Bergfahrt – Reise zu den Riesen
di Dominique Margot
Presentato al Cinema Svizzero a Venezia, Bergfahrt – Reise zu den Riesen è un documentario della regista zurighese Dominique Margot sulla fragilità dell’ecosistema alpino soggetto a una devastante pressione turistica come al cambiamento climatico. Pochi si salvano nel ritratto impietoso che ne esce.
Il suono della montagna
Dopo anni di turismo di massa, la marea umana sta iniziando a diversificarsi nelle Alpi. Ricercatori, artisti o filosofi: molti vogliono avvicinarsi all’essenza della montagna in modo diverso. Riflettono approcci divergenti in questo momento critico in cui la società ha bisogno di ridefinire i propri valori e incoraggiare il cambiamento. [sinossi]
Una turista giapponese arriva sulle Alpi in funicolare: quale miglior auspicio per iniziare un film come Bergfahrt – Reise zu den Riesen, documentario sulla precarietà e fragilità dell’ambiente alpino, opera della regista di Zurigo Dominique Margot, presentata alla 14a edizione del Cinema Svizzero a Venezia dopo l’anteprima a Solothurn. La turista nipponica appare indicativa del livello di cosmopolitismo à la page ormai raggiunto nelle baite piuttosto che nelle piste da sci delle Alpi, un territorio incantato e intonso fino a solo poco tempo fa, ora equivalente all’afflusso umano di una spiaggia di Riccione in estate. Lo si vede chiaramente in quella che è l’immagine simbolo del film, un ingorgo di ski lift, un brulicare di sciatori che affollano e deturpano il candore delle distese innevate.
L’orogenesi delle Alpi è iniziata 130 milioni di anni fa, la catena montuosa più alta d’Europa ha visto passare i dinosauri, l’età del ferro e il passaggio di Annibale. «I ghiacciai rendono visibile l’invisibile»: lo sostiene uno dei tanti scienziati intervistati, a indicare come quei territori alpini siano l’avamposto che ormai sta soccombendo per l’effetto del cambiamento climatico. I ghiacciai che non ci sono più, o si sono molto ritirati, rappresentano un segnale della pressione antropica sulla natura, e sono una prova visiva di ciò che non si può vedere, che non è un agente visibile, ovvero la quantità crescente di gas climalteranti, l’effetto serra, il riscaldamento globale. E rappresentano la minaccia umana indiretta, rispetto al turismo delle settimane bianche, che origina altrove, nelle città e nelle zone industriali, ma che viene pagato maggiormente lì. La wilderness è ormai è perduta per sempre.
Dominique Margot dribbla tra turisti, scienziati ed eremiti per cercare di comunicare l’essenza vera della montagna, registrare il suo suono interiore (simile a quello del romanzo Il suono della montagna di Kawabata), il suo battito vitale. Sembra che non siano solo i turisti beceri a devastare quelle vette un tempo immacolate. Anche il mondo scientifico manifesta una certa invasività estraendo campioni, colorando il ghiaccio con vernici, addirittura con una piccola carica radioattiva, con ruolo di marcatori, seppur con il nobile scopo della ricerca, della comprensione dei danni ecologici e dei mutamenti climatici in atto. Ad avere un ruolo positivo, nel film sono gli eremiti, quei personaggi di bassa estrazione e cultura ma dotati di un’istintiva saggezza, che hanno deciso di abbandonare la civiltà per vivere una vita ascetica, a contatto e nel rispetto della natura. E che dicono che non si è a casa nostra, l’uomo non è stato concepito per vivere in montagna come del resto nel mare, sono territori che ha conquistato con lo sviluppo tecnologico. Hanno l’umiltà di fare gli ospiti della montagna, verso la quale portare rispetto. E trova una rispondenza anche in una scalatrice che “scagiona” la montagna rispetto a possibili incidenti anche mortali, che si verificano spesso su chi si inerpica sulle cime: non è colpa della montagna se la scaliamo.
L’invasività umana, viene il dubbio, potrebbe anche riguardare il film stesso che la denuncia. Certe immagini mozzafiato, straordinarie e poetiche, pongono l’interrogativo sul profilmico, su come sono state realizzate, probabilmente con un’attrezzatura pesante. La scena finale è indicativa: uno dei saggi di cui sopra scala una vetta, teoricamente per arrivare dove nessun umano, o pochi umani, è mai giunto prima. Eppure, la mdp è già lì ad aspettarlo, come ci sarà salita? C’è, forse, un precedente illustre, quello di Grido di pietra di Werner Herzog, per il quale il regista fu accusato dai puristi della scalata di aver usato impalcature e altre strutture impattanti per effettuare le riprese. Al di là di tutto all’epoca si usavano attrezzature diverse, e non c’erano i droni, e, in entrambi i casi, il loro cinema trasmette la poesia della montagna, il mistero delle vette e il senso catartico della loro conquista.
Info
Bergfahrt – Reise zu den Riesen, il trailer.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Bergfahrt - Reise zu den Riesen
- Paese/Anno: Svizzera | 2024
- Regia: Dominique Margot
- Sceneggiatura: Dominique Margot
- Fotografia: Dominique Margot, Martin Hanslmayr, Pascal Reinmann, Simon Guy Fässler, Thomas Senf
- Montaggio: Christof Schertenleib
- Colonna sonora: Marcel Vaid
- Produzione: 3sat, maximage GmbH, SRF Schweizer Radio und Fernsehen, SRG SSR
- Durata: 97'




Cinema svizzero a Venezia 2024 – Spring Edition