Attori di provincia
di Agnieszka Holland
L’esordio nella regia di lungometraggio di Agnieszka Holland, titolo tradotto in Italia letteralmente dal polacco con Attori di provincia, fa sensazione alla Semaine de la Critique cannense del 1980 e si porta a casa il premio FIPRESCI della critica internazionale. Un fresco esempio di cinema politico/satirico, sorretto da un occhio femminile che porta progressivamente le attrici al centro della scena. Tra i titoli della rassegna Grandi classici del cinema polacco di CiakPolska 2024.
“È un ordine o una richiesta?”
Il regista Slawomir Szczepan si trasferisce da Varsavia in un piccolo teatro della provincia polacca per dirigere la messa in scena di Liberazione di Stanislaw Wyspianski, uno dei drammi più importanti della letteratura polacca. Gli attori sperano che sia la loro grande occasione per abbandonare la provincia e l’allestimento della pièce andrà avanti tra contrasti, gelosie e piccoli litigi, oltre alla crisi coniugale tra il primo attore Krzystof e sua moglie Anka, diventata burattinaia dopo aver abbandonati gli studi di medicina. [sinossi]
L’esordio nel lungometraggio di finzione per la ex assistente di Wajda e Zanussi Agnieszka Holland arriva sul finire degli anni Settanta con Attori di provincia, scritto a quattro mani insieme a Witold Zatorski. In questa storia che mescola vita e arte, realtà e rappresentazione, echi bergmaniani e cassavetesiani ad uno stile registico “nervoso” da vagues europee, si cerca di mettere in scena Liberazione del fondamentale artista polacco Stanislaw Wyspiański (pittore, poeta, architetto a drammaturgo vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento e deceduto giovane, ancora prima dei quarant’anni) in una filodrammatica di provincia. Da Varsavia arriva il regista Slavomir Szczepan, portatore di un’idea di messa in scena insieme intellettuale e baroccheggiante, dove maschere anti-gas e per la scherma si mescolano a tuniche da impero romano, e che va quasi subito allo scontro con uno degli attori principali, Krzystof (Tadeusz Hulk), impegnato soprattutto a difendere le sue battute dal pesante sfrondamento operato nella riduzione teatrale del testo originale. Krzystof è sposato da dieci anni con Anka (Halina Łabonarska), che ha lasciato la facoltà di medicina ed ora fa la burattinaia per degli spettacoli per l’infanzia. Questi ultimi diventeranno presto i personaggi principali, e Holland ne scruta diverbi e rivendicazioni all’interno del soffocante (a più livelli) appartamentino che dividono, ingombro di libri e oggetti di varia estrazione, dove la coppia abita e cerca di dominare gli angusti spazi alla ricerca di una (impossibile) individualità. Tutto l’impianto, e appare chiaro anche da questi pochi cenni, rappresenta una reductio della società polacca dell’epoca, con il socialismo reale al contempo incistato nei modi e nelle abitudini di maggiorenti e cittadini comuni e in crisi evidente, e la questione femminile che comincia a ridefinire i rapporti, in primis quelli amorosi. Anka nella prima delle scene “a due” è ancora un’eroina tragica da romanzo d’appendice, ma col progredire del minutaggio è il personaggio che più acquista una terza dimensione, vittima della gerarchizzazione burocratica dello Stato e di un inganno romantico che invece, forse, può rappresentare l’ultima ancora di salvezza. La lente d’ingrandimento impietosa puntata su Krzystof, invece, ne mette in evidenza lo spaesamento e la pochezza, da “frustrato piccolo borghese” (come lo appella il regista in una sequenza) mentre “io ho delle responsabilità”: infantile, rancoroso, persino incapace di programmare un erede con la sua compagna di vita.
