Slide
di Bill Plympton
Presentato nella sezione Harbour dell’International Film Festival Rotterdam 2024, Slide è il nuovo film d’animazione del grande Bill Plympton, un trip grottesco nel suo stile nevrotico di art brut per mettere in scena una rivisitazione del western, dove il cavaliere buono combatte contro una grande speculazione immobiliare, dietro la quale si cela anche il mondo scintillante degli Studios hollywoodiani.
Non sparate sul chitarrista
Sourdough Creek, una città di segherie a poche miglia a nord di nessun luogo, si sta preparando per essere teatro di riprese di un film. I sindaci corrotti della città, Jeb e Zeke, pianificano di radere al suolo un villaggio di pescatori per costruire un resort, eliminando ogni resistenza a suon di pallottole. Ma sulla loro strada si erge la forza combinata di Hellbug, un temibile super-insetto che abita i boschi adiacenti, e Slide, un vendicatore mascherato che fa anche il cowboy e suona la chitarra al locale saloon. [sinossi]
Bill Plympton, il grande animatore statunitense, torna al lungometraggio con un’opera, Slide, che ha avuto una lavorazione lunga e travagliata, durata circa sette anni anche per le vicissitudini pandemiche. Il film è stato ora presentato nella sezione Harbour dell’IFFR 2024. In questo suo nuovo lungometraggio Plympton profonde tutto il suo ben noto spirito anarchico, la sua rabbia estetica che si traduce nel suo stile grezzo, i suoi scarabocchi da art brut, e nelle sue figure grottesche. L’autore rivendica ancora una volta la sua autonomia e la sua indipendenza, inserendo anche frecciate agli Studios hollywoodiani. Lui che aveva rifiutato di mettersi sotto contratto dalla Disney. Ancora una volta aborrisce alla sola idea dell’animazione digitale, che tradirebbe quel lavoro con penna ruvida che è il suo marchio di fabbrica. Slide è una fiaba western, che rivisita il genere classico e ripropone nella sua versione più crepuscolare, venata spesso di quella sessualità grottesca del Plympton di Cheatin’. Un villaggio di pescatori, in una zona geografica montuosa, alla Twin Peaks, sta per essere cancellato per una speculazione edilizia e turistica. Dietro questa manovra ci stanno i due corrotti sindaci che procedono nel loro progetto, che deturperà quell’ambiente incontaminato, che hanno ribattezzato “Monte Carlo del Nord”. La nuova stazione turistica dovrà essere pronta in sette giorni, scanditi da un cartello con un conto alla rovescia. I malvagi speculatori edili non lesinano a sacrificare i loro operai per raggiungere l’obiettivo. Slide si pone così come un pamphlet non solo ambientalista ma anche di denuncia delle morti bianche. Plympton sfodera tutta la sua cattiveria con situazioni estremamente grottesche in tal senso, come quella dell’operaio schiacciato da un grande blocco di cemento, con il capo che intima agli altri operai di continuare a lavorare senza distrarsi, o il momento in cui si scopre che il sottosuolo è pieno di scheletri. L’aspetto singolare riguarda il fatto che, mandante di quell’operazione di devastazione ambientale è un produttore degli Studios di “Tinselwood”, che sogna di realizzare film bellissimi in quelle nuove location. Non a caso il progetto si ispira a Monte Carlo, luogo simbolo del jet set più glamour anche a seguito della sua commistione con il mondo del cinema, avendo avuto Grace Kelly come regnante.
Il mondo del cinema, proprio quello classico, con i produttori tycoon e con le grandi dive, finisce nel tritacarne di Plympton. La fabbrica dei sogni è pur sempre una fabbrica e, come tale, ha il suo impatto ambientale. L’animatore rivendica così un suo cinema a impatto 0, un cinema d’animazione ancora artigianale, fatto a mano, genuino. Eppure, quel mondo classico di celluloide costruisce pur sempre il suo nutrimento. Slide ripercorre tanti stereotipi del western, l’albero isolato nel deserto dai cui rami pendono numerosi cappi, gli avvoltoi, l’eroe solitario, il rodeo, il cavaliere senza macchia né paura, il duello che qui si tramuta in uno scontro tra caterpillar, la sparatoria calcata in modo surreale, così come l’estetica delle donne affusolate di Plympton ricalca la figura di tante dive della settima arte. E poi il saloon dove l’eroe buono suona la chitarra, dopo che il precedente chitarrista è stato facilmente eliminato da un colpo di pistola del capo. Il cinema che si ritrae in Slide è ancora quello delle cineprese con le bobine, come quelle che usano gli operatori della troupe, dei cineasti che usano il famoso gesto delle mani, come Truffaut, per delimitare le possibili inquadrature. Un nastro di pellicola servirà, nel disastro finale, da appiglio salvifico. Il mondo in scala di grigi di Slide si interrompe varie volte: nelle scene oniriche si tinge di colori rimanendo sempre con la stessa grafica scarabocchiata. Fa eccezione il sogno del matrimonio che invece, sempre a colori, è diluito in tinte acquarellate. Alcuni momenti rasentano il sublime, come quello spaccato dell’inferno, la dannazione dell’umanità, dove compaiono Hitler e Darth Vader, pulmini di visite guidate (hell tour) e rivenditori ambulanti di hot dog. Altro momento sublime è una citazione enfatizzata da Tex Avery: una avvenente ballerina del saloon circondata da avventori eccitati i cui bulbi oculari si spingono fino a staccarsi dai proprietari per appiccicarsi addosso al corpo della ragazza. Le tante scene brillanti però non reggono la visione del lungometraggio dove tante sono anche le trovate visive ridondanti e inutili. Il mostro per esempio non aggiunge nulla. Plympton avrebbe dovuto fare un minimo lavoro di sottrazione.
Info
Slide sul sito di Rotterdam 2024.
- Genere: animazione, grottesco, surreale
- Titolo originale: Slide
- Paese/Anno: USA | 2023
- Regia: Bill Plympton
- Sceneggiatura: Bill Plympton, Jim Lujan
- Montaggio: John Young
- Interpreti: Ana Sophia Colon, Daniel Kaufman, Jim Lujan, John Holderried, Ken Mora, Maureen McElheron, Sasha Odesa, Tom Racine
- Colonna sonora: Hank Bones, Maureen McElheron
- Produzione: Bill Plympton Studios
- Durata: 79'




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