Uscite in sala 21 marzo 2024

Uscite in sala 21 marzo 2024

Da oggi arriva in sala il bellissimo – e assai incompreso, almeno a Cannes – nuovo film di Todd Haynes, e con lui l’opera seconda di Piero Messina. Un colpo al cuore lo regalano i recuperi del passato, perché tornano sul grande schermo Wim Wenders con Così lontano così vicino, e soprattutto Orson Welles nei panni di Charles Foster Kane (da lunedì prossimo).

MAY DECEMBER
di Todd Haynes

In quello che con ogni probabilità è il suo miglior film dai tempi di I’m not There Todd Haynes ragiona sul mélo, sul doppio, sull’ambiguità dell’umano, sulla recitazione, sul concetto di “verosimiglianza”, sul cinema stesso e sulle regole dell’industria ma anche del cosiddetto “indie”. Ne viene fuori un’opera multi-strato avvincente, spiazzante, che trova ulteriore forza nella strepitosa interpretazione delle sue protagoniste, a partire da una monumentale Natalie Portman. Incredibilmente sottostimato, almeno finora. Ma si sa, il tempo è galantuomo.

Vent’anni dopo che la loro famigerata storia d’amore da tabloid ha appassionato l’intera nazione, una coppia sposata cede alla pressione di un’attrice che deve fare ricerche sul loro passato per un film. [sinossi]

ANOTHER END
di Piero Messina

Le ambizioni di Piero Messina sono notevoli, e si vede lo sforzo profuso per condurre in porto un’operazione artistica, narrativa, e produttiva, per niente semplice. Permangono purtroppo molti dubbi tanto su ciò che si vuole dire sull’umano (il rischio è un po’ quello della montagna che partorisce il proverbiale topolino) quanto sull’estetica scelta. Ma non si può sorvolare con semplicità su un film così, e sarebbe errato farlo.

In un futuro prossimo esiste la possibilità di salutare le persone che non ci sono più, cercando un modo per alleviare il dolore del distacco, un tempo in più per imparare a dirsi addio. Cosa resta di tutto l’amore che i corpi si promettono quando il loro tempo finisce? [sinossi]

SOPRAVVISSUTI
di Guillaume Renusson

Denis Ménochet e Zahra Amir Ebrahimi sono una certezza, e infatti sono loro a reggere il peso del film di Renusson, che per il resto sceglie un’ambientazione che funziona praticamente sempre e sa come avvincere lo spettatore alla sedia. Un buon film, che riesce anche a raccontare la tragedia dei migranti con un occhio “di genere”, e sa come mescolare gli approcci registici e gli stili.

Samuel è sopravvissuto ad un incidente stradale in cui è morta sua moglie. Torna per la prima volta nello chalet di montagna in territorio italiano dove hanno trascorso dei bei momenti insieme. Qui ha trovato rifugio Chereh, una profuga afgana sfuggita a una retata della polizia. Dopo un’iniziale intenzione di disinteressarsi della sua sorte decide di esserle d’aiuto. I due dovranno lottare non solo con la Natura avversa ma anche con dei cacciatori di migranti. [sinossi]

KUNG FU PANDA 4
di Mike Mitchell, Stephanie Stine

Domanda oziosa: qualcuno sentiva la mancanza delle avventure del panda Po? Si rischia la retorica nella risposta, e quindi si soprassieda nel darla, ma se si va in sala consapevoli di dimenticarsi del film dieci minuti dopo averlo visto c’è anche modo di divertirsi, qua e là.

Il film segue Po nelle sue avventure a occhi spalancati nell’antica Cina; il suo amore per il kung fu è pari solo a un appetito insaziabile. [sinossi]

L’ESTATE DI CLÉO
di Marie Amachoukeli-Barsacq

Empatia che gronda, tanta tanta commozione (anche sincera, almeno in buona parte), e ovviamente gli occhioni di una bimba che funzionano sempre come grimaldello per scardinare le resistenze spettatoriali. Se è quel che ricercate in un film, e se avete voglia di uscire dalla sala asciugandovi gli occhi, quello di Marie Amachoukeli-Barsacq è proprio il film che fa per voi. Prevedibile? Certo. Indimenticabile? No. Però a volte può bastare un’inquadratura ben costruita per riscoprire la propria fragilità emotiva.

È un rapporto di affetto sincero e potente, quello tra Cléo, sei anni, e la sua tata Gloria, un legame del tutto simile a quello che lega madre e figlia. Così, quando Gloria deve tornare a Capo Verde per prendersi cura della sua famiglia, la separazione è dolorosa. Ma c’è ancora tempo, c’è ancora un momento per stare insieme: con il permesso del padre, Cléo viaggia fino al Paese natale della sua tata e passa con lei un’ultima estate carica di dolcezza e speranza. Un’esperienza indimenticabile per imparare a crescere e gettarsi con coraggio nell’incertezza del futuro. [sinossi]

FELA – IL MIO DIO VIVENTE
di Daniele Vicari

Nonostante qualche scricchiolio nella struttura Fela – Il mio dio vivente riesce nel compito di fungere da duplice omaggio: a quello palesato nel titolo a Fela Kuti, divinità dell’afro beat, si aggiunge quello a Michele Avantario, che lo elesse a suo personale oggetto di indagine documentaria e sulle cui immagini Vicari costruisce il film. Un’operazione sinceramente tenera, per un film – e un cinema – che ancora credono nell’utopia, nel sogno dell’arte come elemento teso a superare i limiti della società, del consesso umano.