Da cosa ci si deve “liberare”, dunque, e in che senso va interpretato il testo di Wyspiański? Per Krzystof, ad esempio, nella prima parte del film la coppia e il metodo recitativo impostogli rappresentano delle catene che imprigionano, mentre la fedeltà al testo e la fuga in un piccolo giardino (comunque attorniato da mura di cemento) sembrano occasione per liberare l’estro creativo. Tutto, forse, è destinato a mescolarsi nel convulso finale, quando dopo la prima dello spettacolo si tirano le somme delle forze in gioco. Spettacolo che, segnatamente, non vedremo mai se non di sghembo, durante le prove, “rubando” grazie alla (spesso) mobilissima macchina da presa squarci di palcoscenico, di scenografie, di posizionamento degli attori sulla scena. In un ribaltamento abbastanza classico, se ci si rifà ai modelli sopracitati, il dietro le quinte cambia posto col davanti, e Holland lo sottolinea (a volte didascalicamente) anche nella composizione del quadro: la suggeritrice intenta a sferruzzare col copione davanti agli occhi occupa il centro del fotogramma in una scena, ad esempio, mentre sullo sfondo intravediamo le prove dello spettacolo in corso. Si chiede all’artista, dunque, di privilegiare la vita vera alla costruzione intellettuale della stessa espressa per simboli spesso astrusi, e incapaci di dialogare con quel popolo che si vorrebbe educato e ricettivo a ciò che gli sottopone (e, a volte, propina) lo Stato. In uno dei momenti più limpidi dell’intera opera, un operaio di palco con la passione per la recitazione si esibisce in una sorta di goffa danza circense tra l’apprezzamento di operai sul tetto di fronte in pausa, mentre le maestranze del teatro non capiscono il senso dello spettacolo a cui stanno lavorando. Non avremo risposte, Holland non dice apertamente che il sogno eizensteiniano dell’opera d’arte d’intelletto E popolare poteva risultare perdente di fronte al didascalico realismo socialista staliniano, per fare breve cenno a quello che accadeva a Mosca e dintorni qualche decennio prima e che ha indubbiamente contribuito all’impostazione culturale tracimata anche nei Paesi satellite come era allora la Polonia, ma piuttosto che (un po’ alla stregua del Secondo tragico Fantozzi di Salce/Villaggio di pochi anni precedente) la cultura calata dall’alto senza un adeguato contesto è perniciosa e non più salvifica per le masse.
Quello che interessa davvero, o di più, a Holland è però il tratteggio dei personaggi femminili, che in un mondo inizialmente, e all’apparenza, completamente al maschile prendono via via più spazio e minuti, togliendoli (e uno dei giochi “meta” di cui l’intelligente script abbonda) ai personaggi maschili come Krzystof proprio mentre lui sta subendo lo stesso trattamento all’interno della narrazione. La notevole prova attoriale di Halina Łabonarska (in un ruolo di contorno anche Jerzy Stuhr, scomparso di recente e collaboratore privilegiato di Kieslowski, conosciuto in Italia soprattutto per le sue comparsate all’interno di tanti film di Nanni Moretti) è davvero rigonfia della gamma completa di emozioni che un’attrice può esprimere, sul palcoscenico e sul grande schermo. La carriera cinematografica porterà Agnieszka Holland in luoghi lontani, fino a Hollywood e al lancio di Leonardo Di Caprio in Poeti dall’inferno e al grande rilancio personale del 2023 con Green Border, ma la forza di questo esordio rabbioso e delicato insieme rimane incomparabile.
Info
Attori di provincia sul sito del Palazzo delle esposizioni.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Aktorzy prowincjonalni
- Paese/Anno: Polonia | 1979
- Regia: Agnieszka Holland
- Sceneggiatura: Agnieszka Holland, Witold Zatorski
- Fotografia: Jacek Petrycki
- Montaggio: Halina Nawrocka
- Interpreti: Adam Ferency, Andrzej Buszewicz, Andrzej Rozhin, Barbara Rachwalska, Bronisław Kassowski, Ewa Dałkowska, Halina Łabonarska, Iwona Biernacka, Jan Ciecierski, Janina Ordężanka, Jerzy Łapiński-Gaździński, Jerzy Fedorowicz, Jerzy Kryszak, Jerzy Stuhr, Jerzy Wasiuczyński, Kazimiera Nogajówna, Krystyna Wachelko-Zaleska, Marcin Jarnuszkiewicz, Ryszard Kotys, Sława Kwaśniewska, Stanisław Michalski, Stefan Burczyk, Tadeusz Huk, Tomasz Zygadło, Zbigniew Bielski
- Colonna sonora: Andrzej Zarycki
- Produzione: Film Polski
- Durata: 109'


CiakPolska 2024
Green Border
Mr. Jones
In Darkness