Testa o croce?
di Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis
Dopo aver spiazzato la Quinzaine del 2021 con l’ottimo esordio Re Granchio Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis tornano sulla Croisette con Testa o croce?, questa volta approdando al concorso di Un certain regard. L’idea ambiziosa è quella di riprodurre in Italia il western picaresco, survoltato e a pochi passi dalla commedia: il risultato però è diseguale, e forse anche molto meno personale di quanto possa apparire a prima vista.
Butteri contro cowboy
All’alba del XX secolo il Wild West Show di Buffalo Bill arriva in Italia, vendendo il mito della frontiera americana e risvegliando l’immaginazione di Rosa, una giovane donna intrappolata in un matrimonio soffocante con un potente e violento proprietario terriero. Quando un rodeo tra cowboy americani e butteri italiani finisce in tragedia, Rosa scappa con Santino, l’audace cavaliere locale che ha sconfitto gli americani. Ma in un mondo in cui la giustizia è venduta al miglior offerente, lo stesso Buffalo Bill, tra gli altri, si unisce alla caccia alla taglia lanciata contro Santino. Il sogno di libertà di Rosa si scontra quindi frontalmente con il peso della realtà e, come in ogni buona ballata western, il destino finisce per fare la sua parte. [sinossi]
Non c’è dubbio che Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis perseguano un’idea di cinema che non ha alcuna intenzione di accomodarsi nella prassi produttiva italiana contemporanea. È altrettanto fuor di discussione che amino la “prospettiva mitica” del racconto, più che la sua veridicità storica, e che prediligano gli spazi aperti in cui i loro personaggi possono perdersi, abbandonare la Storia ed entrare di diritto nella leggenda. Era così nello splendido Re Granchio, con cui il duo esordiva nel cinema di “finzione” prendendo parte alla Quinzaine des réalisateurs nella stordente edizione estiva di Cannes del 2021 (spostata in estate per via del Covid); ma era così a ben vedere anche nei lavori precedenti, Il solengo che vinse premi a destra e a manca e il bellissimo cortometraggio Belva nera, che prese parte alla mülleriana sezione CinemaXXI nel 2013. C’è sempre qualcuno che spara, nei film di Rigo de Righi e Zoppis, e c’è sempre una fuga a cui affidarsi per evitare di finire nelle maglie strette di una società che soffoca, costringendo gli esseri umani in ruoli che non gli si addicono necessariamente. Fatta questa premessa nessuno si stupirà di incontrare in Testa o croce?, il film con cui i due cineasti romani tornano a Cannes approdando stavolta nel concorso di Un certain regard, un racconto a metà tra vero e leggenda, gli spazi aperti, una fuga, e ovviamente qualcuno che spara. Anzi a sparare sono in molti, praticamente tutti i personaggi che animano questa vicenda che parte da un presupposto credibile, perché è vero che sul finire dell’Ottocento Buffalo Bill raggiunse l’Italia, e segnatamente il Lazio, per portare il suo spettacolo itinerante in cui circo e Vecchio West si davano la mano (“mi presentarono i miei cinquant’anni e un contratto col circo Pace e Bene a girare l’Europa” cantava nel 1976 Francesco De Gregori) e sollazzare un popolo che di quell’universo non aveva ricevuto che un’eco lontana, lontanissima.
Parte per l’appunto da qui Testa o croce?, e dalla disfida tra cowboy statunitensi e butteri nostrani; un’occasione per sconfiggere il più forte, e magari anche per uccidere il padrone e ottenere la libertà. Ma si può sfuggire davvero alla legge? L’idea di prendere i presupposti dello spaghetti-western, vale a dire la rilettura del genere in una chiave survoltata, doppiamente mitica e dunque anche propensa all’ironia e al sarcasmo, e frullare insieme tutti gli elementi di modo che non sia più possibile distinguerli (con riflessi di Sam Peckinpah che dialogano con lacerti leoniani, Tepepa che si fa strada dietro l’angolo, ipotesi classiche che vengono smentite da improvvisi scarti onirici, o anche direttamente e platealmente surreali, ivi compresa una testa recisa dal corpo che continua a ciarlare senza posa, quasi si fosse in un film di Takashi Miike) non è di per sé disdicevole. E allo stesso tempo è coraggioso per due registi giovani e ancora in attesa di un posizionamento “definitivo” nello scacchiere cinematografico internazionale mescolare le carte evitando di proporre una replica di quanto già filmato. Eppure è difficile non accorgersi di come i molti rivoli ai quali si abbeverano i due registi finiscano per far esplodere loro in mano il film, che non riesce a reggere nell’esilità di ciò che racconta – una fuga d’amore? Più che altro il sogno di una emancipazione dalle strutture sociali obese e vetuste – il peso di una struttura eccessivamente survoltata, tutta costruita sull’accumulo e la giustapposizione. Alcuni momenti sono ispirati – la sparatoria nel treno dei rivoluzionari, per esempio, con quel carrello laterale che basta a reggere il peso dell’inquadratura, per esempio, o ancora meglio le cacciatrici di ranocchie all’opera – ma Testa o croce? vive contemporaneamente su due livelli che non riescono a parlarsi mai.
Da un lato c’è infatti l’autorialità arthouse, e dall’altro il desiderio picaresco, l’avventura popolare che dovrebbe nelle intenzioni guardare anche alle commedie western con Bud Spencer e Terrence Hill. Il problema è che le due parti non entrano in dialettica, ma si tengono a fiera distanza l’una dall’altra, impedendo sia il piacere della visione altra sia il godimento puramente spettacolare. Se non ci si diverte, durante la visione di Testa o croce?, è soprattutto perché il divertimento – di testa – sembra appannaggio solo dei due registi, e nulla più. Certo, la dimensione produttiva è tutt’altro che banale e apre a riflessioni decisamente interessanti – in questo la scelta di Un certain regard di trovare spazio anche a Francesco Sossai e al suo Le città di pianura si può leggere come programmatica, monito/suggerimento a un cinema italiano che non sa in quale direzione muoversi –, ma resta un senso di delusione che è difficile da mandar via. Un po’ come le macchie di sangue su una camicia.
Info
Testa o croce? sul sito del Festival di Cannes.
- Genere: drammatico, storico, western
- Titolo originale: Testa o croce?
- Paese/Anno: Italia, USA | 2025
- Regia: Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis
- Sceneggiatura: Alessio Rigo de Righi, Carlo Salsa, Matteo Zoppis
- Fotografia: Simone D'Arcangelo
- Montaggio: Andres P. Estrada
- Interpreti: Alessandro Borghi, Gabriele Silli, Gianni Garko, John C. Reilly, Mirko Artuso, Nadia Tereszkiewicz, Peter Lanzani
- Colonna sonora: Vittorio Giampietro
- Produzione: Andromeda Film, Cinema Inutile, Cinemaundici, Rai Cinema, Ring Film, Volos Films
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 116'
- Data di uscita: 02/10/2025




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