Michele Avantario ha lanciato programmi televisivi, fatto videoarte, creato lo spot promozionale dell’Estate romana di Renato Nicolini, ma soprattutto è stato un grande conoscitore di musica africana superfan del musicista nigeriano Fela Kuti, Back President dell’afro beat e simbolo della nuova evoluzione africana. Avantario ha seguito Kuti ovunque, invitandolo ad esibirsi in Italia e recandosi regolarmente in Nigeria, e riuscendo a poco a poco a guadagnarsi la fiducia del musicista che alla fine lo accoglieva presso la sua comune, Kalakuta, come un membro della sua famiglia allargata – peraltro l’unico bianco. Il sogno di Michele era girare un film su quello che era arrivato a considerare come la sua guida spirituale, e per far questo ha girato ore di riprese e ha recuperato le bobine di pellicola in 35mm dirette da un altro cineasta e poi abbandonate all’incuria. Il risultato è la testimonianza ricchissima e inedita di un artista eclettico e controverso, ma anche dell’uomo che l’ha inseguito per anni con l’obiettivo di raccontarne l’unicità. [sinossi]

ERAVAMO BAMBINI
di Marco Martani

È un film bifronte quello che Marco Martani ha tratto dal testo teatrale Zero di Massimiliano Bruno (che partecipa alla sceneggiatura): la prima parte appare innocua, slegata, sconnessa, priva di mordente, mentre la seconda acquista compattezza e soprattutto cresce emotivamente, permettendo finalmente allo spettatore di aderire a ciò che sta accadendo sullo schermo. Questa seconda parte, dove l’unità di luogo svolge un ruolo fondamentale, è tesa, cruente, priva di compromessi, e si edifica come un noir tessuto con cura, lavorato con la giusta attenzione. Squilibrato ma non privo di spunti d’interesse.

In una stazione dei carabinieri in un paesino sulla costa calabrese, un maresciallo interroga un giovane e spaventato postino, arrestato di notte per aver minacciato con un coltello un carabiniere di pattuglia. Il maresciallo si accorge subito che il postino ha un leggerissimo ritardo, ma proseguendo l’interrogatorio, riesce a farlo parlare. Il giovane però racconta qualcosa che apparentemente non c’entra nulla con il fatto di cui viene accusato: l’amicizia tra lui e cinque suoi coetanei che si incontravano ogni estate in quel posto di vacanza, vent’anni prima. Quegli stessi amici, ora sono poco più che trentenni, e tutti hanno difficoltà emotive e disturbi borderline della personalità. [sinossi]

THE SONG REMAINS THE SAME
di Peter Clifton, Joe Massot

Dal 25 al 27 marzo, subito prima di Pasqua, tutti a cantare con John Bonham, John Paul Jones, Jimmy Page, e Robert Plant per quello che è uno dei film-concerto più bizzarri mai concepiti. Lo show, manco a dirlo, è da far cascare la mascella.

Un appuntamento irrinunciabile per tutti i fan della band: un viaggio visionario che supera i confini dell’immaginazione e permette di ammirare, in versione completamente rimasterizzata, la celebre performance dal vivo di New York. [sinossi]

QUARTO POTERE
di Orson Welles

Rosebud. Sì, Rosebud e non Rosabella. Ma tanto sapete benissimo di cosa si tratta, no? Lo sapete, vero? Sul grande schermo però forse non l’avete mai visto, quindi correte da domenica 24 in sala e non ve ne pentirete. Il cinema e la sua storia cambieranno davanti ai vostri occhi, nei vostri occhi.

Si narra la vicenda di Charles Foster Kane, magnate dell’editoria. Il film inizia con un flash-back. Kane è morto, si cerca di interpretare la sua incredibile personalità, le sue speranze e le sue azioni. L’uomo è morto pronunciando la parola “Rosebud”. Un giornalista si assume l’incarico di venire a capo del mistero andando a parlare con le persone che furono più vicine al magnate… [sinossi]

COSÌ LONTANO COSÌ VICINO
di Wim Wenders

Da oggi invece potete riscoprire in sala il potere di un film che fu forse incompreso all’epoca, ma che segna l’inizio della fine nel rapporto tra Wim Wenders e una parte del mondo cinefilo. In realtà si tratta di un lavoro di raro candore, dove la semplicità di ciò che si esplica riesce a mescolare Frank Capra al moderno, e al contemporaneo. Concedetegli un’altra opportunità se siete tra coloro che storsero – o storcono – il naso.

Berlino, qualche anno dopo la caduta del Muro: in seguito al salvataggio della piccola Raissa, l’angelo Cassiel diventa umano e ritrova l’amico Damiel, che ora gestisce una pizzeria. [sinossi]

Questa settimana esce anche Gli agnelli possono pascolare in pace (2024) di Beppe Cino.

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