Un film Minecraft

Un film Minecraft

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La domanda da cui è partita la produzione di Un film Minecraft è basica: può il videogioco di maggior successo di vendite della storia non trasformarsi automaticamente in un campione del box office cinematografico? Al di là di come andrà l’avventura economica, il film di Jared Hess non possiede alcuno spessore, non intrattiene, non diverte, non costruisce neanche vagamente il senso dell’avventura.

Un voxel non fa primavera

Quattro improvvisati avventurieri – Garrett “The Garbage Man” Garrison, Henry, Natalie e Dawn – sono alle prese con problemi quotidiani quando vengono improvvisamente trascinati, attraverso un misterioso portale, nell’Overworld: un bizzarro paese delle meraviglie cubico dove regna l’immaginazione. Per far ritorno a casa, dovranno imparare a padroneggiare questo mondo (e proteggerlo dalla minaccia di Piglins e Zombie) mentre intraprendono una magica missione affiancati da un esperto e inaspettato ‘costruttore’ del posto. [sinossi]

Feed your head, ammoniva il ghiro una caparbia e cocciuta Alice nel capolavoro letterario di Lewis Carroll; l’unico modo per affrontare il “Paese delle meraviglie” è quello di nutrire la propria mente. Gramscianamente parlando «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza». Anche il giocatore che affronta Minecraft necessita di mettere in campo tutta la sua intelligenza, per affrontare un videogioco che da quando è stato posto in vendita, nel 2011, ha costruito il suo successo globale sulla volontà, la capacità e prima ancora la necessità di creare, lavorando i blocchi cubici che si possono trovare. Creare è un verbo interessante, perché parte dal presupposto di “produrre dal nulla”, qualcosa che già di suo crea un cortocircuito di non poco conto quando ci si trova vis à vis con questo Un film Minecraft, che Jared Hess ha diretto per conto della Warner Bros. (e ovviamente di Mojang Studios, casa produttrice del gioco); già, perché di prodotto dal nulla in questa scialba avventura in un mondo di fantasia si può rintracciare davvero molto poco. L’impressione, anche per chi abbia ben poca dimestichezza con l’esperienza videoludica, è che l’unico sforzo messo in atto dalla nutrita squadra di sceneggiatori – ben cinque – sia stato quello di calare qualche personaggio all’interno di una struttura predetta, pensava a uso e consumo di un pubblico appassionato dell’originale e disinteressato in fin dei conti a un suo eventuale sviluppo. Quel che viene dunque a mancare fin da subito è il gusto dell’avventura, della scoperta di qualcosa che dovrebbe apparire come mirabolante, quando in realtà fa ben poco per stupire il pubblico: la linea narrativa è così semplicistica e sfilacciata che la presenza in scena di due apparenti mattatori quali Jack Black e Jason Momoa finisce ben presto non solo per risultare esornativa, ma addirittura per appesantire un lavoro che – pare evidente – ha come unico scopo quello di pubblicizzare un prodotto preesistente, con la speranza di vendere ancora più esemplari del gioco.

Da un certo punto di vista in effetti Un film Minecraft sposta in avanti l’asticella di quanto già esperito un paio di anni fa con l’uscita in sala di Super Mario Bros. – Il film, la rivisitazione di Aaron Horvat e Michael Jelenic per lo schermo cinematografico del classico della videoludica di casa Nintendo: anche lì a mancare era la base drammaturgica, ma almeno il gioco preso a modello prevedeva già di suo uno spiccato senso dell’avventura, con gli idraulici italo-americani Mario e Luigi alle prese con gli scagnozzi del perfido Bowser. Ciononostante la stanchezza la faceva da padrona già in quel caso, con la sensazione sgradevole di essere stati invitati a vedere sul grande schermo la partita di qualcun altro, senza alcuna possibilità di afferrare un gamepad e intervenire direttamente. In Un film Minecraft la situazione si fa ancora più impastoiata, perché la promessa di una creazione viene fin dai primissimi istanti svilita da una messa in scena che si muove in direzione diametralmente opposta: l’immaginario è prevedibile, non solo già abbondantemente visto ma predigerito. Si cerca la scenetta comica con i due protagonisti, finendo ben presto per esaurire le cartucce anche da quel punto di vista, a fronte di un potenziale visionario che non viene neanche vagamente utilizzato, fungendo semmai da mero sfondo privo di sostanza. Viene allora naturale chiedersi a cosa serva il cinema industriale se non è più in grado neanche di dar vita a oggetti capaci quantomeno di intrattenere il proprio pubblico, e di costruire narrazioni pur basiche, o minime. Un film Minecraft, che magari otterrà anche un clamoroso successo al botteghino (vista la struttura pavloviana nel rapporto tra pubblicizzazione e pubblico potenziale non sarebbe neanche così sorprendente), non fa altro che certificare l’incipiente crisi di idee, progettualità e immagini che si vive in quel di Hollywood; e non basterà a fine anno l’arrivo comunque salvifico del terzo Avatar per mutare questo scenario tendente al tragico. Dispiace che in questo pastrocchio sia coinvolto quel Jared Hess che una ventina di anni fa si faceva notare per il delicato indie Napoleon Dynamite, per poi tentare una propria personale versione di autorialità con i successivi Super Nacho e Gentlemen Broncos: inesorabilmente risucchiato dall’industria, non ha avuto in sorte di finire in un “Paese delle meraviglie”.

Info
Il trailer di Un film Minecraft.

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