Due procuratori
di Sergei Loznitsa
Presentato al Festival di Cannes 2025 in concorso, probabilmente con risicate possibilità di portare a casa un premio, Two Prosecutors (Due procuratori) amplia con estrema coerenza la parentesi fiction di Sergei Loznitsa, straordinario documentarista che ha sempre sondato la Storia e la contemporaneità in ogni direzione, applicando a qualsiasi forma e linguaggio il medesimo rigore estetico e morale.
La storia di Aleksandr K., bolscevico
Unione Sovietica, 1937. Migliaia di lettere di detenuti ingiustamente accusati dal regime vengono bruciate in una cella di prigione. Contro ogni previsione, una di queste richieste d’aiuto giunge a destinazione, sulla scrivania del procuratore locale appena nominato, Aleksandr Kornev. Il giovane Kornev fa del suo meglio per incontrare il prigioniero, vittima di agenti corrotti della polizia segreta, l’NKVD. Bolscevico convinto e integro, il giovane procuratore sospetta una serie di abusi e illegalità. La sua ricerca di giustizia lo porterà fino all’ufficio del Procuratore Generale a Mosca… [sinossi]
Retour à la fiction pour Sergei Loznitsa. Sette anni dopo Donbass, otto dopo A Gentle Creature, l’autore ucraino (ri)passa per un momento dall’altra parte della barricata e ci regala Two Prosecutors (Due procuratori), amara, sardonica, lapidaria riflessione sullo stalinismo, sulle grandi purghe, sul grande terrore. Sulla dittatura, sul sistematico annullamento degli oppositori politici. Sull’implacabile burocrazia, la prima delle prigioni. E poi, ma qui mai in primo piano, sull’inferno e l’orrore.
L’implacabilità, la disumanità e persino la cialtroneria del Commissariato del popolo per gli affari interni (NKVD), ma anche l’illusione, l’innocenza e l’ingenuità dei grandi ideali, delle vittime designate. Una mattanza, le prigioni come lager. Un film dall’afflato teatrale, rigoroso, geometrico, claustrofobico. Doloroso, tragicamente vero. Loznitsa scoperchia ancora una volta gli oscuri abissi dello stalinismo, con la solita precisione chirurgica. Potrà anche non essere il punto più alto della sua filmografia, ma che autore.
A differenza del cittadino Josef K., arrestato e perseguito dall’autorità senza che venga mai a sapere la natura del proprio crimine, il giovane procuratore Aleksandr sa praticamente già tutto o quasi, viene ripetutamente allertato, ma a tradirlo è la speranza, l’idea che ci sia ancora un barlume di giustizia. Avevano già perso i bolscevichi, restavano solo i loro ideali da soffocare, uno a uno. Non c’è infatti nessuna sorpresa in Due procuratori, non potrebbe esserci, perché Loznitsa osserva la Storia, la analizza e poi la riporta sul grande schermo, in porzioni a volte minuscole, eppure fondamentali. Non c’è, non può esserci, in Due procuratori quella sorta di libertà che accarezzava Sushenya (Anime nella nebbia); non c’è, non può esserci, via di fuga, riscatto, speranza. La morte di Stalin è ancora lontana.
Tratto da un romanzo del fisico e prigioniero politico (per quasi due decadi) Georgy Demidov, Due procuratori ha una struttura narrativa circolare, col viaggio del nostro povero eroe che parte dall’entrata del carcere. Ecco, lì, in quel momento, su quella precisa immagine, potremmo sovrapporre il fotogramma dell’entrata di un lager, magari prendendola da La zona d’interesse. In entrambi i casi, l’inferno non è il punto, ma quello che vive e germoglia accanto, in quella che è una glaciale e disumana indifferenza o complicità.
L’umanità, chiusa nel film di Loznitsa tra quattro anguste mura, la vediamo traboccare copiosamente in alcuni primi piani, a partire dal confronto vis-à-vis tra l’anziano prigioniero e il giovane procuratore. Un film di messa in scena, ma anche di notevoli performance attoriali. Come nel viaggio in treno, altra sequenza memorabile – qui la mente torna inevitabilmente a A Gentle Creature. Sopra le righe, caricaturali, persino bizzarri (si veda la sequenza dell’incontro sulle scale del palazzo di giustizia), i servi del potere e carnefici non sono sbeffeggiati da Loznitsa, sono solo il riflesso di un sistema implacabile, tentacolare, in grado di arrivare ovunque, di corrompere, terrorizzare, cancellare più di una generazione. Ancora una volta, Loznitsa affronta a testa alta il fantasma sovietico, così come ha difeso gli artisti russi da quelle ondate demagogiche che rischiano (come sempre, la Storia insegna) di travolgere tutto. Ecco, ancora una volta, come sempre accade col cinema di Loznitsa, Due procuratori è anche un monito.
Info
Due procuratori sul sito di Cannes 2025.
- Genere: drammatico, storico
- Titolo originale: Two Prosecutors
- Paese/Anno: Francia, Germania, Lettonia, Lituania, Olanda, Romania | 2025
- Regia: Sergei Loznitsa
- Sceneggiatura: Sergei Loznitsa
- Fotografia: Oleg Mutu
- Montaggio: Danielius Kokanauskis
- Interpreti: Alexander Filippenko, Alexander Kuznetsov, Anatoly Beliy, Andris Keiss, Dmitrij Denisiuk, Valentin Novopolskij, Vytautas Kaniušonis
- Colonna sonora: Christiaan Verbeek
- Produzione: ATOMS & VOID, Avanpost, Looks Filmproduktionen, SBS Productions, Studio Uljana Kim, White Picture
- Distribuzione: Lucky Red
- Durata: 118'
- Data di uscita: 12/02/2026





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