Qui è altrove – Buchi nella realtà

Qui è altrove – Buchi nella realtà

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Qui è altrove – Buchi nella realtà, nuovo lavoro documentario di Gianfranco Pannone, concentra la sua attenzione sulla Compagnia della Fortezza capitanata da Armando Punzo, tra le anime del progetto Per Aspera ad Astra. Seguendo le attività della compagnia composta da detenuti il regista coglie l’intima necessità non della vita in carcere, ma del teatro come strumento di superamento della condizione coatta.

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Qui è altrove: Buchi nella realtà segue, fino al debutto, nel carcere di Volterra, le prove di Armando Punzo con i suoi attori nell’ambito del progetto teatrale ATLANTIS cap. 1 – La permanenza. Qui, con altri registi provenienti da diverse esperienze di teatro-carcere, la Compagnia della Fortezza organizza la masterclass, riunendo tutte queste realtà nel segno di un’utopia possibile. [sinossi]

Sono trentacinque anni che Gianfranco Pannone racconta il mondo che lo circonda, con uno sguardo così ancorato al reale che in pochi serbano memoria di Io che amo solo te, sua unica incursione nel cinema di “finzione” che vide la luce un ventennio or sono. Il suo è sempre stato uno sguardo indipendente, autonomo, in una certa qual misura sovrano rispetto alla messa in scena, e agli interrogativi che l’universo “documentario” da sempre trascina con sé. Che si trattasse di focalizzare l’attenzione su un piano regolatore (Latina/Littoria), riflettere sulla stagione della lotta armata brigatista (Il sol dell’avvenire), puntare la videocamera su coloro che abitano alle pendici del Vesuvio (Sul vulcano), o mettere in immagini la lotta per la conservazione del posto di lavoro degli operai della Whirlpool (Via Argine 310), Pannone è sempre partito lancia in resta, quasi che quello del documentarista non fosse solo un modo per raccontare il mondo, ma equivalesse a viverlo, soffrirlo. Il cinema come atto di partecipazione attiva, in questo senso compiutamente militante. Anche per questo sorprende, almeno a primo acchito, la visione di Qui è altrove – Buchi nella realtà, che dopo l’anteprima al Festival dei Popoli 2024, e una prima distribuzione in sala nel mese di novembre, torna ad agitare le visioni degli spettatori attraverso un tour, necessità ultima per chi ancora con pervicacia si ostina – di nuovo, in una prospettiva attiva dell’agire cinematografico – a immaginare la settima arte come un territorio di confronto collettivo. Qui è altrove – Buchi nella realtà non nasce da un’intuizione dell’autore, ma può essere catalogato tra i lavori su commissione: è stata infatti la Compagnia della Fortezza del carcere di Volterra a contattare Pannone per chiedergli di adoperarsi a una regia che la riguardasse, raccontandone l’attività all’interno del progetto Per Aspera ad Astra, che ha come obiettivo la formazione teatrale dei detenuti, anche in vista di un possibile mestiere da mettere in pratica una volta usciti dalla condizione di prigionia.

A essere seguito da vicino dalla videocamera di Pannone sono le prove che Armando Punzo, regista teatrale e fondatore nel 1988 della Compagnia della Fortezza, allestisce attorno al progetto Atlantis cap. 1 – La permanenza. Ma lo sguardo ondeggia anche in direzione degli incontri che si sono sviluppati durante le masterclass dei registi che portavano l’esperienza degli altri teatri “di carcere” attivi sul territorio nazionale. La regia di Pannone, con grande umiltà, si mette al servizio della realtà, prediligendo una struttura classica, solo all’apparenza semplice ma in realtà alla ricerca dell’intima verità di un mondo – quello carcerario – di cui poco si sa, e sul quale ancor meno nel cinema italiano ci si interroga (viene in mente, restando agli ultimi anni, Fortezza di Emiliano Aiello, all’interno della casa di reclusione di Civitavecchia, e Tutta colpa di Giuda di Davide Ferrario, commedia musicale girato a Torino nel carcere delle Vallette). Non si tratta però di una requisitoria sul sistema carcerario, né di un’opera che ragiona sulla struttura sic et simpliciter, e neppure solo di una messa in ordine di una prassi politico-artistica – quella di Punzo, ovviamente. Pannone evita di scadere nel sociologismo, o di scegliere la chiave d’accesso dell’intervista, che avrebbe smosso in direzione di un cromatismo sentimentale. Senza alcuna freddezza né geometria distaccata, Qui è altrove evita cascami didascalici perché ha l’intento finale di comprendere non cosa sia la vita in carcere, ma in che modo un elemento apparentemente spurio come il teatro possa diventare vitale, lavoro in perenne evoluzione, prova eterna che è quella del vivere, dell’esistere e anche del resistere. Trovando rifugio nei buchi della realtà, negli spazi ancora occupabili.

Info
Qui è altrove – Buchi nella realtà, un trailer.

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