16 millimetri alla rivoluzione
di Giovanni Piperno
Documento storico-antropologico sulla lunga vicenda politica e umana del Partito Comunista Italiano, 16 millimetri alla rivoluzione di Giovanni Piperno si muove fra testimonianze d’archivio e brani di interviste con Luciana Castellina. Ne riemerge un’Italia rimossa e lontanissima, vivace ed entusiasta, che si spegne definitivamente con la morte di Enrico Berlinguer. Intenso, appassionato. Intimo e collettivo al contempo.
Ma noi un tempo ci amavamo
Attraverso brani di interviste con Luciana Castellina e reperti d’archivio rintracciati presso l’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), si ricostruiscono ampie parti della storia del Partito Comunista Italiano, spaziando all’interno di un enorme movimento di massa fra spezzoni di cinema militante e confronti fra iscritti e simpatizzanti sui temi più scottanti dell’epoca… [sinossi]
A dimostrazione che la storia è di tutti, in 16 millimetri alla rivoluzione Giovanni Piperno mette in scena anche se stesso. È un approdo finale, anzi. Un’inclusione di se stesso nel racconto praticamente alle ultime battute. La storia del Partito Comunista Italiano ha riguardato milioni di persone, e nel più puro spirito precipuo al partito stesso ha tentato di dissolvere l’io nel noi. L’io dello stesso autore ha fatto parte di quella storia, aperta anche al contributo di amici e conoscenti di Piperno che il filmmaker ritrova testimoniati in immagini di archivio. In tale tentativo di ricostruzione di una vicenda così ampia e collettiva 16 millimetri alla rivoluzione adotta infatti un approccio molto interessante, andando a riscoprire una messe di documenti audiovisivi sostanzialmente autoprodotti dal P.C.I. lungo gli anni della sua esistenza. Piperno conduce una sorta di percorso a ritroso, prendendo le mosse dal cruciale processo di dissolvimento del partito innescato da Achille Occhetto e Massimo D’Alema sul finire del 1989. Perché di questo poi si trattò; si parlava di un processo di rinnovamento e rinascita, ma di fatto si concluse con tratto netto un appassionante fenomeno politico per lasciare il posto a ben altre realtà. Nel percorso assume un ruolo fondamentale la figura di Luciana Castellina, della quale il film ricuce spunti e riflessioni sulle orme di due interviste a lei sottoposte. La Castellina è una viva voce testimoniale di quella vicenda, e il suo status di emarginata dal partito (fece parte del gruppo del Manifesto espulso dal P.C.I. nel 1969) contribuisce anzi alla lucidità di uno sguardo asciutto e scevro di affettività. Nelle sue parole risuonano fervori e critiche, adesione spontanea a un’idea e chiare analisi sul destino del partito. I suoi interventi alternano l’ampia riproposizione di brani d’archivio che si delineano per forme documentali sotto vari punti di vista. 16 millimetri alla rivoluzione attinge ad ampie dosi dall’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), di cui Cesare Zavattini fu il primo presidente – e non a caso il film si conclude con un roboante intervento dello stesso Zavattini su nuove ipotesi di forme cinematografiche. Castellina e le immagini d’epoca si danno il cambio senza soluzione di continuità, disciolte in un naturale flusso narrativo in cui la memoria personale dell’autore ricopre a sua volta un ruolo importante. Sotto tale punto di vista il film di Giovanni Piperno, scritto insieme ad Alessandro Aniballi, suscita in primo luogo un’entusiastica adesione immediata nel riscoprire uno scrigno di testimonianze di un’Italia lontana, oggi praticamente inimmaginabile. Da un lato si dà piena evidenza al diretto coinvolgimento di fior di intellettuali e cineasti alla vera e propria esistenza quotidiana del P.C.I. Passano in rassegna brani di opere realizzate da Ugo Gregoretti (il più presente), Gillo Pontecorvo, Gianni Serra, Giuseppe Bertolucci e altri, vere e proprie testimonianze di cinema militante, terminologie completamente scomparse dai radar da almeno quarant’anni. Dall’altro si ritrovano tracce anche di Trevico-Torino: Viaggio nel Fiat-nam (1973) in cui Ettore Scola si confrontava con l’alienazione degli operai del colosso automobilistico con approccio provocatorio. E sempre in ambito