Figlio del delitto

Figlio del delitto

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Presentato dal vulcanico Quentin Tarantino, infallibile catalizzatore per cinefili e critici, Figlio del delitto (Red Canyon) è uno dei numerosissimi western diretti da un prolifico e assai efficiente artigiano della Hollywood classica, uno di quei registi da riscoprire: George Sherman. Programmato insieme a Pelle di bronzo, questo western dall’ampio target non ha nulla fuori posto e ritaglia per la ventenne Ann Blyth, che già quattro anni prima aveva firmato un contratto con la Universal, un ruolo dinamico e moderno. Al Festival di Cannes 2025 nella sezione Cannes Classics.

Black Velvet

Black Velvet è uno stallone selvaggio che scorrazza imperterrito per la prateria. Il cowboy Lin Sloan, forestiero dai modi spicci, e la bella Lucy Bostel, una ragazza più interessata a cavalcare un puro sangue che a indossare abiti femminile, credono di poterlo domare. I due iniziano a collaborare e ad avvicinarsi sempre di più, ma le loro famiglie… [sinossi]

La doppia proiezione di Figlio del delitto (Red Canyon, 1949) e Pelle di bronzo (Comanche Territory, 1950), con presentazione di Tarantino e con un suo lungo, appassionato e più che interessante intervento tra le due pellicole, è un pregevole esempio di quello che i festival grandi e piccoli dovrebbero sforzarsi di fare. Tra i momenti più stimolanti del Festival di Cannes 2025, questo omaggio a George Sherman ci riporta al vero senso della cinefilia e della critica, a quella voglia di (ri)scoprire, analizzare, contestualizzare il cinema del passato, anche per leggere meglio quello del presente e del futuro. Piccole storie del cinema, dell’industria e dei generi da scrivere o riscrivere.

I Georges. I Marshalls o gli Sheridans. Ha ragione Tarantino nel partire da questa possibile confusione, da questo errore di prospettiva. Registi prolifici e non di primo piano come George Sheridan e George Marshall rischiano di essere confusi, di passare inosservati anche nei titoli di testa. In fin dei conti, non stiamo vedendo un western di John Ford o Howard Hawks. Solo dopo, costretti a unire i puntini, magari ci rendiamo conto di averne visti parecchi di film di Sheridan, un po’ qua e un po’ là. Come, ad esempio, Contro tutte le bandiere. Ecco, di chi era quel film di pirati con Errol Flynn e Maureen O’Hara? Senza sentirsi troppo in colpa, il senso di certi eventi festivalieri è proprio questo: guardare indietro e provare a recuperare.

Nella sua lunga carriera, iniziata e finita con John Wayne, Sherman è stato un più che affidabile regista per la Republic, poi Columbia e Universal, e anche per il piccolo schermo, e Figlio del delitto è un ottimo esempio – senza essere un ottimo film – delle sue più apprezzate caratteristiche. Più rapido sul set di altri colleghi, capace di risparmiare sensibilmente sul budget, in grado di valorizzare attori di non grande richiamo. E, qui ci fidiamo ciecamente di Tarantino, di scegliere sempre le sceneggiature migliori nel cestone delle case di produzione.

Se il gran finale con John Wayne, Il grande Jack (Big Jake, 1971), che sostanzialmente chiude anche la carriera di Maureen O’Hara, è una sorta di risarcimento, un film come Figlio del delitto rappresenta invece la prassi. Accanto ad Ann Blyth, giovane ma paradossalmente già lontana dai fasti de Il romanzo di Mildred (1945), troviamo il bellimbusto Howard Duff, destinato soprattutto a ruoli da caratterista: la chimica tra i due funziona, contribuendo all’aria spensierata della pellicola, un western che sfrutta a dovere la mandria di cavalli messa a disposizione, in primis il mustang nero che domina incontrastato la regione – in piccolo, uno Spirit – Cavallo selvaggio ante litteram o, per restare negli anni Quaranta, una variante western di Gran Premio (National Velvet, 1944). E se Ann Blyth non è Liz Taylor, il target resta quello: in tal senso, si vedano le ampie cavalcate (ed effettivamente, visto il contesto produttivo e le finalità, sono girate alla perfezione), l’utilizzo delle spalle comiche, l’afflato romantico, la risoluzione favolistica del problema. Lo Utah, un mesetto di riprese, ottantadue gradevoli minuti. E avanti col prossimo.

Info
La scheda di Red Canyon\Figlio del delitto sul sito di Cannes.

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