The Plague

The Plague

di

Opera prima di Charlie Polinger, tra le liete novelle della sezione Un Certain Regard di Cannes 2025, The Plague è un coming of age spietato, privo di qualsiasi afflato nostalgico per una delle fasi più complicate, spesso crudeli, dell’esistenza: la preadolescenza. Un cast di ragazzini, a parte un misurato Joel Edgerton (il coach, simbolo dell’inadeguatezza genitoriale), per una pellicola intrisa di suggestioni orrorifiche, carica di inquietudini.

Metamorfosi

In un campo estivo di pallanuoto maschile, un dodicenne viene emarginato dai suoi compagni di classe secondo una crudele tradizione che vuole che uno di loro sia portatore di una malattia che chiamano “la peste”. Mentre il confine tra gioco e realtà diventa sempre più sfumato, qualcuno comincia a temere che la diceria nasconda qualcosa di reale… [sinossi]
Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni.
Gesù, ma chi li ha?
– Gordie in Stand by Me – Ricordo di un’estate.

Esordio cannense da tenere a mente, The Plague di Charlie Polinger si muove come un (art) horror tra le pieghe dell’adolescenza, tra pulsioni incontrollabili, corpi che mutano, piccole e grandi violenze, dolori e vergogne. Un teen movie tutto al maschile, con ragazzine-oggetto a fare da sfondo, elementi ancora alieni in questo microcosmo fatto di balbettanti ormoni e di bullismo pronto a esplodere o implodere. A tratti sottilmente inquietante, l’opera prima di Polinger fotografa benissimo la solitudine e la brutalità di questa età acerba.
Anche nel caos della piscina, persino quando sono presenti entrambi i gruppi, maschile e femminile, la solitudine di Eli (Kenny Rasmussen) e Ben (Everett Blunck) è evidente e inevitabile, il risultato di una società a taglia ridotta che di volta in volta sceglie una o due vittime sacrificali. Una società tribale in miniatura, con un pericolosissimo intreccio di ingenuità e crudeltà. Una solitudine aggravata dalla sistematica assenza dei genitori, volutamente distanti anche nei momenti cruciali (disarmanti le loro fugaci apparizioni), e dalla palese inadeguatezza di tutti gli adulti, qui ben rappresentati dal personaggio del coach – Joel Edgerton, come sempre più che apprezzabile, qui anche nelle vesti di produttore, bravo nel ritagliarsi un ruolo marginale.

Dall’altra parte della barricata, divoratore di coetanei insicuri, c’è il cattivo Jake (Kayo Martin). Tra i due poli opposti, nel mezzo, tutti gli altri. Il gruppo, il branco, formato anche da potenziali e\o future vittime. Polinger parte da esperienze autobiografiche, da un campo estivo frequentato nel 2003, per riportare in maniera realistica e fedele «dinamiche di gruppo, gerarchie sociali, mascolinità e crudeltà», prendendo quindi le distanze da quei teen movie che «tendono alla commedia o alla nostalgia». The Plague è un coming of age a tratti disturbante che non si tira indietro di fronte al sangue, al mutamento del corpo, a incontrollate erezioni, alla masturbazione, al desiderio erotico mescolato alla volontà e necessità fisica e psicologica di sopraffazione.
In una fase del cinema contemporaneo in cui le mutazioni del corpo (senza andare troppo lontano, pensiamo ai film di Julia Ducournau e Coralie Fargeat) sono definitivamente sdoganate, cercate, premiate e forse un po’ abusate, Polinger non le sovraccarica mai, non oltrepassa la linea del realismo, semmai trascina lo spettatore nello stesso vortice di dubbi dei vari ragazzini – non solo i protagonisti, anche i comprimari funzionano, restituendo un quadro trasversale della preadolescenza sia sul piano fisico sia su quello psicologico, lasciando più di un ragazzino in bilico tra vittima e carnefice.

