Horizon: An American Saga – Capitolo 1

Horizon: An American Saga – Capitolo 1

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Fuori concorso al Festival di Cannes 2024, Horizon: An American Saga – Capitolo 1 è la grande scommessa di Kevin Costner, un rien ne va plus dai contorni magniloquenti, romantici, epici, persino folli. In uscita nelle sale americane a fine giugno e in quelle italiane a luglio, questo nuovo western che si barcamena tra grande e piccolo schermo vorrebbe farsi carico dell’intera epica della Frontiera, convogliando più e più storie verso la città di Horizon, metafora del primordiale sogno americano.

Μεγαλόπολις

L’incredibile ed epico viaggio dell’espansione del West americano, prima e dopo la Guerra Civile. Tra i nativi americani che videro le loro terre colonizzate e coloro che furono decisi a stabilirvisi, a volte a ogni costo, si scrive la Storia. In un affresco fiammeggiante dove molteplici destini si intrecciano, sogni e speranze affrontano ostacoli e crudeltà… [sinossi]

Megalopolis, atto secondo. Dopo la titanica impresa di Coppola, ecco un’altra operazione mastodontica. E folle. In questo caso, in parte mettendoci soldoni di tasca propria, è Kevin Costner a osare l’impossibile, lanciandosi contro i mulini a vento del Tempo, delle logiche distributive e probabilmente anche delle attese spettatoriali. Il primo capitolo di Horizon: An American Saga, western dall’evidente respiro epico, ha tutto quel che serve per NON riuscire. Primo di quattro capitoli, col terzo e quarto ancora da girare, Horizon scivola ben presto dalle (più che apprezzabili) ambizioni cinematografiche a una dimensione via via sempre più televisiva, anche nel senso più deleterio. La scrittura non riesce a gestire entrate e uscite di scena di tutti i personaggi e dalla Horizon del titolo si dipanano troppi piani narrativi, troppe carovane o gruppi grandi e piccoli. C’è praticamente tutto, c’è praticamente troppo. Lo vedremo in sala, idem la seconda parte (ampiamente anticipata nel montaggio finale), e già ci domandiamo se la terza e la quarta vedranno la luce. Speriamo di sì, temiamo di no.

Siamo dalle parti della serie anni Settanta Alla conquista del West (How the West Was Won, 1976-79), ma in quel caso la partita – ampiamente vinta – si giocava sul terreno decisamente meno sdrucciolevole del piccolo schermo. Costner potrebbe anche essere un novello Zebulon Macahan, ma servirà un mezzo miracolo per convincere il pubblico a seguirlo in sala. Ed è quasi tutta qui la follia dell’impresa: aver lasciato (dovuto lasciare) il porto sicuro di Yellowstone e della Paramount per tornare indietro nel tempo, alle ambizioni di Balla coi lupi (1990) e poi Terra di confine – Open Range (2003), ma senza la stessa misura e grandeur. Senza via di scampo.
Tornare al western, oggi, in questo 2024 così proteso verso altre narrazioni e immaginari, è senza dubbio un gesto visionario, nonché apprezzabilissimo, ma basterà per riempire le sale, per far tornare i conti? Basteranno le sempre candide Kittredge (Sienna Miller, Georgia MacPhail), i siparietti rosa, i militari così docili, le ellissi fin troppo forzate, il montaggione finale che introduce il secondo capitolo? Basterà tutto questo accumulo di personaggi, storie, sviluppi futuri e sospesi per far andare gli spettatori in sala? E per farli poi tornare?

In attesa di vedere la seconda parte, anticipata in un finale dal retrogusto smaccatamente televisivo (poi, certo, Costner che spara tre colpi di fucile vale il biglietto), ci sembra che il problema di Horizon: An American Saga – Capitolo 1 non sia l’eccessiva durata, ma l’esatto contrario. C’è uno squilibrio tra l’accumulo narrativo e le possibilità offerte al montaggio. Poi, aspetto non secondario, l’afflato cinematografico dell’incipit fordiano pian piano si sgonfia, si normalizza, assomigliando sempre di più alle pur lodevoli produzioni della piattaforma targata Paramount. Come se ci trovassimo di fronte al film di montaggio di una fluviale serie. Ecco, più o meno.
Eppure, nonostante tutte le riserve, nonostante un giudizio complessivo piuttosto risicato (per questo primo capitolo, poi si vedrà), a Horizon: An American Saga non si può che voler bene. Come a Costner. Inossidabile, fiero, perfetto nel ruolo del cavaliere solitario dal cuore d’oro. Come ai vari personaggi che sono arrivati o forse arriveranno a Horizon: coloni in cerca di un futuro, di un sogno. Costner ci ha messo l’anima (e i soldi) per rinverdire l’epopea della Frontiera, per raccontare la genesi degli Stati Uniti col suo stile classico, arioso, fatto di grandi spazi e note solenni. Speriamo possa bastare.

Info
La scheda di Horizon: An American Saga sul sito del Festival di Cannes.

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