Her Story

Her Story

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Due donne single e una bambina, di fatto tre donne, sono al centro dell’opera seconda della regista cinese Shao Yihui intitolata Her Story. Una commedia brillante, non a caso di grande successo in patria, che racconta donne emancipate in una società cinese urbana moderna. Film vincitore del Gelso d’Oro al Far East Film Festival 2025.

Le signore di Shanghai

Wang Tiemei è una giornalista investigativa di successo che, dopo il divorzio dal marito disoccupato, lascia la sua carriera per un lavoro part-time in un’agenzia di comunicazione. Tutto ciò per prendersi cura della figlioletta Moli, con la quale si trasferisce in un vecchio palazzo di Shanghai dall’atmosfera romantica e bohemien. Qui conosce una vicina di casa, Xiao Ye, una giovane musicista. Le due donne diventano amiche e complici nella missione di riappropriarsi della propria vita e indipendenza. [sinossi]

Un quartiere hipster, un circondario pieno di verde con gli edifici vecchi ricoperti di piante rampicanti. Un angolo della vecchia Shanghai dimenticata dal tempo, dove i palazzi hanno ancora quelle grandi scalinate e non esistono ascensori, cosa di cui si lamenta una bambina che in uno di quei palazzi si sta trasferendo con la madre, fresca di divorzio. Questa scena iniziale caratterizza il contesto in cui si svolge Her Story, seconda opera per la regista Shao Yihui, film che ha avuto un grande successo al botteghino cinese, diffusosi sostanzialmente con il passaparola, e che ora si è aggiudicato il Gelso d’Oro al 27° Far East Film Festival. Si tratta di una commedia brillante e scanzonata con protagoniste donne emancipate in una società cinese moderna e di stampo occidentale. Dialoghi serrati come si conviene alle commedie sofisticate in uno stile scanzonato e pieno di umorismo per un film che fotografa i nuovi costumi del paese diventando esso stesso un fenomeno di costume. Potremmo paragonarlo a commedie americane di successo di fine anni Ottanta, come Una donna in carriera o Harry ti presento Sally, nel racconto di una società di donne indipendenti, di successo, libere e spigliate.

Wang Tiemei, la madre fresca di separazione, era una giornalista investigativa di successo ma ha messo da parte la sua carriera per un lavoro part time in un’agenzia di comunicazione per potersi dedicare alla figlia Moli. Nel nuovo palazzo in cui si sono trasferite incontrano una musicista, Xiao Ye, con la quale formeranno un trio. La ragazza starà spesso insieme a Moly, come una seconda madre. Le due amiche faranno anche credere per scherzo di essere una coppia lesbica con una figlia adottiva o ottenuta in qualche modo, altro segnale di una società in linea con quelle più moderne e libere in occidente. In realtà la bambina è talmente sveglia e matura da essere come una terza amica. Vorrà imparare anche a fare la percussionista, cosa abbastanza anomala per le donne. Terrà testa agli adulti in un bar in una lunga disquisizione sul ciclo mestruale, trovando deprecabile che Xiao Ye fosse stata colpevolizzata dalla madre, come da lei raccontato – in un passato cinese ormai lontano –, e ironizzando che possa essere un argomento tabù: in fondo è cosa normalissima. Gli uomini nel film hanno un ruolo del tutto accessorio, ex, amici, amanti occasionali o ‘scopamici’. L’ex-marito di Tiemei è rimasto in buoni rapporti con lei e si è sottoposto a vasectomia per non dare la responsabilità della contraccezione alla donna, forse come tentativo disperato di riconquistarla; Ma, il musicista che dà lezioni a Moli e avrà un flirt con Tiemei, è definito quale un perdente che è fuggito dal patriarcato – sarà proprio lui a citare a tavola un libro della sociologa femminista giapponese Chizuko Ueno –; e poi c’è il partner del tutto marginale, e anaffettivo, di Xiao Ye.

I personaggi del film viaggiano in un mondo globale, in una Cina omologata e interconnessa con tutte le società avanzate e ricche del pianeta. Nei loro discorsi fa capolino tranquillamente il nome di un’icona universale come Taylor Swift, vivono di social usando WeChat, quello cinese. I compagni di classe di Moli vanno abitualmente all’estero, per esempio in Giappone, Nuova Zelanda, Australia, per le loro vacanze famigliari. Solo lei non è mai uscita dalla Cina, cosa che rinfaccia alla madre. E qui Shao Yihui inserisce una divertente strizzata d’occhio. Tiemei ricorda alla figlioletta di averla portata una volta al festival del cinema di Pingyao, che rappresenta comunque un ambiente internazionale e nel quale ha potuto ammirare personalità come Jia Zhangke e Marco Müller. La bimba ribatte che i film erano tutti noiosi. Farà quindi un lavoro scolastico in merito citando Müller come l’uomo il cui nome si scrive con quattro caratteri cinesi. Citazioni cinematografiche poi appaiono come nella battuta, dissacrante, su Psyco, per ironizzare sulla madre di Ma.
Her Story delinea ritratti femminili, di donne forti, certo, ma non invincibili, non eroine. C’è tanto spazio per i loro bilanci di vita, per le loro riflessioni, per i loro rimpianti e le insicurezze. Shao Yihui firma un film estremamente ironico e profondamente umano che, attraverso le sue protagoniste, restituisce il ritratto autentico di una femminilità contemporanea, in Cina ma non solo, libera, imperfetta e piena di vita.

Info
La scheda di Her Story sul sito del FEFF.

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