The Antique

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Uno scontro generazionale che avviene sullo sfondo del sopruso fatto da un Paese nei confronti di un altro: la storia è quella realmente accaduta quasi vent’anni fa, quando le autorità russe misero in atto la migrazione forzata di migliaia di cittadini georgiani. The Antique, il secondo film di Rusudan Glurjidze, avrebbe dovuto vedere la luce nella sezione Giornate degli Autori della Mostra di Venezia, ma è stato bloccato per una presunta violazione di diritto d’autore.

Un gelido inverno

Un giovane georgiano di nome Lado è coinvolto nel contrabbando di mobili antichi dal suo paese di origine alla Russia. Medea, la fidanzata, stanca della sua immaturità, acquista per sé un appartamento nel centro storico di San Pietroburgo. Un vero affare, poiché la casa è stata venduta con l’anziano proprietario che continua a viverci. L’uomo è Vadim Vadimich, un personaggio saccente e all’antica. Contemporaneamente, migliaia di georgiani sono deportati illegalmente dalla Russia, e tra questi pure Lado. Il magazzino di antiquariato è oggetto di una retata che costringe Medea a nascondersi dentro un guardaroba. [sinossi]

Come riportato oramai ovunque, tanto dalla stampa quanto dai siti online, Antikvariati (The Antique), secondo film della regista georgiana Rusudan Glurjidze (il primo è House of Others, 2016, presentato al festival di Karlovy Vary), che doveva essere proiettato nella sezione Giornate degli autori dell’81sima Mostra di Venezia, è attualmente in stato di “bocco” con l’accusa di violazione di copyright, accusa promossa da alcune società di produzione, fra cui la russa Viva Film. Mentre fingiamo di credere alla buonafede di tale accusa, abbiamo deciso di parlare ugualmente di questo film che, si spera, troverà presto la via per circolare liberamente. A proposito di violazioni. Nel marzo del 2007, il governo della Georgia si appellò alla Corte di Strasburgo presentando un’istanza contro la Federazione Russa per violazione dei diritti umani nei confronti di oltre 4.000 cittadini georgiani residenti a Mosca, che, dal settembre dell’anno precedente, furono arrestati e deportati in massa per via aerea a Tbilisi. Durante questa clamorosa “retata” ci furono anche diverse vittime, più o meno accidentali; una delle quali, Manana Jabelia, dà il suo nome a uno dei personaggi del film, il capo di Medea, che non vediamo mai, ma di cui sentiamo la voce tramite delle telecamere apposte nei locali della sua azienda. Si tratta della voce di Leila Alibegashvilli, che era fra gli interpreti di La leggenda della fortezza di Suram (Ambavi Suramis tsikhitsa, 1985), del maestro georgiano Sergei Parajanov.

In Antikvariati, questo grave episodio rimane inizialmente sullo sfondo per emergere poi con prepotenza verso la fine. Inoltre, l’ambientazione è stata spostata da Mosca a San Pietroburgo. Una storia che, per usare le parole della sua stessa autrice, “si riferisce a eventi reali che hanno causato grande sofferenza a me e ai miei connazionali. Questa crudele campagna di deportazioni in Russia era rivolta esclusivamente ai cittadini georgiani. È stata il risultato di un brusco peggioramento delle già tese relazioni politiche tra i due stati. Nei primi giorni, 2.680 persone furono espulse. L’operazione non fu mai presentata ufficialmente come una ritorsione politica”. Glurjidze aggiunge poi: “Nel caotico mondo odierno, gli individui si spostano continuamente da un luogo all’altro. Qualcuno cerca una vita e una situazione economica migliore, altri sono costretti a fuggire da guerre e persecuzioni. Per i primi la migrazione è una scelta. Per i secondi, è una questione di vita o di morte”. Queste ultime frasi, nella loro semplicità e chiarezza, cartografano perfettamente la situazione mondiale odierna, compresa quella italiana. Ed è con la medesima semplicità e chiarezza che la regista di Tbilisi costruisce il suo film, pur senza rinunciare, in termini di scrittura, a certe “maniere” dell’autorialità moderna, fatte di antefatti elisi e spiegazioni procrastinate a tempo indeterminato. Non sapremo mai, dunque, perché il vecchio Vadim (Sergey Dreiden) ce l’abbia tanto con suo figlio Peter (Vladimir Vdovichenkov), al punto da diseredarlo e vendere la casa alla giovane georgiana Medea (Salome Demuria) tramite una formula che è una sorta di nuda proprietà “con bonus”, quello della convivenza fra i due. Una casa in cui il vecchio scontroso e tirannico – ma anche erudito, sensibile e curioso nei confronti della nuova coinquilina – continua imperterrito a dettar legge. Dal canto suo, l’energica e volitiva Medea si adatta come può, cercando di imbonirsi l’anziano signore, ma anche facendo valere le proprie ragioni e la propria privacy.

