Super Happy Forever – La ragazza dal cappello rosso

Super Happy Forever – La ragazza dal cappello rosso

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Presentato in apertura delle Giornate degli Autori 2024, Super Happy Forever è il nuovo lavoro del filmmaker nipponico Kohei Igarashi, la storia difficile dell’elaborazione di un lutto in una località di villeggiatura. La vita scorre sempre in una direzione, come spesso ribadito dalla filosofia orientale qui espressa nella citazione di una poesia dell’autore classico Kamo no Chōmei. Eppure il cinema può abbracciare presente e passato, fine e inizio di una storia, passare da oggi a ieri senza soluzione di continuità, basta un breve carrello sulle porte di un albergo.

Berretti rossi

Accompagnato dall’amico Miyata, Sano torna a Izu, una località balneare del Giappone dove cinque anni prima si era innamorato della moglie Nagi che, nel frattempo, è morta. Il viaggio in quei luoghi dovrebbe servire al protagonista come forma di elaborazione del lutto. [sinossi]

«Il fluire del fiume non cessa mai, e l’acqua non sta mai ferma. Sulla superficie degli stagni le bolle si rompono e si riformano, senza mai fermarsi. Sono come la gente che sta in questo mondo»: è una poesia, intrisa di filosofia buddhista, del poeta Kamo no Chōmei, vissuto a cavallo tra l’epoca Heian e l’epoca Kamakura. Viene citata in un dialogo tra i due protagonisti del film Super Happy Forever, del filmmaker giapponese Kohei Igarashi, presentato in apertura delle Giornate degli Autori 2024. La metafora orientale del fiume, dello scorrere in una sola direzione, come il tempo e la vita nella sua impermanenza, il concetto di mono no aware, il pathos delle cose, serve al regista per riportare a una saggezza ancestrale, in una società che sembra averla persa in un percorso di occidentalizzazione e materialismo. Così è il pensiero di Sano che non accetta la prematura scomparsa della propria moglie, dopo appena pochi anni di vita insieme, e torna nella località di villeggiatura dove si erano conosciuti per rievocare quei momenti dolci della loro conoscenza e al contempo rifiutare quello che è successo dopo. Così vediamo Sano stizzito che lancia il cellulare nel mare dopo aver risposto a una telefonata di qualcuno che gli ricordava gli impegni presi con la consorte, senza sapere che questa non c’è più.

Come il fluire delle acque del fiume così è il film Super Happy Forever che scorre con naturalezza, senza mai perdersi in digressioni o didascalismi. Così, solo dopo circa venti minuti dall’inizio, viene espressamente detto che Nagi, la moglie di Sano, è morta. Prima la cosa era suggerita e lasciata intendere. Ma soprattutto il film fluisce anche laddove la narrazione non segue una linearità temporale. Il film è infatti giocato su una prima parte nel presente, dove appunto vediamo i due amici ripercorrere i luoghi frequentati nel passato, e una parte del passato stesso dove quegli eventi erano accaduti, completando a incastro le due narrazioni. Ma il film non è diviso in due parti, non c’è una cesura, scorre tra le due narrazioni con il semplice raccordo di una carrellata tra le porte dell’albergo. Con quel movimento di macchina, Kohei Igarashi abbraccia presente e passato, 2023 e 2018, fine e inizio della vita insieme di due persone, esseri viventi e fantasmi, senza soluzione di continuità. Presente e passato sono contrappuntati da elementi ricorrenti. Il primo del quale è il berretto rosso smarrito, che diventa un’ossessione come lo slittino di Quarto potere, di cui solo all’ultimo verremo a conoscere il destino. L’altro elemento è la canzone Beyond The Sea, la versione inglese della canzone francese La mer di Charles Trenet, che torna al cinema dopo essere stata usata anche da Miguel Gomes nel suo ultimo film Grand Tour, ma anche in tanti film come Goodfellas. Si tratta di una tipica canzone balneare che esalta gli amori sulla sabbia e tra le onde.

Il mare di Super Happy Forever è lo stesso mare che guardano i due anziani coniugi seduti sul muretto di Viaggio a Tokyo, una scena iconica del cinema nipponico. Il film di Igarashi si svolge infatti in parte nella stessa località di quel momento del film di Ozu, Atami, dove avviene il primo incontro tra Sano, Nagi e Myata, e di cui, nella scena successiva, a cena, viene spiegata la derivazione etimologica, come il mare caldo. E il territorio è quello della penisola di Izu, ancora nella filmografia del grande cineasta, un luogo di fuga dalla metropoli tentacolare. Due tra i suoi pochi film non ambientati a Tokyo, Storia di erbe fluttuanti e il suo remake Erbe fluttuanti, hanno come sfondo la stessa penisola. In quei luoghi gravidi di memorie cinematografiche nazionali, Igarashi guarda al cinema americano. I due personaggi scoprono infatti il comune amore per i film di zombi come quelli di Romero. Il che in fondo è un altro modo, con un altro linguaggio cinematografico e in una diversa cultura, per fare coesistere nello stesso film i vivi e i morti.

Info
Super Happy Forever sul sito delle Giornate degli Autori.

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