Amiche mai
di Maurizio Nichetti
A ventitré anni di distanza da Honolulu Baby Maurizio Nichetti torna a mettere il suo estro a disposizione del cinema con Amiche mai, che conferma toni e suggestioni che hanno attraversato l’intera filmografia del regista milanese. Un’opera orgogliosamente “piccola”, che fa della creatività la sua risposta a un universo contemporaneo in cui l’immagine si è fatta sempre più quotidiana, invasiva, ma anche priva di profondità.
Due donne e un letto
“Amiche Mai” inizia con la nascita di un vitellino in una piccola stalla, introducendo così il personaggio di Anna Ricca, una veterinaria appassionata la cui vita si divide tra la gestione della fattoria e i molteplici ruoli familiari che la portano ad essere, di volta in volta, una moglie innamorata, una figlia affettuosa, una madre ansiosa, una nonna paziente. La morte improvvisa di Gino, il padre infermo, offre ad Anna la possibilità di liberarsi finalmente di Aysè, la badante premurosa di suo padre, con cui non era mai riuscita ad andare d’accordo. Aysè Yildirim tornerà in Turchia con il vecchio letto che Gino le ha lasciato in eredità. Anna e Aysè affronteranno così, con un letto a bordo, un lungo viaggio attraverso i Balcani destinato a cambiare per sempre la loro vita e il loro rapporto. [sinossi]
La storia, intesa come narrazione, di Amiche mai principia in una stalla nel cuore della notte, dove la veterinaria Anna sta assistendo una mucca mentre il bovino dà alla luce un vitellino. Una scena bucolica, quasi sacrale nel suo riferimento inevitabile al presepe, il cui idillio viene spezzato da una telefonata ben più terrena, in cui la badante turca che si occupa con grande premura e attenzione del padre di Anna le chiede se ha fatto la spesa e di non dimenticarsi i cetrioli. Si resta in ogni caso nel campo del concreto in questi primi minuti che segnano il ritorno sul proscenio cinematografico di Maurizio Nichetti, per la prima volta dietro la macchina da presa a ventitré anni di distanza da Honolulu Baby, il film con il quale sembrava essersi congedato per sempre dalla settima arte – in questi anni ha lavorato per la televisione, ponendo la firma in calce a operazioni produttive ben lontane dall’essere memorabili – dopo aver marcato il terreno nei vent’anni precedenti, segnalandosi come uno dei pochi sguardi surreali sul “vero” presenti nel panorama italiano. Eppure la storia di Amiche mai, intesa come “senso” di ciò che deve prendere corpo in scena, arriva già durante i titoli di testa, con le riprese fittizie di una conferenza stampa di presentazione del film prima ancora del set, e con Nichetti che si dà letteralmente alla fuga quando due youtuber vorrebbero intervistarlo o meglio ancora braccarlo. Svicola dal contemporaneo, il settantasettenne regista meneghino, come dopotutto ha sempre fatto nel corso della sua esistenza: svicola dal contemporaneo perché questo è troppo ovvio e dunque mediocre per accettare tutto ciò che si articola al di fuori della prassi consolidata. Non accetta invece nessuna prassi Nichetti, a costo di lavorare a un film “piccolo”, orgogliosamente fragile, che manca di potenza economica ma mai di stile, di scelta di campo, di ipotesi poetica. Quell’incipit, in cui il “vero” si mescola allo “scritto”, non può non rimandare a Ladri di saponette, nel quale il “vero” Nichetti si ritrovava a entrare in un film di finzione che lui stesso aveva realizzato finendo con il sabotarlo, in un atto di insubordinazione perfino contro di sé.
Anche qui, come già accaduto in passato, Nichetti approfitta di un canovaccio per costruire un numero indefinito di storie possibili, di mutamenti in corsa, di ridefinizioni di quello su cui all’apparenza sta lavorando. E se il road movie, con il suo zigzagare episodico, è forse il genere che meglio si presta a tale conformazione – e in fin dei conti poco interessa di questo scambiarsi mutevole dialettico tra Anna e Aysè, che tanto si sa dove si andrà a parare, perché la sceneggiatura è facilmente leggibile in filigrana nei suoi snodi principali –, il vero rapporto che si innesta è la riflessione sul digitale, sull’immagine sempre a disposizione, lì, quasi che il montaggio fosse una questione di automatismi – e c’è anche una battuta dello stesso regista, in campo a interpretare se stesso, a riguardo. Non è più l’epoca dei complicatissimi truca attorno ai quali in parte si costruivano opere quali il già citato Ladri di saponette, ma anche Volere volare o Luna e l’altra: il trucco forse può apparire più povero, ma l’essenza resta la medesima, la pervicace volontà di muoversi in un territorio altro, impervio, malmesso eppure in grado di contenere al proprio interno l’amore per lo slapstick, per il “fantastico”, come suggerisce in modo nemmanco velato lo stralunato finale in cui si torna, ovviamente, all’apparente verità, vale a dire il fuori-dal-film. Amiche mai non è destinato con ogni probabilità a risvegliare gli entusiasmi onirici del pubblico odierno, ma è un lavoro assai più prezioso e raro di quanto possa forse apparire a prima vista, e conferma quanto sia mancato al cinema italiano uno sguardo come quello di Nichetti, surreale e disincantato ma mai disincarnato dai suoi personaggi, qui splendidamente resi in scena da Angela Finocchiaro (al quinto lavoro assieme a Nichetti: il primo fu Ratataplan nell’oramai lontano 1979, l’ultimo prima di questo il televisivo Dottor Clown, 2008) e Serra Yilmaz, nota per essere fedele sodale di Ferzan Özpetek.
Info
Il trailer di Amiche mai.
- Genere: commedia, surreale
- Titolo originale: Amiche mai
- Paese/Anno: Italia, Slovenia | 2024
- Regia: Maurizio Nichetti
- Sceneggiatura: Maurizio Nichetti
- Fotografia: Vincenzo Carpineta
- Montaggio: Massimo Germoglio
- Interpreti: Aaron Burgio, Angela Finocchiaro, Astrid Casali, Gelsomina Pascucci, Luca Lombardi, Maurizio Nichetti, Pia Paoletti, Serra Yilmaz, Vittorio Grezzi
- Colonna sonora: Carlo Siliotto
- Produzione: Lokafilm, Paco Cinematografica
- Distribuzione: Filmclub Distribuzione, Minerva Pictures
- Durata: 91'
- Data di uscita: 27/02/2025



Ladri di saponette
Il Bi e il Ba