I, the Executioner

I, the Executioner

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Presentato tra le Séance de Minuit del Festival di Cannes 2024, I, the Executioner di Ryoo Seung-wan ci riporta a quel cinema mainstream medio, ma non mediocre, che rappresenta l’ossatura dell’industria cinematografica sudcoreana fin dai primi vagiti della New wave di fine millennio. Alla regia di Ryoo, ai mezzi produttivi e al budget si sommano le magnetiche presenze di Hwang Jung-min e Oh Dal-su.

Nuove leve

Il detective Seo Do-cheol e la sua divisione investigativa danno la caccia instancabilmente ai criminali, giorno e notte, spesso a scapito della loro vita personale. Quando l’omicidio di un professore rivela collegamenti con casi passati, sorgono i sospetti di un serial killer, gettando il paese nel caos. Mentre la divisione investigativa approfondisce le indagini, l’assassino prende in giro la polizia pubblicando un video online e indicando la prossima vittima. Per affrontare la crescente minaccia, la squadra coinvolge l’ufficiale alle prime armi Park Sun-woo… [sinossi]

Avevamo lasciato Hwang Jung-min nei panni del terribile Chun Doo-hwan, militare\dittatore sudcoreano, nella solida e avvincente ricostruzione storica 12.12: The Day di Kim Sung-soo. Lo ritroviamo, ancora una volta armato di pistola e potere, alle prese con il sequel I, the Executioner (aka Veteran 2), altro significativo tassello nella filmografia smaccatamente mainstream di Ryoo Seung-wan – citiamo quantomeno i suoi Fuga da Mogadiscio, The Battleship Island, ovviamente Veteran, The Berlin File, City of Violence, Crying Fist – Pugni di rabbia e il seminale Die Bad.
Sbruffone, manesco, ma anche talentuoso e intuitivo, il detective Seo Do-cheol incarnato da Hwang è affiancato dal volto rassicurante e pacioso di Oh Dal-su, altro attore dalla filmografia densissima. Si direbbe un buddy movie, ma non solo per questa strana coppia: al centro della pellicola, cartina tornasole di una deriva giustizialista della società sudcoreana, è un’altra coppia, molto più action, formata dal detective Seo e dal giovane e suo ipotetico erede Park Sun-woo (Jung Hae-in).

Più del caso da risolvere, quasi subito giocato a carte scoperte col pubblico, e al di là dell’afflato spettacolare, immancabile nel cinema di Ryoo Seung-wan, è interessante il ritratto sbrigativo ma convincente di una parte della società sudcoreana, della stampa, delle stesse forze dell’ordine, tutti tesi verso un preoccupante giustizialismo. In questo senso, è facile tornare al già citato 12.12: The Day, giorno fatale del 1979 che decise la definitiva deriva verso una dittatura brutale: ecco, a pochi decenni di distanza dal tramonto del regime dittatoriale, il populismo sanguinario messo in scena da I, the Executioner risuona come un campanello d’allarme, col personaggio giovane\forte\idealista di Park Sun-woo come prodotto di un meccanismo culturale e mediatico rimasto o quantomeno tornato pericolosamente vicino ai grimaldelli ideologici degli anni bui. In tal senso, come già tristemente sappiamo, non aiutano la fiumana di informazione online, la corsa alla notizia, il tracollo della deontologia giornalistica, l’invasione di figure pseudo-giornalistiche. Una massa acritica che fomenta gli animi.

Funziona la chimica tra Hwang e Jung, anche sul piano squisitamente spettacolare – si veda il corpo a corpo finale tra i due, uno scontro anche di stili di combattimento, con la tecnica e l’eleganza del rookie messa di fronte all’inaffondabile tenacia e alla mano pesante del vecchio detective – e funziona il contrasto comico tra Hwang e Oh Dal-su, caratterista preziosissimo in grado di attraversare i generi e di sobbarcarsi anche un intero film sulle spalle. Classica pellicola sudcoreana da piazzare tra le Séance de Minuit di Cannes, propedeutica a futuri film più importanti in concorso (così si è costruita la presenza e poi il trionfo di Parasite), I, the Executioner è un sequel che non richiede necessariamente la visione del primo capitolo, uno stand-alone apprezzabile, dagli snodi narrativi un po’ troppo laschi, dal ritmo sostenuto e dalla confezione impeccabile. Come quasi sempre, Hwang Jung-min e Oh Dal-su sono da manuale.

Info
La scheda di I, the Executioner (Veteran 2) sul sito del Festival di Cannes.

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