di personalità del cinema coinvolte con il partito si rintracciano interventi di Gian Maria Volonté, a sua volta inserito in un contributo di Scola (Festival dell’Unità, 1972), così come si rievoca una figura tanto commovente come Bruno Cirino, protagonista di Diario di un no (Gianni Serra, 1974), dedicato all’animatissimo dibattito intorno al referendum sul divorzio. Per finire poi con uno spot elettorale del P.C.I. interpretato dai pasoliniani Ninetto Davoli e Franco Citti, Io voto, tu voti (PCI), realizzato nel 1981 da Giorgio Ferrara, che in qualche modo sembra prefigurare esteticamente il futuro declino del partito. In giro per la Roma di inizio anni Ottanta Davoli e Citti sembrano del tutto alieni rispetto al contesto. Orfani dell’Italia pasoliniana, si delineano come figure fantasmatiche estranee al nuovo paesaggio socio-antropologico in via di definirsi. In pratica, il film di Piperno ricostruisce un’epoca in cui gli strumenti audiovisivi si trasformavano in un dialogo fertile fra realtà e cinema, fra politica e cinema, ricondotti a un’unica finalità e legati in uno strettissimo abbraccio, dove la star o il regista si mescolano alla gente comune senza alcun filtro fra uno e l’altro, riallineati tutti quanti sullo stesso piano di azione, contributo e intervento politico-sociale.
Se da un lato il contributo filmico è realizzato da effettivi autori cinematografici che aderiscono spontaneamente all’impegno del Partito Comunista, dall’altro Piperno rintraccia negli archivi anche una serie di forme audiovisive meno strutturate, filmati realizzati all’epoca come puro e semplice strumento di documentazione di eventi. Così emergono spezzoni di incontri pubblici con Enrico Berlinguer, con figure di spicco della Democrazia Cristiana, e confronti fra iscritti e simpatizzanti sui principali temi sociali del tempo. C’è spazio per tutte le maggiori parole d’ordine, dalla questione del lavoro, al femminismo, alla psichiatria. Con i suoi interventi Luciana Castellina commenta il fluire del tempo, le confluenze e le divergenze, le speranze e i momenti critici, fino a quel fatidico 1984 quando Enrico Berlinguer scompare sancendo di fatto il primo passo verso la dissoluzione del Partito Comunista Italiano. Pochissimo dopo, appena cinque anni (a ripensarci adesso, davvero pochissimo dopo la morte di Berlinguer) Achille Occhetto avvia la nascita del PDS – Partito Democratico della Sinistra, soltanto la prima di una lunga serie di metamorfosi mai veramente vincenti né convincenti, e soprattutto sempre più aliene allo spirito di quanto animava un movimento di massa di tale portata. Nel gioco di parole intorno al cinema contenuto nel suo titolo, 16 millimetri alla rivoluzione restituisce bene la frustrazione di Tantalo di aver vissuto quotidianamente, per qualche decennio, a un passo da un profondo cambiamento sociale, nell’ottica di un Paese più umano, più onesto, più pacifista, più equilibrato nel rapporto fra potere e cittadini, e di non averne colto mai fino in fondo le vere opportunità. Fino alla dissoluzione, fino alla più completa adesione alla globalizzazione consumistica dell’ultimo quarantennio. Cade esattamente quest’anno il quarantennale dalla morte di Berlinguer, da quell’inizio della fine che Piperno riannoda nel suo film con l’inizio del secondo dopoguerra. Tutto si tiene, pubblico e privato, memoria pubblica filmata e memoria privata. Fino allo sconfinamento, in prefinale, della memoria pubblica filmata nel privato. Giovanni Piperno, i suoi amici, sua madre fanno parte della stessa storia, casualmente rintracciati dopo decenni in immagini filmate d’archivio. Cinema, impegno politico, pubblico, privato. Un unico flusso, un unico fluire. Collettivo.
Info
16 millimetri alla rivoluzione, il trailer.
- Genere: documentario
- Titolo originale: 16 millimetri alla rivoluzione
- Paese/Anno: Italia | 2023
- Regia: Giovanni Piperno
- Sceneggiatura: Alessandro Aniballi, Giovanni Piperno
- Montaggio: Paolo Petrucci
- Colonna sonora: Valerio Vigliar
- Produzione: AAMOD Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
- Distribuzione: Wanted Cinema
- Durata: 65'
- Data di uscita: 26/02/2024



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