Mouchette – Tutta la vita in una notte
di Robert Bresson
Ottavo lungometraggio di Robert Bresson, Mouchette, tratto nel 1967 dall’omonimo romanzo di Georges Bernanos, segue di un anno Au hasard Balthazar con cui presenta varie caratteristiche comuni. Qui una giovane ragazza, come l’asinello in quell’altro film, vessata e maltrattata da tutti, è una rappresentazione di innocenza che scivola ineluttabilmente verso la morte. Rimane celebre il rotolamento finale sul prato di Mouchette prima che si immerga nelle acque.
Selvaggina di passo
La giovane Mouchette vive in un villaggio isolato rurale dove è costretta a prendersi cura del fratello neonato e sbrigare tutti i lavori domestici. Il padre è alcolizzato e la madre, malata, è costretta a restare a letto. Dopo essere stata violentata, Mouchette prenderà una decisione drastica. [sinossi]
Un bracconiere posiziona una trappola di filo di ferro nella quale rimarrà catturata una pernice che si divincolerà spasmodicamente nell’inutile tentativo di fuga. Nel finale vedremo invece dei cacciatori sparare e uccidere delle lepri, mentre si è vista anche una tagliola, trappola assai più potente di quella con filo di ferro per volatili. Momenti di caccia che nel cinema francese ci portano a La regola del gioco di Renoir. Queste scene fanno parte di Mouchette, l’ottavo lungometraggio di Robert Bresson, tratto dall’omonimo romanzo dell’autore cattolico Georges Bernanos, che già aveva ispirato il cineasta per Diario di un curato di campagna, e hanno chiaramente il compito di richiamare al film precedente, Au hasard Balthazar, dove l’animale, muto e innocente, assurge al ruolo di vittima sacrificale del Male, e simboleggia il martirio della giovane protagonista, Marie, che in quel film anticipa per tante cose la Mouchette di questa opera. La pernice caduta in trappola, che poi verrà liberata, è anche l’anticipazione di quello che succederà alla protagonista, trattenuta dal bracconiere.
Mouchette, il cui nome significa piccola mosca, è una ragazzina disagiata, con la madre allettata, gravemente malata e in fin di vita, padre e fratello alcolizzati e dediti al traffico d’alcol illegale, e un fratellino piccolo cui deve occuparsi. Tra le sue compagne di classe è impopolare, si isola, non canta nei cori di classe venendo per questo redarguita dalla maestra. Taciturna, interpreta l’essenza del cinema essenziale di Bresson, rigoroso, ermetico e minimalista. All’uscita da scuola segue un flusso diverso da quello delle sue compagne, che la isolano per classismo, e da un prato le rende oggetto di tiro a segno di pezzi di terra. Una giornata al luna park diventa per lei un’occasione di fuga da quella realtà asfissiante. Ancora metaforico però è andare sulla giostra dell’autoscontro. Qui nasce un gioco di sguardi con un bel ragazzo, ma anche questo possibile sviluppo della sua vita viene subito castrato dall’intervento, moralista, possessivo, del padre, che la porta via. In tutta questa parte, nei giochi di sguardi tra i vari personaggi che lì confluiscono, gioca un ruolo ancora più importante la narrazione silente, in ossequio al principio bressoniano di inseguire il silenzio con il cinema sonoro. Mouchette avrà poi l’incontro con un orco nel bosco, il bracconiere epilettico Arsène, che inizia in realtà come una convergenza, fugace, tra due reietti della società. Con lui, per aiutarlo dopo la crisi epilettica, lei riesce a intonare quel motivetto, su Colombo e le scoperte geografiche, che in classe si rifiutava di cantare.
La natura gioca un ruolo chiave. Mouchette si allontana facilmente dal piccolo agglomerato urbano. Uscendo da scuola si rifugia in un prato, per allontanarsi dalle sue compagne e farle oggetto dei suoi tiri di zolle di terra. Nella notte, nel bosco durante una tempesta, la ragazza riesce a fuggire dal bracconiere Arsène che l’ha violentata. Significative sono anche le immagini di una luna quasi piena che sovrasta quel mondo. Per contro il degrado, la precarietà della vita si manifestano nella casa della famiglia di Mouchette, acusticamente accompagnata dal rumore roboante dei veicoli, che transitano nella trafficata strada adiacente, come un’intermittenza sonora che scandisce l’allattamento del bambino e la morte della madre. Si tratta di una delle stanze attraverso cui passa la ragazza nel suo ineluttabile percorso verso la fine. Ci saranno poi la bottega e la casa del guardiacaccia Mathieu, con quello steccato che ancora sancisce uno sbarramento con la natura. E nella natura verrà inghiottita Mouchette, che rotola verso lo stagno come in un momento ludico. Avvolta da quello scialle come un sudario che le aveva donato la signora anziana. Bresson la segue con una serie di inquadrature per ognuno dei due rotolamenti. All’inizio la mdp sembra seguirla ma lei esce sempre da ogni inquadratura per arrivare a quel gigantesco fuori campo che è la sua immersione nelle acque. Sfugge a ogni tentativo di controllo, di razionalità quella tragica fine, conclusione inevitabile di quella vita. La parabola tragica di Mouchette ha trovato infine il suo epilogo.
Info
Mouchette – Tutta la vita in una notte, un trailer.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Mouchette
- Paese/Anno: Francia | 1967
- Regia: Robert Bresson
- Sceneggiatura: Robert Bresson
- Fotografia: Ghislain Cloquet
- Montaggio: Raymond Lamy
- Interpreti: Jean Vimenet, Jean-Claude Guilbert, Liliane Princet, Marie Cardinal, Marie Susini, Marine Chereau Trichet, Nadine Nortier, Paul Hébert, Raymonde Chabrun, Suzanne Huguenin
- Colonna sonora: Jean Wiener
- Produzione: Argos Films, ORTF, Parc Films
- Durata: 78'




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