The Breaking Ice
di Anthony Chen
Con The Breaking Ice il singaporiano Anthony Chen firma un interessante lavoro sulle osmosi che nutrono e sulle rigidità che intrappolano gli esseri umani, in un’opera dolente ma lieve dotata di un notevole gusto per le atmosfere, capace di essere allusiva senza perdere precisione emozionale.
Paesaggi di confine
Il giovane Haofeng si trova a Yanji, città di confine tra Cina e Corea del Nord, per partecipare a un matrimonio. In evidente disagio si allontana però ben presto dalla festa: la sua esistenza incrocia così quella di Nana, una guida turistica, e del suo amico Xiao… [sinossi]
The Breaking Ice esplora con sguardo umanista e melanconico la distonia di tre ventenni non conciliati e in cerca di loro stessi in un contesto che faticano a comprendere, ma soprattutto accettare. Il regista e produttore singaporiano Anthony Chen ha affermato che il film (coproduzione sino-singaporiana) è nato perché “Dopo due anni isolamento durante la pandemia, sentivo l’urgenza di girare un film: stavo vivendo un’enorme crisi di identità e avevo bisogno di esistere di nuovo”. Presentato a Cannes 2023 nella sezione Un Certain Regard, il lavoro di Chen riverbera in effetti – benché senza insistere didascalicamente sull’argomento (l’epidemia di Sars-Cov-2 viene menzionata soltanto in alcune battute) – l’eco di un irrigidimento costrittivo da cui segue la necessità di un disgelo interiore il che costituisce, in fondo, la traiettoria narrativa comune ai tre protagonisti Si sceglie così un luogo di confine, ovvero la città cinese di Yanji a un passo dalla Corea del Nord, un avamposto lungo i bordi che i disertori di Pyongyang ogni tanto riescono a penetrare: nessuno dei tre personaggi è originario di qui, ma qui si incontrano incrociando per circa una settimana le proprie vite. È il racconto di tre limbi esistenziali che cercano di tornare a vivere The Breaking Ice, opera che affida moltissimo ai paesaggi silenti quanto agli imperscrutabili arabeschi dei neon cittadini il correlativo esterno dei sentimenti più o meno inespressi, delle storie personali più o meno sottaciute. I personaggi devono sconfinare dalle proprie forme predette per trovare un perché, fino a fuggire se serve o a far perdere le proprie tracce se necessario. Fino, persino, a relazionarsi con il proprio sé “animale” come accade alla fine a Nana al cospetto di una magnifica orsa.
Nana (la deliziosa Zhou Dongyu) fa la guida turistica nella provincia in cui sorge la città cinese e porta i pullman di visitatori a mangiare nel ristorante che il suo amico Xiao (Qu Chuxiao) gestisce da anni con la zia. Per caso, abbandonando la festa di matrimonio cui è invitato, Haofeng (Liu Haoran) si intrufola nel gruppo di turisti e fa la conoscenza della ragazza che subito mostra un deciso interesse per il grazioso coetaneo. Il quale, affatto desideroso di tornare nel distretto di Shanghai dove lavora nella finanza, resta alcuni giorni con Nana e Xiao. Durante il film capiremo che anche loro, come Haofeng, sono i realtà due dispersi, due persone in una profonda impasse che in maniera quasi antitetica dissimulano. Le attrazioni incrociate e la ricerca di un’identità non alienata sono la traccia che struttura la trama del film, che cita in qualche modo Jules e Jim e Bande à part, ma che certamente guarda anche le sospensioni rarefatte di Tsai Ming-liang, il primo Wong Kar-wai e il coreano Kim Ki-duk (in particolare Ferro 3). Un manto bianco ricopre Yanji, da cui si stagliano imponenti grattacieli, e i bellissimi dintorni, enigmi da decifrare e al tempo stesso strati di sé da rivelare. In questo triangolo di affetti e spaesamenti, le divagazioni panoramiche e le notti che scandagliano una città che sembra pre-esistere gli esseri umani costituiscono i punti di maggior interesse espressivo, come se il reale disvelamento delle persone non potesse che partire dal muoversi e occupare uno spazio. In questa grande Cina che, mentre i protagonisti del film crescevano, è diventata la superpotenza iperurbanizzata che conosciamo, è successo qualcosa che disorienta i singoli, inglobati in una complessità di cui devono penetrare l’apparenza e in cui, con dolore, devono cercare la propria posizione autentica. Nana e Haofeng condividono per esempio le alte aspettative poste su di loro dalla famiglia o gli imperativi della riuscita individuale in un sistema articolato e schiacciante. Aspettative che opprimono e di cui i personaggi non riconoscono il senso profondo e che, quindi, intimamente rifiutano. Il labirinto di ghiaccio ripreso in una scena è metafora della difficile dialettica tra esterno/interno, società/individuo, ruolo/intimità con cui ciascuno deve confrontarsi, non senza sofferenza. C’è molto desiderio di morte in questo lavoro a suo modo fortemente post-pandemico, in cui alla fine solo il rapporto con gli altri, il contatto e la comunicazione, rimangono quel che rende capaci di riposizionarci in un contesto altrimenti svuotato di significato.
The Breaking Ice è un interessante film sulle osmosi che nutrono e sulle rigidità che intrappolano, un’opera dolente ma lieve dotata di un notevole gusto per le atmosfere, capace di essere allusiva senza perdere precisione emozionale. I tre interpreti, tra cui probabilmente Zhou Dongyu è la più nota in Europa (avendo recitato per Zhāng Yimou in Under the Hawthorn Tree e nel candidato all’Oscar Better Days di Derek Tsang), sono star del vastissimo panorama cinese che ancora sfugge pressoché completamente ai pigri occhi occidentali. Ma i confini, in questo caso, sono ancora molto rigidi.
Info
The Breaking Ice, il trailer.
- Genere: drammatico, sentimentale
- Titolo originale: Rán Fuyu
- Paese/Anno: Cina, Singapore | 2023
- Regia: Anthony Chen
- Sceneggiatura: Anthony Chen
- Fotografia: Yu Jing-pin
- Montaggio: Hoping Chen, Soo Mun Thye
- Interpreti: Liu Baisha, Liu Haoran, Qu Chunxiao, Wei Ruguang, Zhou Dongyu
- Colonna sonora: Kin Leonn
- Produzione: Canopy Pictures, Huace Pictures
- Distribuzione: Tucker Film
- Durata: 97'
- Data di uscita: 13/03/2025




Ajoomma
Cannes 2023 annuncia il programma
Wet Season
Pingyao 2019
Pingyao International Film Festival 2019 – Presentazione