L’amico della mia amica
di Éric Rohmer
Ultimo capitolo del ciclo Commedie e proverbi, L’amico della mia amica è incentrato su un nucleo di giovani professionisti, due coppie intercambiabili e una quinta ragazza, che vivono, lavorano o studiano in una nuova cittadina oltre Parigi. I loro incontri si snodano tra bar, ristoranti, tavolini all’aperto, piscine. Un racconto d’estate dove, con il suo tocco di leggerezza, Éric Rohmer esplora ancora una volta, all’interno delle relazioni tra giovani personaggi, i temi del caso, del libero arbitrio, della scommessa pascaliana.
Incontri a Cergy-Pontoise
«Gli amici dei miei amici sono miei amici». Blanche si è da poco trasferita a Cergy-Pontoise, cittadina satellite di Parigi, vive da sola e non ha ancora stretto amicizie locali; un giorno in mensa conosce Léa, una studentessa, e in breve diventano amiche. Léa frequenta un ragazzo, Fabien, ma è incerta sul proprio amore. Decide di fare una vacanza. In sua assenza, Blanche incontra per caso Fabien, tra i due nasce un sentimento ma Blanche lo tronca perché non può fare un torto alla sua amica. Léa lascerà Fabien e finirà per mettersi con Alexandre, un giovane ingegnere donnaiolo, di cui Blanche si era innamorata. La ragazza si rivede quindi con Fabien con cui rinasce un’attrazione. Le nuove coppie partiranno per le vacanze. [sinossi]
L’amore di Éric Rohmer per i luoghi, la sua capacità di iscrivere i suoi delicati intrecci di amori, desideri, casualità in architetture e spazi aperti, stradine, piazze e parchi, trovano una straordinaria espressione in L’amico della mia amica (L’ami de mon amie), capitolo conclusivo del ciclo Commedie e proverbi. Una Parigi fuori da Parigi rappresenta il teatro delle vicende del film, ovvero la nuova città di Cergy-Pontoise, a nord-ovest della capitale francese. Un centro urbano edificato negli anni Sessanta/Settanta per dare sfogo allo sviluppo delle periferie della metropoli, garantendo il massimo di vivibilità e modernità. Rohmer già aveva realizzato un documentario televisivo su questa nuova cittadina, nel 1975 quando ancora la sua costruzione non era terminata, Enfance d’une ville, in cui intervistava urbanisti, politici, dirigenti, ingegneri dei trasporti, nuovi residenti e pure sacerdoti. Un’estensione quindi dell’ambiente parigino, una Parigi destoricizzata, senza Montmartre, senza giardini del Lussemburgo, un ambiente residenziale costruito su misura per i nuovi flaneur, per i giovani rampanti della borghesia francese che snodano le loro situazioni sentimentali tra caffè all’aperto, piscine, parchi, windsurf, incontri di tennis. Rohmer valorizza come sempre lo sfondo, nella fotografia diurna in luce naturale, i teatri delle sue vicende, che in questo caso è né carne né pesce, periferia della periferia della metropoli. I personaggi stessi si caratterizzano per le loro attitudini diversamente urbane. Se Blanche non si sente a suo agio né nella grande città né nella provincia, il rampante e donnaiolo Alexandre in quel contesto può dire: «Io penso di essere fatto per la grande città. Qui mi sento molto meglio integrato all’immensità della grande Parigi, che non se abitassi in pieno centro. Il mio campo d’azione spazia per tutta l’estensione della megalopoli parigina. Mi sposto in continuazione: nord-sud, est-ovest. Sono l’uomo delle megalopoli». Ma le fughe, come fughe amorose, dallo spazio urbano si ripetono nel film, per esempio al lago a fare windsurf, oppure nella vacanza, che rimane fuori campo, di Léa. Alla fine le due nuove coppie sono pronte per le vacanze, dirigendosi i due punti geografici opposti, l’una in Sardegna, l’altra in Bretagna. E prima la coppia Léa-Fabien si era rotta, ufficialmente, proprio per una divergenza sulle vacanze: «Dovevo partire con Fabien, e siccome non mi piace il mare, o meglio, il suo mare, e a lui non piace la mia campagna, era comunque un sacrificio. Ed è così che ci siamo accorti che saremmo stati meglio l’uno senza l’altra. Per le vacanze e per sempre». Qui abbiamo quella dialettica dei luoghi cara al regista, che si polarizza tra Parigi e le località di villeggiatura.
