L’abisso

L’abisso

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Afgrunden (in Italia L’abisso), nel lontano 1910, lancia in tutto il mondo il cinema danese, destinato per un quinquennio a un grande successo, e con esso la figura di Asta Nielsen, prima diva, ma soprattutto prima grande attrice cinematografica. Un film in cui naturalismo ed erotismo si fondono sopravanzando e mettendo in ombra la struttura classica del triangolo amoroso da melodramma.

Danza erotica

Magda Vang insegna pianoforte ed è fidanzata con l’ingegnere Knud Svane. Un giorno lui la invita nella casa dei suoi genitori a Gjerlev. Qui Magda rimane affascinata da Rudolf Stern, un artista circense, e convince Knud a portarla a vedere lo spettacolo, ma tra i due uomini avviene un alterco. Quella notte, Rudolf e Magda fuggono insieme. Tempo dopo, a Copenaghen, Knud s’imbatte in Magda, la quale si è pentita della sua scelta, dopo essersi resa conto che Rudolf è un seduttore e un libertino. Eppure non riesce a lasciarlo. [sinossi]

Afgrunden, distribuito in Italia col titolo L’abisso, è il film che fece conoscere il cinema danese in tutto il mondo, nonché la grande attrice Asta Nielsen. Proveniente da una famiglia povera e appassionata di recitazione sin da ragazzina, Asta Nielsen sfidò l’autorità della madre – che la voleva commessa – e le convenzioni sociali quando, rimasta incinta, preferì fare la ragazza madre piuttosto che la moglie per forza. E così si diede al teatro, a Copenaghen e poi in giro per la Scandinavia, ma senza riuscire a sfondare. Aveva già quasi trent’anni quando Urban Gad, scenografo teatrale e nipote del pittore Paul Gauguin, la scelse per il ruolo da protagonista di L’abisso, che nel 1910 segnò l’ingresso di entrambi nel mondo del cinema. Due anni dopo i due si sposarono e il loro sodalizio continuò per circa cinque anni e oltre venti pellicole, le prime in Danimarca, le successive in Germania, dove la coppia si trasferì già nel 1911. Successivamente, la Nielsen lavorò, fra gli altri, con G.W. Pabst in La via senza gioia (Die freudlose Gasse, 1925), a fianco dell’esordiente e sconosciuta Greta Lovisa Gustafsson , che più tardi diventerà nota in tutto il mondo come Greta Garbo. Sia Asta Nielsen che Gad abbandonarono il cinema verso la fine degli Anni Venti, poco prima della rivoluzione del cinema parlato. L’abisso ha inizio per le strade di Copenaghen, en plein air. All’interno di un tram, Magda (Asta Nielsen), conversa con un uomo, Knud (Robert Dinesen). La macchina da presa, adagiata su un predellino all’esterno del mezzo, inquadra i due a mezzo busto, mentre la strada scorre all’indietro: un realismo quasi documentaristico, insolito e sorprendente in un film europeo del 1910. A manovrare la macchina da presa c’è Alfred Lind, uno dei primi operatori e registi del cinema danese. A una fermata, Magda scende, ma Knud decide di seguirla fino al grande cancello di un bar all’aperto, all’interno di un parco. E’ l’inizio di un idillio, fresco e innocente, che contrasterà poi in modo pesante con la l’esplosione della passione di lì a pochi minuti.