Il film si apre sui paesaggi meridionali e montuosi della Georgia che scorrono lungo l’autostrada, percorsa in un furgone da Lado e un suo collega. Dopo un lungo viaggio, i due giungono a San Pietroburgo, stretta nella morsa del gelo invernale. Lado (Vladimir Daushvili), il fidanzato di Medea, è un giovane scapestrato e superficiale e i due sono sempre in conflitto. Mentre si aggira clandestinamente nella casa di Vadim, come un fantasma, in certe scene che sembrano ispirarsi a Ferro 3 (2004) di Kim Ki-duk, lo vediamo seguire il vecchio da vicino e poi nascondersi sparendo dall’inquadratura. E sarà Lado, con la sua incuranza, a rompere la puntina del suo giradischi, unica fonte di sollievo e gioia del vecchio, assieme all’hockey sul ghiaccio, di cui ama seguire gli allenamenti seduto sugli spalti di uno stadio. Lo stile realistico di Glurjidze si apre a tratti a degli squarci di lirismo suggestivo, mai patinato. Fra le scene più belle del film, durante le passeggiate di Vadim e Medea – mentre lui declama i versi di una poesia di Georgy Ivanov, Shout for joy! There is no Tsar – o di uno dei due per conto proprio, vi sono le vedute della città, con il vasto letto della Neva paralizzato dalla neve e dal ghiaccio, oltre il quale si scorgono le cupole e gli edifici sull’altra riva, come miraggi nel deserto, ectoplasmatici, in un silenzio irreale rotto solo da alcuni suoni amplificati dal riverbero. Un gelido inverno che incanta o forse inebetisce, paralizza il cuore e i pensieri e sembra nascondere le vere intenzioni di una città, di un Paese, sotto quel manto candido.

Fra le immagini più penetranti, c’è l’inquadratura in cui Peter, cacciato di casa dal padre durante la prima visita dopo moltissimi anni, si ferma sulla soglia per guardare indietro. Riflesso nello specchio di un armadio, Vadim, ricurvo, lo osserva in silenzio a distanza. Sembra sul punto di richiamarlo, ma non apre bocca. E’ un film di padri e figli (e anche figlie, dato che il vecchio russo in più di un’occasione sembra rivolgersi a Medea come a una figlia adottiva) che non si parlano e non si capiscono. Così come avviene tra i due Paesi, che però, ovviamente, la regista non pone sullo stesso piano. Fermo restando che la Russia viene ritratta con il rispetto (l’amore, forse) di chi l’ha scelta – magari per bisogno – come seconda patria, al tempo stesso non viene meno la condanna di un gesto tanto brutale quanto repentino come quello della migrazione forzata di massa dei georgiani (tutti clandestini, secondo le autorità russe…). The Antique riesce dunque a coniugare con una certa incisività storie e Storia, senza semplificazioni di sguardo, ma anche senza sconti, forte di un titolo che, pur rifacendosi all’attività dell’impresa georgiana di antiquariato in cui lavorano sia Medea che Lado, non può non rimandare anche alla stessa Georgia, dalla cultura, appunto, antichissima (non meno di quella russa), e che vanta un’alfabetizzazione prossima al 100%. Ciononostante, per certi russi, i georgiani, dalla pelle scura rispetto a quella degli slavi, sono solo dei ne*ri, come sentiamo dire a un certo punto da uno dei poliziotti russi che “scortano” (violentemente, a suon di strattoni o di dolorose prese sottobraccio militari) i georgiani all’aeroporto. Comportamenti che sono la conseguenza di precise strategie politiche che fanno leva sulle paranoie e il razzismo della gente comune, proprio come avviene ancora oggi (soprattutto oggi) anche in Italia. Un film che quindi ci riguarda tutti e che speriamo dunque di poter vedere presto, una volta risolta la questione del… “copyright”.

Info
The Antique sul sito delle Giornate degli Autori.

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