The Plague si ciba di nevrosi preadolescenziali, crescendole e alimentandole in quella sorta di liquido amniotico che è la piscina, luogo\metafora di una crescita\trasformazione che sarà probabilmente decisiva per il futuro. Che persone saremo? Che persone saranno Ben, Eli e Jake? E quale sarà il loro vero rapporto con le ragazze, qui solo evocate, sognate, spiate da lontano? Polinger ci mette di fronte alle falle, più o meno gravi, più o meno irreparabili, dI una deficitaria educazione emotiva. E, tra forma e contenuto, riesce a cogliere la disperazione spesso inascoltata della (pre)adolescenza.

Info
La scheda di The Plague sul sito di Cannes.

  • The-Plague-2025-Charlie-Polinger-01.jpg
  • The-Plague-2025-Charlie-Polinger-02.jpg

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Cannes 2022Cannes 2025 – Minuto per minuto

    Cannes 2024, settantottesima edizione del festival transalpino, torna alla carica, e porta con sé la prenotazione dei posti in sala (con annesse crisi degli accreditati), e la sua solita struttura formata tra concorso, Un certain regard, film fuori dalla competizione, sezioni collaterali.
  • Festival

    Cannes 2025Cannes 2025

    Le nostre recensioni dal Festival di Cannes 2025: concorso e fuori concorso, Quinzaine, Semaine, Un Certain Regard, Cannes Classics, tutto quello che riusciremo a vedere, da Martone a Lav Diaz, passando per Loznitsa e Chomet, Linklater, Aster...
  • Cannes 2023

    Monster RecensioneL’innocenza

    di Capace di inquietare e di suggerire risvolti nerissimi, come se fossimo piombati in una nuova declinazione di Confessions, il film di Kore-eda racchiude invece criticità diverse e un po’ ci riporta alla crisi di nervi collettiva di Paranoia Agent. In concorso al Festival di Cannes 2023.
  • Archivio

    clip,poster,maja miloš,balcani,serbia,sesso,drogaClip

    di Arriva finalmente in sala anche in Italia l'esordio alla regia di Maja Miloš, tra i casi cinematografici più significati del 2012. Un viaggio nella gioventù serba, dispersa tra confusione, incapacità di relazionarsi e mancanza di valori.
  • Archivio

    ...e ora parliamo di Kevin Recensione…e ora parliamo di Kevin

    di Eva ha rinunciato alla carriera e alle ambizioni personali per il primo genito Kevin, ma la comunicazione tra madre e figlio si dimostra davvero complicata. Alla soglia dei sedici anni, Kevin commette un atto irreparabile. Eva è combattuta tra il senso di colpa e il suo spirito materno...
  • Archivio

    Confessions

    di Con Confessions il regista giapponese Tetsuya Nakashima scava nel folle dolore di una madre che ha perso la sua bambina di quattro anni. E che vuole vendicarsi...
  • Archivio

    Afterschool RecensioneAfterschool

    di Afterschool ha il merito di riuscire a tratteggiare lacerti di vita giovanile con una franchezza sbalorditiva, senza orpelli né fronzoli. Un horror da camera che rievoca i corridoi semi-deserti di Elephant.
  • Archivio

    Lasciami entrare

    di Lasciami entrare di Tomas Alfredson, vale a dire uno dei più illuminanti esempi di horror del nuovo millennio.
  • AltreVisioni

    Una semana solos

    di Teenager e bambini allo sbando in un territorio limitato a quello del loro vicinato, un modellino in scala di una piccola città: case con giardini, una scuola, un salone per le feste, una piscina. In un percorso che va dal divertimento alla noia, senza genitori nei paraggi...
  • AltreVisioni

    Brick

    di Brick segna l'esordio alla regia del trentaduenne Rian Johnson. Un teen-movie mascherato da noir, teso e doloroso viaggio agli inferi.
  • Serie

    Paranoia Agent

    di La giovane Sagi Tsukiko, divenuta popolare grazie al pupazzo Maromi, viene aggredita da un misterioso ragazzino, armato di mazza da baseball e con un paio di rollerblade ai piedi...