La trama presenta il classico triangolo da melodramma in cui la vera attrazione fatale («Un desiderio cocente», recita una delle didascalie) è quella che avviene tra Magda e Rudolf (Poul Reumert), il cowboy circense. I momenti che li vedono insieme sono permeati da una forte carica animale e da un erotismo esplicito, torbido, in particolare in due scene: la prima è quella dei lunghi baci che i due si scambiano dopo che lui è entrato di soppiatto nella stanza di Magda. L’altra è la celebre sequenza del teatro, dove i due amanti ballano lentamente a stretto contatto, ripresi da un lato del palco. Sequenza che si prolunga per oltre tre minuti (poco meno di un decimo della durata del film!), durante la quale il voyeurismo dello spettatore, la sua intromissione nell’intimità dei due personaggi, sono amplificati dalla precisa scelta registica di escludere il pubblico del teatro dalla ripresa. La danza ancheggiante di Asta, fasciata da un vestito scuro e aderente, le braccia sollevate e le mani sulla testa, è memorabile e seducente ancora oggi. La temperatura erotica sale nel momento in cui lei si sfila la cintura di corda dalla vita, prende al lazo Rudolf, lo lega e prende poi a girargli intorno, sempre danzando, strofinandosi su di lui con la schiena e il sedere, per poi piegarlo all’indietro e morderlo sulla gola come una vampira. E’ un’avance sessuale esplicita quella di Magda/Asta Nielsen, che si muove esprimendo una sensualità decisamente inedita per quei tempi e che rimane una delle scene più erotiche dell’intera storia del cinema muto. Al punto che questo film conturbante – così come altri danesi coevi – non passò la severa censura moralista della vicina Svezia. E tuttavia il successo, oltre lo scandalo, fu enorme. In Italia Afgrunden fece molta sensazione, lasciando di stucco anche per l’inusuale durata di tre bobine (una quarantina di minuti e più, dato che una parte del metraggio è andata perduta), laddove il pubblico era ancora abituato a una o al massimo due bobine.

La maggiore durata dei film, il realismo dell’ambientazione e delle interpretazioni e l’erotismo furono gli elementi che decretarono il grande successo del cinema danese in tutto il mondo, un’età dell’oro che, come quella italiana degli anni Dieci, non era destinata a sopravvivere al periodo bellico. Nel caso di L’abisso, il successo fu dovuto in gran parte alla decisione della neonata casa di produzione Kosmorama di affidare il film a dei giovani attori di teatro e la regia all’esordiente Urban Gad. Difatti il teatro in Danimarca, da tempo orientato verso il naturalismo, aveva raggiunto la piena maturità grazie alla teoria del critico Georg Brandes e alla pratica del regista William Block, ed era dunque inevitabile che le loro visioni innovative si riflettessero anche sul modo di concepire la messa in scena e la recitazione cinematografica. Come spiega Ron Mottram: «L’ascendenza teatrale provocò un mutamento profondo nello stile dei film danesi. A differenza di quanto avvenne negli Stati Uniti, tale mutamento non derivò dal melodramma romantico o sensazionale, bensì da una drammaturgia più incline al naturalismo e all’intimismo, seguendo forse le indicazioni provenienti dai testi di Henrik Ibsen. Ci si trovava di fronte, ancora, a film melodrammatici, nei quali tuttavia si poneva più l’accento sull’elemento erotico e psicologico che non sull’azione. Afgrunden non fu la migliore pellicola di questo genere, ma ne divenne il prototipo».1 Con L’abisso nasce dunque la stella di Asta Nielsen: il suo fu il primo nome (e il primo volto) universalmente (ri)conosciuto nel mondo del cinema: se prima i titoli di testa venivano accompagnati dal solo “marchio di fabbrica”, ovvero il nome della casa di produzione, dopo il fenomeno-Afgrunden, per la prima volta, sullo schermo e sulle locandine appariva lo strillo “un film con Asta Nielsen”. Con lei si aprivano perciò le porte al divismo, particolarmente in Italia, con Lyda Borelli, Francesca Bertini, Pina Menichelli. Parallelamente, alla Biograph, grazie a David W. Griffith, stavano emergendo pian piano le prime vere attrici americane, per il momento ancora “anonime”: Mary Pickford, Blanche Sweet e, di lì a poco, Mae Marsh e le sorelle Gish. Eppure, anche se è lecito affermare che il fenomeno del divismo parta da lei, Asta Nielsen non fu esattamente una diva, ma la prima vera attrice cinematografica. Il suo stile di recitazione, sorprendentemente moderno, tanto spoglio ed essenziale quanto intenso e magnetico, s’inserisce nel solco di quello di Sarah Bernhardt ed Eleonora Duse, le due grandi attrici di teatro a cavallo tra i due secoli, e va a scardinare completamente i tre lustri precedenti di recitazione cinematografica, dominata perlopiù da un “trovarobato” di goffe pantomime a base di occhi spalancati, mani ad artiglio sul cuore e tutti gli altri gesti plateali e stereotipati.

Note
1 Ron Mottram, Otto film danesi delle origini (1907-1915), in Schiave bianche allo specchio. Le origini del cinema in Scandinavia (1896-1918), a cura di P. Cherchi Usai, Pordenone, Studio Tesi, 1986, p. 291)
Info
L’abisso (Afgrunden) su Youtube.

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