Locarno 2024 – Presentazione
È stato presentato il programma di Locarno 2024, edizione numero settantasette del prestigioso festival che si svolge in Canton Ticino, sulle sponde del Lago Maggiore. Nella sua quarta direzione Giona A. Nazzaro punta su un mélange tra nomi noti – anche di cineasti da lui “coccolati” nel corso degli anni – e nuove leve, tra classici del passato e titoli che ambiscono a segnare il futuro.
Si parte, nello scenario della pre-inaugurazione, con E.T. – L’extraterrestre di Steven Spielberg, che illuminerà l’enorme schermo eretto nella Piazza Grande addirittura il 4 agosto, ben tre giorni prima dell’apertura ufficiale di Locarno 2024, settantasettesima edizione del festival ticinese, il secondo più longevo al mondo dopo la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Si prosegue poi con un altro film che ancora anticipa l’inaugurazione vera e propria, vale a dire Fiore mio di Paolo Cognetti. Nella sua quarta edizione da direttore artistico – in attesa di capire se l’incarico verrà confermato, e nel caso per quanti anni – Giona A. Nazzaro tratteggia con grande chiarezza la sua idea di festival locarnese, e forse di festival tout court, vale a dire una mescolanza sempre attiva e fertile tra le varie istanze del cinema contemporaneo, a sua volta costretto in un rispecchiamento continuo con le grandi opere del passato. Una tradizione che fa parte dell’anima più intima e profonda di Locarno, e che nelle edizioni dirette da Nazzaro non è mai venuta meno, con l’intento anche di radicare in territorio elvetico la presenza di alcuni cineasti, e di alcune realtà produttive che possano fungere anche in futuro da base portante del discorso. Si tratta d’altronde di un festival dalle molte anime, e in questo senso il programma presentato oggi che compone Locarno 2024 non fa che confermarlo: nomi di punta dello scenario internazionale concorrono al fianco di nuove leve, i cineasti del presente danno il tu alle histoire(s) du cinéma, la grandeur della Piazza Grande, uno schermo che farebbe tremare le gambe al più navigato degli autori, si confronta con i documentari della Semaine de la critique, o con i titoli del Panorama Suisse – entrambe queste ultime sezioni sono autonome e parallele al programma ufficiale. La retrospettiva di quest’anno, dedicata al centenario della Columbia Pictures, consentirà al pubblico che accorrerà sulle sponde del lago Maggiore di rinfrescarsi lo sguardo con alcuni autori imperdibili, tra cui Nicholas Ray (Vittoria amara), Raoul Walsh (Il suo onore gridava vendetta), George Cukor (La ragazza del secolo), Frank Borzage (Vicino alle stelle), Frank Capra (È arrivata la felicità), André De Toth (Nessuno sfuggirà), Joshua Logan (Picnic), Budd Boetticher (L’albero della vendetta), Fritz Lang (Il grande caldo, anche nella selezione dei Classici di Venezia), Anthony Mann (L’ultima frontiera), George Stevens (Un evaso ha bussato alla porta, già presentato le scorse settimane al Cinema Ritrovato di Bologna), John Ford (Tutta la città ne parla), Howard Hawks (Ventesimo secolo), Edward Dmytryk (Under Age), e scoprire magari qualche chicca dimenticata o sperduta quale ad esempio il folle cortometraggio You Nazty Spy!, diretto nel 1940 da Jules White, e che anticipa la satira anti-nazista, compresa quella di Charles Spencer Chaplin nel capolavoro Il grande dittatore.