Cergy-Pontoise offre la cornice di uno spazio modernista, razionalista quando non futurista, dominato da quella grande algida piazza metafisica, il Belvédère Saint Christophe, su cui si affaccia l’appartamento, pure dominato dal bianco come del resto il suo ufficio, della protagonista Blanche (nomen omen); oppure da quell’enorme orologio sospeso alla Harold Lloyd. La piazza bianca che diventa una tela da colorare, alla fine, di sera, viene tutta ammantata di una luce bluastra, proprio dopo che il personaggio di Adrienne ha citato l’artista Yves Klein con le sue tele blu. Lo spazio urbano diventa per Rohmer una tela da riempire con i suoi personaggi e le loro vicende amorose, le loro combinazioni di coppia sono intercambiabili proprio come i colori, variamente appaiati, dei vestiti che indossano. E in questo contesto Blanche è il personaggio inizialmente immacolato, single e senza relazioni amicali, che si inserisce in quel gioco di coppie generando nuove possibili combinazioni. Lei si è da poco trasferita a Cergy-Pontoise, provenendo dalla provincia, ed è proprio un’impiegata dell’amministrazione della nuova città. Non conosce ancora nessuno fino all’incontro casuale con Léa. La nuova città è uno startup di attività come di incontri, amicizie, relazioni sentimentali, triangoli amorosi. All’inizio del film entra in gioco il caso rohmeriano, nell’incontro assolutamente incidentale di Blanche e Léa in un tavolo della mensa. «Le probabilità che ho di incontrare una persona di cui non conosco né il domicilio né il luogo di lavoro non si possono determinare»: è una battuta chiave, e teorica per il suo cinema, che Rohmer inserisce ne La mia notte con Maud. Gli incontri casuali si snoderanno per L’amico della mia amica, come quello, verso la fine, tra Blanche e Adrienne. Ma il caso può anche essere forzato o simulato. Uno di questi incontri avviene quando Blanche in un negozio vede dalla vetrina passare Alexandre e Fabien e, lei che si assume passiva, sempre spinta dall’amica, ora li insegue e fa in modo di incrociarli in un punto successivo, simulando la casualità, e facendo in modo che siano loro a notarla. Un incontro fintamente casuale come quello di Elliot con Lee nell’alleniano Hannah e le sue sorelle, altra opera di un autore delicatissimo sui sentimenti di coppia e il loro carattere volubile. Guidato anche l’incontro finale de L’amico della mia amica, quando Léa e Alexandre, che si sono messi insieme ma non vogliono che Blanche li scopra, intravedono l’amica a un tavolino: il ragazzo si nasconde e lascia che sia la sola Léa a incontrare ‘casualmente’ Blanche, esclamando «Che sorpresa!». Qui la situazione è simmetrica perché i due non sanno che Blanche sta aspettando proprio Fabien. E Rohmer chiude con il suo classico equivoco, nella chiacchierata delle due amiche confondendo i due ragazzi.
In L’amico della mia amica la scommessa pascaliana la fa Léa dando alla nuova amica il suo biglietto per la partita di tennis del Roland Garros, spingendola a far nascere qualcosa con Fabien, cui lei non è più interessata, o con cui vorrebbe trovare l’occasione per troncare. Ma la perde perché lei non ruba gli uomini della sua amica. Blanche interrompe un momento d’effusione con Fabien, la razionalità vince sulla passione, sempre in nome dell’amicizia, almeno in quel momento. La situazione si presenterà simmetricamente per Léa, che però si metterà con Alexandre, con molte esitazioni, temendo di fare un torto all’amica. Il conflitto amicizia/amore, la zona grigia tra i due sentimenti rappresentano il nucleo del film. Quando Blanche e Fabien si conoscono, scoprono di avere molte affinità. Molto più che con Léa, è convinto il ragazzo. Ma Blanche teorizza che l’affinità sia più un fatto d’amicizia, «Per amare davvero qualcuno non bisogna sentirsi al suo livello». L’amicizia è un sentimento transitivo, come recita il proverbio oggetto del film? Rohmer ironizza anche su questo, quando Blanche chiede a Fabien di chi sia la casa in cui stanno facendo un party in giardino. Di amici di amici di Alexandre, le rivela il ragazzo, che lui a malapena conosce. In quel giro si è spesso ospiti di amici di amici per feste. In L’amico della mia amica, Rohmer utilizza il conflitto tra le linee pulite e simmetriche delle architetture razionali di Cergy-Pontoise e i luoghi della natura, e delle vacanze citate, come contrappunto al conflitto tra la razionalità, già iscritta nel proverbio del film, e pulsione amorosa che guida le dinamiche delle scelte dei personaggi. Blanche e Léa vivono una situazione di esitazione e transizione, la prima perché sola, la seconda perché stanca della sua relazione con Fabien. Questi sentimenti e indecisioni sono il motore della commedia rohmeriana basata sulla fluidità e sulla contingenza dei sentimenti. E l’amore passa da un personaggio all’altro come la pallina della partita di tennis.
Info
L’amico della mia amica, il trailer.
- Genere: commedia, sentimentale
- Titolo originale: L'ami de mon amie
- Paese/Anno: Francia | 1987
- Regia: Éric Rohmer
- Sceneggiatura: Éric Rohmer
- Fotografia: Bernard Lutic
- Montaggio: Lisa Hérédia
- Interpreti: Anne-Laure Meury, Éric Viellard, Emmanuelle Chaulet, François-Éric Gendron, Sophie Renoir
- Colonna sonora: Jean-Louis Valero
- Produzione: Compagnie Éric Rohmer, Les Films du Losange
- Distribuzione: Academy Two
- Durata: 102'
- Data di uscita: 04/11/2024





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