Wicked

Wicked

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In bilico sempre un po’ precario tra la East High School di Zac Efron e Vanessa Hudgens e la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, Wicked può contare sulle leggiadre ma solide dinamiche del libretto di Winnie Holzman, sulle mirabili performance di Cynthia Erivo e Ariana Grande e su una grandeur produttiva che (a tratti un po’ a fatica) riesce a sorreggere l’ampio respiro delle canzoni di Stephen Schwartz. Nel riscrivere la parabola della Strega Cattiva dell’Ovest, pur scegliendo il lato candido dei teen movie, il film di Jon M. Chu riesce a sfuggire alle sabbie mobili della bolla young\adult, facendo pian piano emergere le profonde crepe dei suoi personaggi.

Dear Old Shiz

La Strega Cattiva dell’Ovest è morta! E, allora, perché Glinda la Buona è stranamente triste? Molti anni prima dell’arrivo di Dorothy e della morte della Strega, la giovane Elphaba, da sempre guardata con sospetto a causa della sua insolita pelle verde, e la bionda e privilegiata Galinda si incontrano come studentesse all’Università di Shiz nella fantastica Terra di Oz dove stringono, dopo una lunga serie di incomprensioni, un’amicizia tanto improbabile quanto profonda… [sinossi]

L’eterno ritorno nel regno di Oz, il mondo creato da L. Frank Baum all’alba del ventesimo secolo, vive di riscritture, aggiornamenti, tradimenti, slanci filologici, mutando non solo forma ma anche luogo: la carta stampata, il cinema, il teatro, la televisione, la radio. Nel caso di Wicked, musical diretto da Jon M. Chu, lo snodo creativo prende forma dal romanzo del 1995 Strega – Cronache dal Regno di Oz in rivolta di Gregory Maguire, fonte di liberissima ispirazione per il musical che ha sconquassato Broadway dal 2003 in poi. Dal libretto di Winnie Holzman e dalle musiche e dai testi di Stephen Schwartz si è quindi arrivati alla trasposizione cinematografica, operazione non semplice e a rischio abbastanza elevato – coi suoi centosessanta minuti Wicked o Wicked: Parte 1 (coincidente col primo atto dello spettacolo di Broadway) è solo il primo capitolo, si dovrà attendere il 2025 per la conclusione (ovviamente, il secondo atto).

Lontana anni luce dalla celeberrima Strega Cattiva dell’Ovest portata mirabilmente sullo schermo da Margaret Hamilton (Il mago di Oz), ma anche dalla versione affidata a Mila Kunis (Il grande e potente Oz), l’Elphaba Thropp di Cynthia Erivo è una futura strega che rigetta evidentemente tutti gli stereotipi del passato, accodandosi alle contemporanee riscritture dei cattivi, poi non così cattivi, anzi buoni o giù di lì. Se questo tipo di operazione risulta spesso ridondante e meccanica, schiava dei tempi e del box office più che di ponderate riflessioni e intuizioni creative, nel caso della strega verde è lo sviluppo del personaggio a elevarlo al di sopra degli odierni cliché. L’ampio respiro di Wicked, che concede un minutaggio finalmente consono alle parti non musical (uno dei limiti de Il re leone, tanto per fare un esempio), è la base di partenza per quella che, sfrondata di tutti gli orpelli, è una storia di amicizia, di comprensione, di intelligenze emotive che si incontrano, scontrano, modellano vicendevolmente. Tutto intorno, un coloratissimo mix di utile e apparentemente superfluo: le figure paterne e materne, la segregazione degli animali, i primi amori, le sempiterne dinamiche da High School, lo strisciante bullismo, il razzismo e via discorrendo. Un po’ all’acqua di rose e un po’ no, a ben guardare: qui entrano in gioco le caratterizzazioni di Erivo\ Elphaba e Grande\Galinda, la costruzione e distruzione delle loro gabbie, le crepe via via sempre più visibili dei singoli e del sistema – quanto è inquietante, ad esempio, l’incipit con No One Mourns the Wicked cantata con gioia, rabbia e odio forcaiolo?

Se I’m Magic (1978) di Sidney Lumet, come il musical The Wiz: The Super Soul Musical “Wonderful Wizard of Oz” (1974), declinava in salsa blaxploitation il buon vecchio Baum, e se Nel fantastico mondo di Oz (1985) di Walter Murch cavalcava l’onda oramai morente delle sperimentazioni orrorifiche della Disney (sono gli anni di Taron e la pentola magica, ma soprattutto de Gli occhi del parco e Qualcosa di sinistro sta per accadere), anche Wicked si rivela profondamente radicato nel proprio tempo, ovviamente il nostro. Pop e popolarità si inseguono, si intrecciano, corrompono, annebbiano la vista: un po’ come la lugubre Mercoledì e la bionda Enid, anche Elphaba e Galinda sono schierate su fronti opposti, forzatamente separati da una polarizzazione che conosciamo bene. Come i cattivi maestri, gli inganni delle alte sfere, le miserie del sistema. Nel suo essere leggiadro, giocoso, nella cura certosina della superficie, Wicked riesce a restituire un quadro non banale o quantomeno abbastanza preciso del nostro mondo, mantenendo così intatto il gioco di specchi e riflessi di Baum. E poi le canzoni, le coreografie, il ritmo che non cede mai, i minuti che volano, l’impareggiabile Jeff Goldblum, il sentiero dorato… quel sentiero dorato…

Info
Il trailer di Wicked.

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