Per chi volesse alternare passeggiate sul lungolago e visioni esclusivamente di classici del passato più o meno recente, Locarno 2024 apparirà come un luogo ameno, dove imbattersi ogni giorno in opere quali La signora di Shanghai di Orson Welles, il caleidoscopico The Fall di Tarsem – che arriva in un’edizione rimontata in occasione della digitalizzazione a 4K –, e poi ancora Lezioni di piano di Jane Campion (Pardo d’Onore 2024), La donna è donna di Jean-Luc Godard, tutti la sera in Piazza Grande. Invece nell’enorme calderone di Histoire(s) du Cinéma c’è poi spazio per omaggiare tra gli altri La folla di King Vidor, Film rosso di Krzysztof Kieślowski, Erin Brockovich di Steven Soderbergh, Un angelo alla mia tavola sempre di Campion, Mulher de verdade di Alberto Cavalcanti, Samba Traoré di Idrissa Ouédraogo (di cui viene anche proiettato il cortometraggio del 1997 Les Parias du Cinéma), ben otto lavori di Stan Brakhage – tra cui Dog Star Man: Prelude, e Window Water Baby Moving –, Jonas che avrà vent’anni nel 2000 di Alain Tanner, Le ore dell’amore di Luciano Salce, e Strada senza ritorno con cui diede l’addio al cinema trentacinque anni fa Samuel Fuller. Ma anche per i più piccoli, nella sezione Locarno Kids, non ci sarà spazio solo per il presente: ecco dunque l’omaggio retrospettivo a Claude Barras – di cui in Piazza Grande verrà proiettato l’ultimo Sauvages, già selezionato lo scorso maggio a Cannes –, e I fratelli Dinamite di Nino Pagot, anno domini 1949. Tra i titoli presenti in questa sezione impossibile non spendere una parola a parte per Slocum et moi di Jean-François Laguinoie, a sua volta ripreso dalla Croisette. Luogo quest’ultimo da cui per tradizione il festival attinge, come testimoniano stavolta anche The Seed of the Sacred Fig di Mohammad Rasoulof e Le Procès du chien di Laetitia Dosch, entrambi collocati in Piazza Grande. Dalla Berlinale invece approda in terra elvetica Shambhala di Min Bahadur Bham, e dallo statunitense South by Southwest giungono due film molto attesi, Sew Torn di Freddy Macdonald e il britannico Timestalker di Alice Lowe, il cui esordio alla regia Prevenge aprì le danze nel 2016 della prima edizione della Settimana Internazionale della Critica di Venezia diretta da Nazzaro.
Non manca di certo lo sguardo contemporaneo a Locarno 2024. Dalla Cina di Wang Bing, che con Qingchun (Ku) | Youth (Hard Times) firma il seguito dell’ottimo Youth (Spring) visto quindici mesi fa in concorso a Cannes, alla Corea del Sud di Hong Sangsoo e del suo By the Stream, passando per Agora di Ala Eddine Slim – suo quel The Last of Us che sempre nella Settimana della Critica del 2016 illuminò gli schermi lagunari –, e Bogancloch di Ben Rivers, il concorso pare cercare traiettorie mai usuali, come d’altro canto la presenza nel fuori concorso tra gli altri del nuovo lavoro di Bertrand Mandico (Dragon Dilatation) e Fabrice Du Welz (La Passion selon Béatrice). A proposito di fuori concorso, è lì che trovano collocazione due delle opere più attese non solo di Locarno 2024, ma dell’intero anno cinefilo: si sta parlando di Eight Postcards From Utopia e Sleep #2, i nuovi lavori diretti da Radu Jude (il primo dei due con la co-direzione di Christian Ferencz-Flatz), genio rumeno che rappresenta forse l’apice della produzione europea degli ultimi anni. Ricordando che per quest’anno la ricca sezione Open Doors si focalizzerà su film e talenti provenienti da America centrale (Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua), Caraibi (Cuba, Dominica, Repubblica Dominicana, Grenada, Haiti, Giamaica, Montserrat, Saint Lucia, Saint Vincent e le Grenadines), e America del sud (Bolivia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Peru, Suriname, Venezuela), e che gli amanti dei lavori brevi non dovranno mancare l’appuntamento con le proiezioni di The Masked Monster di Park Syeyoung, Jours avant la mort de Nicky di Denis Côté, e Revolving Rounds di Johann Lurf e Christina Jauernik, si conclude questo breve excursus sull’edizione numero settantasette con uno sguardo al cinema italiano selezionato. Cinque le produzioni italiane presenti al festival, di cui due (Luce, attesa opera seconda di “finzione” di Luca Bellino e Silvia Luzi e Sulla terra leggeri di Sara Fgaier) in corsa per la conquista del Pardo d’Oro. A loro si aggiungono Real di Adele Tulli, che concorre in Cineasti del Presente, La vita accanto di Marco Tullio Giordana posizionato fuori dalle competizioni (il film è tratto dal romanzo omonimo di Mariapia Veladiano), e la coproduzione italo-francese Le Déluge di Gianluca Jodice, che in Italia si intitolerà Gli ultimi giorni di Maria Antonietta e che narra la prigionia della regina di Francia, con marito e figlioletti, a seguito della presa della Bastiglia da parte delle forze rivoluzionarie. La monarca ha il volto di Mélanie Laurent.

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