Night Swim

Night Swim

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Prima produzione della Blumhouse e della Atomic Monster di James Wan post fusione, Night Swim dell’esordiente Bryce McGuire, pur assumendo l’acqua come suo elemento principe, rimane piuttosto in superficie scegliendo la via più facile e rispettando quella che sembra una formula sempre più usurata del film dell’orrore, senza mai avventurarsi davvero nell’abisso del male.

Acque (non molto) profonde

Ray Waller, ex giocatore di baseball della Major League costretto al ritiro anticipato a causa di una malattia degenerativa, si trasferisce in una nuova casa insieme alla moglie Eve, alla figlia adolescente Izzy e al figlio Elliot. Sperando segretamente, contro ogni previsione, di tornare a giocare a livello professionistico, Ray convince Eve che la splendente piscina nel giardino sul retro della nuova casa sarà un vero spasso per i bambini e una buona terapia fisica per lui. Ma un oscuro segreto nel passato della casa scatenerà una forza maligna che trascinerà la famiglia negli abissi di un terrore profondissimo. [sinossi]

È di questi primi mesi del nuovo anno la notizia dell’avvenuta fusione tra la società del losangelino Jason Blum, fondata nel 2000, con quella del regista e produttore australiano James Wan, la Atomic Monster, venuta alla ribalta con Annabelle (2014), e poi, fra gli altri, con The Nun (2018) e M3gan (2023). E il primo parto di questa sinergia è Night Swim. Una fusione che era nell’aria da almeno un paio d’anni e che viene ora a costituire di fatto un monopolio importante (o ingombrante, a seconda delle opinioni) nell’ambito del cinema dell’orrore statunitense. La filosofia dei due imprenditori, del resto, è abbastanza simile: quella cioè di film costruiti come teoremi, basati generalmente su un’idea “forte” (quando non a tesi) e il più possibile innovativa, ma comunque strutturati più sulle situazioni che sui personaggi, l’atmosfera e, soprattutto, le implicazioni stesse di ciò che si definisce come orrore. Ne risulta che il male, salvo rare eccezioni, anziché essere rappresentato nella sua forza più oscura e perturbante, rischia spesso di diventare qualcosa di “addomesticato”, di geometrico, di poco invasivo e pervasivo. Di facile presa, magari, lì per lì, ma alla fine si tratta pur sempre di un male che si accontenta di mordicchiare anziché divorare i cuori degli spettatori. In tutto questo Night Swim, scritto e diretto dall’esordiente Bryce McGuire (a partire da un suo cortometraggio del 2014), non fa eccezione. Un luogo chiuso – generalmente una casa – che ospita una misteriosa entità maligna, che non aspetta altro se non l’arrivo di nuovi inquilini (la la solita famiglia benestante e felice in pericolo) per scatenarsi e compiere un nuovo massacro, è una situazione topica di buona parte dei film del genere.

Anche se qui il luogo “posseduto” non è tutta la casa, ma solo la piscina. L’acqua è l’elemento-simbolo del cambiamento e del rinnovamento, della purificazione, ma anche del mistero, inattingibile con la ragione, ma solo mediante intuizione. È l’elemento in cui si generata la vita, ma è anche, per le forme di vita non (più) acquatiche o anfibie, un elemento insidioso in cui si può trovare la morte. L’aspetto più interessante dello script è proprio quello di presente entrambi gli aspetti: la piscina della villa in cui si è trasferita la famiglia Waller sembra restituire vigore all’ex campione di baseball Ray (Wyatt Russell), contrastando o addirittura annullando la sua malattia degenerativa. Una premessa che sembra evocare buffamente – per contrasto – un vecchio campione della “fantascienza buona” degli anni ’80, Cocoon (Ron Howard, 1985), ma è probabile che McGuire abbia pensato anche al più recente La cura del benessere (A Cure for Wellness, 2016, Gore Verbinski). Comunque sia, sarebbe stato più interessante se il film fosse partito da questo evento, invece di mostrarci, nel solito immancabile prologo, l’attività malefica e assassina della piscina e della misteriosa entità che ospita. Perciò quando la malattia di Ray mostra di essere in fase di remissione, possiamo intuire facilmente che ci sarà un prezzo da pagare: un do ut des (parlavamo appunto di teoremi e geometria…) al quale però si oppone il resto della famiglia, e in particolare la coraggiosa moglie di Ray, Eve, interpretata dalla bravissima Kerry Condon di Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin, 2022, Martin McDonagh).

Dato che, di per sé, una piscina è un elemento scenografico abbastanza ordinario, dalla struttura ben delineata e delimitata che sembra offrire ben poco al mistero, per rendere più inquietante e “figurativa” la faccenda, Bryce va giustamente alla ricerca dei suoi anfratti, delle sue linee di fuga, trovandole principalmente nella bocchetta di fondo (cioè, volgarmente, il “tappo”) e nello skimmer, ovvero nell’apertura laterale posta in superficie su uno dei lati, proprio sotto il bordo. A un certo punto il piccolo Elliot sente una voce chiamarlo da quell’apertura e vi si avvicina: una scena decisamente kinghiana, dato che accade qualcosa di molto simile in una delle scene più celebri di It (il libro, così come le sue trasposizioni televisive e cinematografiche), in cui però la voce del Clown proveniva dalla fessura fognaria del marciapiede. Molto meno efficace il teatrino delle luci dei fari subacquei che si spengono e si accendono e le apparizioni di creature mostruose che obbediscono fedelmente alla logica del jumpscare, nonché le riprese dal fondo di gambe sguazzanti nell’acqua, pigramente memori del solito Lo squalo (Jaws, 1975) spielberghiano e delle sue infinite varianti. Insomma, come dicevamo, alla fine il male in Night Swim non rimane sotto pelle e si dilegua subito dopo la visione, lasciando una volta di più il dubbio su questo concept estremamente semplificato e ben poco inventivo (in termini di immaginario e delle stesse immagini) di un film dell’orrore che sempre più sembra volersi affidarsi esclusivamente al plot, che più pretende di immergersi, più sembra rimanersene al sicuro nella zona di galleggiamento, quella in cui i piedi toccano. Non si tuffa mai davvero nell’abisso dell’orrore, senza cordoni o salvagenti di sorta. Lo spettatore si può anche accontentare, al limite, ma di sicuro gode poco.

Info
Night Swim, il trailer.

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