David Lynch, une énigme à Hollywood

David Lynch, une énigme à Hollywood

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Presentato al Festival di Cannes 2025 nella sezione Cannes Classics, il documentario televisivo David Lynch, une énigme à Hollywood di Stéphane Ghez colma solo in piccola parte il mancato omaggio della Croisette al genio di Missoula, figura centrale e insostituibile dell’immaginario contemporaneo. Pensato per il piccolo schermo, anche come durata, il documentario funziona come affettuoso bignami, un invito alla visione.

Somewhere

Creatore di libertà assoluta, David Lynch ha costruito la sua opera come un enigma da decifrare tra sogno e realtà. Regista di culto fin dai suoi primi film (Eraserhead, Elephant Man, Velluto Blu), Lynch ha cambiato per sempre il mondo della televisione con la serie Twin Peaks, prima di affrontare le bugie di Hollywood in Mulholland Drive. Ripercorrendo la vita del regista più influente della sua generazione, questo documentario esplora il significato nascosto di una filmografia instancabilmente coerente e scava sotto la superficie oscura e brulicante del sogno americano. [sinossi – festival-cannes.com]
Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams that you dare to dream
Really do come true…
– Over the Rainbow, Judy Garland.

Sceglie la semplificazione e la superficiale suggestione il documentario David Lynch, une énigme à Hollywood, diretto con religioso rispetto da Stéphane Ghez e presentato ovviamente nella sezione Cannes Classics. Se ci si aspettava di più dal Festival sul fronte Lynch (figura centrale dell’immaginario mondiale dagli anni Settanta\Ottanta in poi, ma anche oltre: ne riparleremo tra 25 anni), possiamo dire lo stesso di questo documentario, un po’ troppo classico nella struttura e fin troppo legato (giocando un po’ in difesa) al concetto di enigma, mistero. Poi, certo, testimonianze di lusso, sequenze d’archivio meravigliose e quel groppo in gola per tutta la proiezione. Un lunghissimo addio, ancora in corso.

Ritroviamo alcune figure fondamentali della filmografia lynchana, amici\attori\personaggi che ci catapultano immediatamente nel mood giusto (in tal senso, l’idea alla base del film è di lavorare sulla ricostruzione di alcune note location, in primis la sala d’attesa rossa della Loggia Nera di Twin Peaks). Ed ecco quindi il feticcio Kyle MacLachlan, ma anche le immancabili icone Laura Dern e Isabella Rossellini, e poi ovviamente Peggy Reavey & Mary Sweeney. Testimonianze, aneddoti, letture di una poetica che però viene sempre ingabbiata in questo dannato mistero, enigma. Ancora oggi, ma sarà così anche domani, Lynch è quello strano, strani sono i suoi film. Non serve capirli e via discorrendo… quante volte l’abbiamo sentito.

Indubbiamente intriso di passione e affetto, David Lynch, une énigme à Hollywood nella sua ricostruzione dell’universo lynchiano scivola su un’evidente buccia di banana, scegliendo di sorvolare su un film, poco utile alla causa. Ovviamente stiamo parlando di Una storia vera (The Straight Story, 1999), troppo spesso considerato un’anomalia nel percorso creativo di Lynch. Non potendo contare su una tela di Francis Bacon, sulla stranezza, The Straight Story finisce per essere non lynchiano, per essere dimenticato, non citato. È la linearità che sconfessa una lunga teoria di letture e impressioni.
Questa mancanza è la cartina tornasole di un documentario che ha un target preciso, ovviamente televisivo, e che non ha realmente intenzione di provare a sviscerare la poetica lynchiana. Non un peccato capitale, sia chiaro, solamente un’occasione mancata: anche perché, favorevoli o contrari alla scelta stilistica, il lavoro sulle ricostruzioni delle scenografie è puntuale e soprattutto accogliente; alcune voci interpellate sono di primaria importanza (ed effettivamente ci riportano proprio lì); il materiale d’archivio è prezioso; le sequenze lynchiane sono ovviamente straordinarie – il lavoro di montaggio funziona, alcuni passaggi sono davvero calzanti. Però, vista la lezione di Twin Peaks, anche dentro la scatola magica si può osare. Anche di più, volendo.

Info
La scheda di David Lynch, une énigme à Hollywood sul sito di Cannes.

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