Il complottista
di Valerio Ferrara
Il complottista segna l’esordio al lungometraggio per Valerio Ferrara, che per l’occasione riprende il suo corto Il barbiere complottista, visto e premiato alla Cinéfondation a Cannes nel 2022. Giocando sugli stereotipi del complottismo, il giovane regista rimane sempre in superficie, smarrendo le potenzialità caustiche del racconto. Con Fabrizio Rongione. In Alice nella città a Roma 2024.
Ricorsività e corrività del cinema italiano
In un quartiere popolare di Roma c’è un barbiere che tormenta i clienti e i vicini di negozio con le teorie che legge online. A casa e nella piccola comunità di quartiere nessuno lo prende sul serio, tanto meno quando si convince che i lampioni mandano dei messaggi segreti con il codice Morse. Ma, quando si presenta la polizia alla sua porta e lo arresta di fronte alla famiglia, la sua credibilità prende una svolta inaspettata. [sinossi]
Quando nel maggio 2022 il giovane Valerio Ferrara si è portato a casa il premio della Cinéfondation al Festival di Cannes con il suo cortometraggio Il barbiere complottista, esercitazione di fine anno all’interno dei lavori del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, che Ferrara frequentava nella classe di regia (condividendo l’aula con Federico Russotto, autore del Reginetta visto e apprezzato alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia; Lorenzo Tardella, che ha portato il suo Le variabili dipendenti alla Berlinale, nella sezione Generation; Giulia Regini, il cui Rosa e pezza è stato selezionato tra i corti di Karlovy Vary nel 2023; Mauro Díez, autore di Mi pequeño Chet Baker e La replica, lavori brevi dagli esiti imprevedibili; Alberto Palmiero, di cui si attende l’esordio nel lungo; in classe, nella fase del propedeutico, c’erano anche Tommaso Santambrogio ed Emanuela Muzzupappa, a dimostrazione di un’annata senza dubbio rilevante negli schemi produttivi nazionali), in molti hanno suggerito come si trattasse del suggello ideale per una carriera in divenire che pareva già in parte instradata dai corti precedenti, su tutti quel Notte romana che solo pochi mesi prima, nel settembre 2021, aveva fatto bella mostra di sé al Lido, a sua volta all’interno della SIC. I due lavori brevi – Notte romana e Il barbiere complottista – mostravano idee di cinema e ambizioni di racconto assai diverse tra loro: il primo si muoveva nel solco del “tutto in una notte”, fermandosi a registrare un istante, un incontro fuggevole, fermo immagine di un qualcosa di più vasto che rimaneva saggiamente nel fuori campo, distante dalla vista dello spettatore; il secondo, invece, nel raccontare il complottista, vale a dire l’uomo semplice che per indole iniziava a intravvedere una serie di possibili concatenazioni nel mondo che lo circonda, finendo con il contagiare con la propria parabola intellettuale il quartiere in cui vive e lavora, preferiva il tenore della commedia più sarcastica, in odor di paranoia collettiva.
Se un trentennio fa con ogni probabilità chi avesse deciso di donare un’opportunità a Ferrara per confrontarsi per la prima volta con il lungometraggio è credibile ritenere che si sarebbe mosso in direzione del mood che permea Notte romana (che nella semplicità dell’assunto e nella sua capacità di organizzarsi all’interno di uno schema produttivo povero riecheggia le timbriche del cinema italiano anni Novanta), all’interno delle logiche produttive dell’Italia contemporanea si è preferito investire sulla commedia che si fronteggia con l’hic et nunc, vale a dire ovviamente il complottismo, da sempre sottocategoria strisciante nell’immaginario collettivo che ha però subito un’accelerata e una diffusione a macchia di leopardo a seguito delle restrizioni internazionali dovute al diffondersi del morbo del COVID-19. In tal senso Il complottista pare quasi arrivare paradossalmente “tardi” nel confrontarsi con una materia che sarebbe stato assai più incandescente trattare proprio a ridosso del corto, ma i tempi per allestire un esordio sono purtroppo letargici, ed ecco che Ferrara arriva quasi fuori tempo massimo, o quando comunque il suo sarcasmo non può che apparire un po’ sfiatato. Il potenziale della storia resta abbastanza brillante, reggendosi sul soggetto del lavoro scolastico – la squadra in fase di scrittura è la stessa, con Alessandro Logli e Matteo Petecca a sceneggiare insieme al regista –: in una zona periferica della Capitale un barbiere passa il tempo a disquisire con tutte le persone che gli capitano a tiro delle sue idee “non convenzionali”, che mettono in dubbio regolarmente ogni versione ufficiale pur non potendosi appoggiare su alcuna verità documentata. Le sue fonti sono quelle che irrorano la mente di ogni complottista che si rispetti, vale a dire l’oceano online, tra video su YouTube e reel dei social. Il barbiere si convince un giorno che le luci intermittenti dei lampioni posti ai bordi della strada – causati semmai da una non ottimale gestione della rete elettrica comunale – siano informazioni date nell’alfabeto morse, all’insaputa degli ignari cittadini. Dopo che il barbiere è stato contattato da uno youtuber e che addirittura la Digos l’ha convocato in commissariato per accertamenti, l’uomo passa da zimbello del quartiere a una sorta di eroe popolare.
Il problema di fondo è che un’idea siffatta ha il respiro, per l’appunto, breve e mal si adatta senza corposi irrobustimenti a un film, e a questo si aggiunge il fatto che, laddove ne Il barbiere complottista a reggere la scena era un ispiratissimo Lucio Patanè, in grado con la sua sola presenza scenica di evocare quel misto di commedia e paranoia che è la base portante del racconto, il pur bravo Fabrizio Rongione dona al personaggio principale un’aria più dimessa, sconfitta, che stride con quanto prende vita in scena. Forse preoccupato di donare timbriche troppo oscure al racconto Ferrara preferisce permanere nel campo della commedia più semplice, trovandosi così però a dibattere in una sorta di terra di nessuno, con i personaggi che non acquistano spessore e la riflessione sul contemporaneo che rimane in superficie. Ne viene fuori un film anodino, paradossalmente poco contemporaneo, oltremodo sfilacciato nella trama. Il simbolo in un certo senso delle ricorsività e corrività della produzione italiana attuale: nell’età dell’oro del cinema nazionale, tra gli anni Cinquanta e i Settanta, una idea simile si sarebbe trasformata in una marcia trionfale/funebre incalzante e mortifera, sadica e crudele. Qui invece tutto o quasi si tramuta in condiscendenza, mancando del coraggio necessario a bucare lo strato del pensiero medio. Peccato.
Info
Il trailer de Il complottista.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Il complottista
- Paese/Anno: Italia | 2024
- Regia: Valerio Ferrara
- Sceneggiatura: Alessandro Logli, Matteo Petecca, Valerio Ferrara
- Fotografia: Andrea Pietro Munafò
- Montaggio: Diego Bellante
- Interpreti: Antonella Attili, Antonio Gerardi, Bruno Pavoncello, Ernesto Mahieux, Fabrizio Contri, Fabrizio Rongione, Giulia Petrini, Ilir Jacellari, Roberto De Francesco, Valerio Desirò, Zoe Massenti
- Colonna sonora: Vittorio Giampietro
- Produzione: Elsinore Film, Wildside
- Distribuzione: Piper Film
- Durata: 85'
- Data di uscita: 02/04/2025




Roma 2024
Alice nella Città 2024 – Presentazione
Roma 2024 – Presentazione
Il barbiere complottista
Notte romana