Sguardi ostinati compie vent’anni

Sguardi ostinati compie vent’anni

Sguardi ostinati, la rassegna di cinema d’autore che si svolge a Casalnuovo di Napoli sotto la direzione artistica di Angelo La Pietra, compie vent’anni. Un anniversario che permette di riflettere e ragionare sul senso che l’immagine cinematografica trova ancora oggi nella società.

Non è improprio pensare che la stragrande maggioranza dei cinefili italiani ignori l’esistenza di Sguardi ostinati; dopotutto le statistiche non cambierebbero se si chiedesse loro di indicare su una mappa Casalnuovo di Napoli (anche se il genitivo di specificazione qualche dubbio dovrebbe eliminarlo). Eppure, senza alcuna intenzione di scadere nella retorica più retriva, il Magic Vision – scintillante multisala all’interno di un centro commerciale su una strada dall’aulico toponimo di “viale dei tigli” (che rimanda alla mente cinefila la Sycamore Street de La vita è meravigliosa, dove si trova l’accogliente e malmessa magione della famiglia Bailey) – dovrebbe essere considerato uno dei luoghi cinematografici d’Italia più rilevanti, sia per la programmazione ideata da Angelo La Pietra, mente combattiva alle spalle di Sguardi ostinati, sia per il ruolo che svolge all’interno di una comunità piccola ma resistente. Già, la resistenza. Sguardi ostinati compie vent’anni, ed è un anniversario che non può passare sotto silenzio. Vent’anni in cui in un luogo periferico, a dieci chilometri o poco più da Napoli, un manipolo di eroi romantici ha costruito mattone su mattone una realtà parallela e oppositiva a quella con cui di solito si tende a rappresentare ciò che non è “centrale”. Lontano dai riflettori Angelo La Pietra e i suoi sodali hanno dato vita a un’utopia, quella che vuole il cinema d’autore meno canonico, meno battuto, quello anche più “ostico”, essere consegnato senza timori agli sguardi di una cittadinanza cui di solito viene riservato tutt’altro. La lista dei registi i cui film sono stati presentati a Casalnuovo è infinita, e testimonia la visionarietà e la coerenza di un percorso speculativo sul cinema che diventa formativo perché osa opporsi alla medietà di una formazione standardizzata: Aki Kaurismäki, Olivier Assayas, Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, Lav Diaz, Radu Jude, Werner Herzog, Pedro Costa, tanto per fare dei nomi. E poi i titoli italiani più nascosti e preziosi, dai film di Federico Francioni a quelli di Suranga Deshapriya Katugampala.

Ma si potrebbe continuare a lungo. Diseducare per resistere / Resistere per diseducare, questo il mantra ossessivo recitato negli anni da Angelo La Pietra, e che rappresenta meglio di ogni altra riflessione il senso di questa rassegna ventennale che prende il nome da un testo splendido e fiammeggiante come Lo sguardo ostinato. Riflessioni di un cinefilo di Serge Daney per scuotere le coscienze degli spettatori, ridefinire l’altezza e la profondità dello sguardo con cui si affronta il cinema. La diseducazione, dai toni quasi maoisti, è la decentralizzazione di uno sguardo collettivo fattosi sempre più monocorde, statico, privo di curiosità reale. Agire sul territorio per modificare le strutture, mettere in evidenza le giunture più logore, costringere a una rivoluzione attraverso l’immagine in movimento, per ricordarsi che il cinema è uno delle armi rivoluzionarie più forti che si possano avere a disposizione. In una nazione meno obesa e stagnante Casalnuovo di Napoli rappresenterebbe un punto ben chiaro su ogni mappa cinefila che si rispetti. In attesa che ciò accada non si può che alzare un ideale calice per brindare a Sguardi ostinati, che oggi 23 febbraio 2024 festeggerà i suoi vent’anni nell’unico modo possibile, invitando i suoi spettatori a prendere parte a una proiezione, che nello specifico avrà per protagonista I don’t Want to Sleep Alone di Tsai Ming-liang, splendida creatura d’immagine che nel 2006 irruppe sugli schermi della Mostra di Venezia mülleriana senza che nessuna distribuzione si sognasse di acquistarne i diritti per l’Italia. Anche per questo c’è bisogno di diseducare. In modo ostinato.

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