Tiny Lights
di Beata Parkanová
Terzo lungometraggio per la cineasta ceca Beata Parkanová, Tiny Lights è una regressione al mondo della (propria) infanzia, un ambiente ovattato tra giardini e passeggiate nei boschi con i nonni. Alla piccola protagonista arriva l’eco che il mondo esterno degli adulti è in agitazione: la separazione dei genitori come quella della nazione. In concorso all’El Gouna Film Festival 2024.
Ma tutto questo Amálka non lo sa
Amálka, sei anni, è tagliata fuori da una discussione familiare. Viene portata dai nonni in una passeggiata al lago. Una volta tornata scopre che il clamore riguardava il piano di sua madre di separarsi e andare a vivere con un artista a Praga. [sinossi]
Il cinema della ceca Beata Parkanová si contraddistingue per il suo interesse per le periferie, decentrato, nella geografia come nella vita, che preferisce cogliere le ripercussioni del cuore degli eventi piuttosto che gli eventi stessi. Non fa eccezione il suo terzo film, Tiny Lights (in originale Svetylka) presentato nella Feature Narrative Competition del 7° El Gouna Film Festival, dopo l’anteprima a Karlovy Vary. Come negli altri due film, Moments e The Word, siamo ancora in una località di campagna, in una casetta rurale con un grande giardino, non lontano da boschi e laghi. In una delle prime battute del film si fa riferimento all’andare a Praga, delineando così subito la lontananza fisica rispetto alla capitale del paese. La periferia da geografica diventa esistenziale. Il film è tutto incentrato sull’esistenza di una bambina di sei anni, Amálka, sul suo mondo infantile, sulle sue esperienze sensoriali, sulla sua percezione limitata di quello che sta succedendo attorno. Il mondo degli adulti è una sfera a parte, che la esclude, la allontana mentre si prendono decisioni importanti che comunque avranno ripercussioni anche sulla sua vita. Si intuisce a malapena, visto che lo spettatore è sempre nella sfera della bambina, vede e sente solo ciò che vede e sente lei. Ma lo spettatore, con i suoi strumenti cognitivi, intuisce che è in atto una separazione dei genitori, che i nonni portano Amálka in una passeggiata tra boschi e lago, proprio per tenerla lontana da quel centro della casa dove sta presumibilmente avvenendo un conflitto che potrebbe turbarla.
Dopo Moments, incentrato sull’adolescenza, Beata Parkanová si concentra sull’infanzia in modo dichiaratamente autobiografico. Le esperienze della bimba ricalcano la sua infanzia in campagna. Tiny Lights è ambientato nel 1992, quando la regista aveva la stessa età della protagonista. Proprio l’anno in cui si è consumata una separazione più grande delle vite dei personaggi, ovvero la scissione della Cecoslovacchia in due stati separati, Slovacchia e Repubblica Ceca. Quali effetti avrà questa decisione presa dall’alto, sulle vite delle persone semplici di campagna? The Word, il film precedente della regista, è ambientato ancora in un anno chiave, il 1968, anno della Primavera di Praga e della sua repressione, evento mai citato nel film in cui si scorgono, sempre in un piccolo centro di periferia, le conseguenze della restaurazione del potere filosovietico.
Tiny Lights inizia con l’immagine offuscata del volto di Amálka visto attraverso un vetro ondulato. La bambina è confinata nella sua cameretta, tenuta come prigioniera, tra stanze e ambienti concentrici, come in un’esistenza ovattata. Come si diceva, noi siamo sempre con lei, la mdp la inquadra sempre in posizione ravvicinata e la sua presenza fisica monopolizza il film. Sono poche le sequenze in cui non c’è. E, forse solo quando fa il bagno è in campo lungo. Inoltre la mdp è spesso posta in posizione più bassa della media, a sottolineare un punto di vista infantile. Tutto il film si gioca su stanze, porte chiuse o aperte, isolamenti, la cameretta, la casa, la legnaia del castigo, finanche la gabbietta per il gatto, ed è graficamente disseminato di finestre interne, a volte trasparenti a volte deformanti, finestrini. Ci sono poi quegli inserti di immagini di una pellicola super 8, dove, oltre a un fotogramma, si intravedono i lembi di quelli adiacenti. Un dialogo con il passato, con la madre giovane, che mette a nudo il dispositivo primario dell’immagine in movimento. Si arriva alla scena, alla fine, della piccola dietro a un grande lucernario verticale che ne squadretta l’immagine in finestre/riquadri, alcune trasparenti, alcune offuscate, alcune del tutto oscurate. La vita è come un tabellone con le caselle che si girano di un gioco a quiz di Mike Bongiorno. Fa parte del percorso della conoscenza schiarire progressivamente, comprendere quelle parti che in giovane età sono precluse.
Info
La scheda di Tiny Lights.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Světýlka
- Paese/Anno: Repubblica Ceca, Slovacchia | 2024
- Regia: Beata Parkanová
- Sceneggiatura: Beata Parkanová
- Fotografia: Tomáš Juríček
- Montaggio: Alois Fisárek
- Interpreti: Elizaveta Maximová, Marek Geišberg, Martin Finger, Mia Bankó, Veronika Žilková
- Colonna sonora: Michal Novinski
- Produzione: AZYL Production, Bontonfilm Studios, love.FRAME
- Durata: 74'



El Gouna Film Festival 2024 – Presentazione
El Gouna 2024
Karlovy Vary 2024 – Presentazione
Karlovy Vary 2024
Intervista a Beata Parkanová
The Word