’intera narrazione, il ricorso a un buon numero di oggetti da ritrovare che sviluppano il côté giallo ma svolgono anche un ruolo metaforico, accomunati dalla consueta eleganza espressiva del cineasta cinese, e da un raffinato cromatismo fotografico che fa scorrere a fiotti un sangue rosso che più rosso non si può su un proscenio ingrigito, a ribadire il sacrificio e il suo potere nei confronti della struttura e della sua incanutita dominazione vacua, rendono le screziature di cui si compone Full River Red quasi rivoluzionarie, vive e pulsanti, e al contempo dissacrate da un umorismo strisciante che si fa beffe perfino della morte. Un’opera vitale, brillante, di ingegno e raffinata scrittura, con Zhang che film dopo film sembra essersi oramai calato nel ruolo di mandarino di corte, fedelissimo e sogghignante.
Info
Full River Red sul sito del Far East.
- Genere: commedia, drammatico, giallo, storico
- Titolo originale: Man Jiang Hong
- Paese/Anno: Cina | 2023
- Regia: Zhang Yimou
- Sceneggiatura: Chen Yue, Zhang Yimou
- Fotografia: Zhao Xiaoding
- Montaggio: Li Yongyi
- Interpreti: Chen Yongsheng, Fei Fan, Guo Jingfei, Huang Yan, Jackson Yee, Jiang Pengyu, Lei Jiayin, Lin Boyang, Ou Hao, Pan Binlong, Ren Sinuo, Shen Teng, Wang Jiayi, Wei Xiang, Yu Ailei, Yue Yunpeng, Zhang Yi, Zhang Yinan
- Colonna sonora: Han Hong
- Produzione: Huanxi Media Group Limited, Yixie (Qingdao) Pictures Co.
- Durata: 157'






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