Cinema svizzero a Venezia 2024 – Spring Edition
Con Cinema svizzero a Venezia 2024 – Spring Edition torna per la tredicesima volta nella splendida cornice di Palazzo Trevisan degli ulivi l’appuntamento oramai tradizionale con la settima arte prodotta in terra elvetica. Dal 19 al 22 marzo, per la direzione di Massimiliano Maltoni.
Dal 19 al 22 marzo per la tredicesima volta tra le calli veneziane, dalle parti di Dorsoduro, sarà possibile per il pubblico (l’ingresso è rigorosamente gratuito fino all’esaurimento dei posti disponibili) imbattersi sul grande schermo sul cinema prodotto in terra elvetica, realtà artistica ed economica appena al di là del confine eppure pressoché ignota agli spettatori italiani, e persino a una parte non indifferente degli addetti ai lavori. Ed ecco dunque che a colmare tale lacuna provvederà, come ogni anno, Cinema svizzero a Venezia 2024, nella sua spring edition: l’oramai tradizionale appuntamento, diretto e curato da Massimiliano Maltoni, sarà come sempre ospitato nella splendida cornice di Palazzo Trevisan degli ulivi, sede del Consolato Svizzero in laguna che si trova nella Fondamenta delle Zattere, a pochi passi dal ponte dell’Accademia. Quattro giornate che saranno puntellate da sette lungometraggi in grado di restituire uno sguardo complessivo sulla vivacità cinematografica d’oltralpe, con opere che testimoniano anche la naturale poliedricità e multiculturalità della proposta svizzera. Si pensi al film d’apertura, quel Avant il n’y avait rien di Yvann Yagchi che si interroga sul conflitto israeliano-palestinese – il film è stato ovviamente pensato e girato prima degli eventi del 7 ottobre, che solo gli sprovveduti e i disinformati possono leggere come “inizio” di qualcosa -, o a Bergfhart di Dominique Margot che evitando gli scivoloni dell’effetto cartolina mostra l’universalità della Svizzera e dei suoi paesaggi.
Se il film di chiusura (Manga d’terra di Basil Da Cunha) si spinge fino alle latitudini di Capo Verde fanno da logico contraltare i titoli che si concentrano invece sulla realtà peculiare della nazione alpina e dei suoi cantoni, come dimostra tra gli altri Omegäng di Aldo Gugolz, studio dei dialetti della svizzera tedesca che parte proprio da un termine bernese di cui in pochi conoscono oggi il significato – l’omegäng del titolo. Tra colpi al cuore locarnesi (il teen-movie Rivière di Hugues Hariche, che presenterà il film al pubblico) e recuperi delle recenti Giornate di Soletta o Solothurn che dir si voglia come Die Anhörung di Lisa Gerig, Cinema svizzero a Venezia 2024 si segnala come un evento unico nel suo genere, e anche per questo imperdibile. E dove si può recuperare anche la classicità della produzione svizzera, in un ritorno al passato fondamentale per conoscere ancora più in profondità un cinema nazionale troppo spesso rimosso – forse anche per la babele linguistica che naturalmente lo contraddistingue: ecco dunque che giovedì 21 marzo, alle 21, la sala del Palazzo si aprirà per la proiezione di Romeo e Giulietta al villaggio, diretto nel 1941 da Valérien Schmidely e Hans Trommer e martoriato nel corso del tempo da tagli, rimontaggi, e revisioni: questa meraviglia del cinema svizzero torna ora a splendere grazie al lavoro certosino e filologico di restauro della Cinémathèque Suisse. Un’occasione imperdibile.


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