Pelle di bronzo
di George Sherman
Secondo western dell’happening tarantiniano di Cannes Classics (Cannes 2025), Pelle di bronzo è un racconto di più ampio respiro rispetto a Figlio del delitto, altra regia di George Sherman nel fertile periodo trascorso alle dipendenze della Universal Pictures: un’avventura, ancora una volta anche romantica, dalla parte degli indiani, qui difesi da Jim Bowie (Macdonald Carey) e dalla sua leggendaria lama. Accanto all’eroe, Maureen O’Hara nei panni della bella e indomabile Katie Howard.
Da Omaha a Tucson, da Piumazzo a Sant’Anna Pelago
Un trattato con gli indiani impedisce ai coloni di accamparsi in territorio Comanche, ma è stato trovato dell’argento e il governo ha inviato Jim Bowie e Dan’l Seeger a negoziare un nuovo trattato che consenta l’estrazione del prezioso metallo. Bowie scopre presto che i coloni stanno pianificando un’incursione contro i Comanche, tutti istigati dalla proprietaria del saloon Katie Howard e dal suo disonesto fratello Stacey. Katie si innamora di Bowie e diventa onesta, ma potrebbe essere troppo tardi per impedire un’altra guerra con gli indiani… [sinossi]
Quella sera partimmo John, Dean e io sulla vecchia Pontiac del ’55 del babbo di Dean
e facemmo tutta una tirata da Omaha a Tucson… e poi lo traduci in italiano e dici:
quella sera partimmo sulla vecchia 1100 del babbo di Giuseppe
e facemmo tutta una tirata da Piumazzo a Sant’Anna Pelago.
– Francesco Guccini.
I titoli sono importanti e a volte decidono, da un Paese all’altro, il successo o l’oblio. Per dirla con Guccini, un conto è salire su una Pontiac del ’55, ben diverso è partire con una Fiat 1100. Ed è un po’ così anche per il dittico cannense dell’omaggio a George Sherman: Red Canyon e Comanche Territory suonano decisamente meglio dei rispettivi titoli italiani Figlio del delitto e Pelle di bronzo. Tra l’altro, i titoli originali sono calzanti, i nostri no.
Fatta questa doverosa premessa e sempre ragionando su entrambi i film, annotiamo subito le maggiori ambizioni di Pelle di bronzo (Comanche Territory, 1950) nonostante la durata più contenuta. Ottantadue minuti per Ann Blyth e Howard Duff, solo settantasei per Maureen O’Hara e Macdonald Carey: eppure, tra trattati rinnovati e rubati, manigoldi e indiani, dissapori e amori, tutto trova il proprio spazio e sufficiente minutaggio nella sceneggiatura di scritta a quattro mani da Oscar Brodney e Lewis Meltzer. Non a caso, soprattutto il primo, sceneggiatori con una filmografia chilometrica.
Siamo ovviamente nella serie B del cinema western, lontani per evidenti motivi dai colossi dell’epoca, ma è questo l’humus di Sheridan, la sua croce e delizia – nello stesso anno Maureen O’Hara è sul set di Rio Bravo di John Ford (che gira anche il western a basso budget La carovana dei mormoni), Anthony Mann ci regala Winchester ’73 e Robert Wise firma Due bandiere all’ovest. Se il film guarda con occhio benevolo agli indiani, rimarcando a più riprese il ruolo spesso negativo dei visi pallidi, è forse ancor più interessante il ritratto dei due protagonisti: da un lato, tra scazzottate da maschiaccio, un temperamento focoso e coraggioso e un cambio d’abito che ne rivela tutto il fascino (due anni dopo Maureen O’Hara ritroverà Sherman sul set di Contro tutte le bandiere ma anche e soprattutto Ford per lo splendido Un uomo tranquillo), la bella Katie Howard che passerà dalla parte giusta, sospinta da un uomo che riesce a tenerle testa e anche a conquistare il suo cuore, una parabola non troppo distante da quella di Lucy in Figlio del delitto; dall’altra, tratteggiato come un eroe senza macchia, uno scanzonato Jim Bowie ancora lontano dall’epilogo di Alamo. Non sarà Richard Widmark, ma Macdonald Carey si rivela più che adatto nel gestire una versione brillante e romantica di Bowie, l’uomo dal grande coltello.
Più che nello scontro finale, che avrebbe avuto bisogno di un budget più ambizioso, la regia di Sherman riesce a dare il meglio nella sequenza della scazzottata nel saloon, probabilmente il passaggio che più lega questo film alla rilettura del genere degli spaghetti-western. A tal proposito, Tarantino cita Tessari e Corbucci, facendo risalire al cinema di Sheridan, a quella parsimoniosa messa in scena del mito della Frontiera, i prodromi di quello che sarà a metà degli anni Sessanta un inatteso e impensabile rinnovamento del western a un oceano di distanza da Hollywood.
Info
La scheda di Comanche Territory\Pelle di bronzo sul sito di Cannes.
- Genere: western
- Titolo originale: Comanche Territory
- Paese/Anno: USA | 1950
- Regia: George Sherman
- Sceneggiatura: Lewis Meltzer, Oscar Brodney
- Fotografia: Maury Gertsman
- Montaggio: Frank Gross
- Interpreti: Charles Drake, Edmund Cobb, Ian MacDonald, James Best, Macdonald Carey, Maureen O'Hara, Parley Baer, Pedro de Cordoba, Rick Vallin, Will Geer
- Colonna sonora: Frank Skinner
- Produzione: Universal Pictures
- Durata: 76'







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